Approda alla Camera la legge bavaglio. E gli inquisitori Lgbt minacciano censure
  • Alessandro Zan accusa Giorgia Meloni e Matteo Salvini, Luigi Manconi invoca «l’intolleranza con gli intolleranti». Chi non è d’accordo con il dl è «omofobo».
  • Razzismo alla rovescia nel motore di ricerca: le imprese commerciali potranno aggiungere un attributo di proprietà «black» al profilo per essere sostenute di più.

Lo speciale contiene due articoli.

Non abbiamo alcun bisogno di affannarci a dimostrare che sia una legge bavaglio: fanno già tutto da soli i suoi sostenitori. Essi confermano che il ddl Zan-Scalfarotto – pronto ad approdare oggi in aula alla Camera dopo essere stato approvato in commissione Giustizia – ha come fine unico la soppressione delle opinioni sgradite. Niente altro. Lo stesso Alessandro Zan del Pd, primo firmatario del progetto, e Gabriele Piazzoni, segretario di Arcigay, negli ultimi giorni si sono lasciati andare a dichiarazioni eloquenti.

Zan ha accusato Matteo Salvini e Giorgia Meloni, critici verso il ddl, di essere omofobi. Piazzoni ha spiegato che chi contesta il decreto è omofobo, dunque non merita che le sue opinioni siano prese in considerazione. Il meccanismo è chiarissimo: non sei d’accordo con noi? Allora sei omofobo. Dunque non hai diritto di parola e la legge deve punirti. Se non è un assalto alla libertà di espressione questo…

A rincarare la dose ci ha pensato ieri, tramite Repubblica, Luigi Manconi, già alla guida dell’Unar (baluardo della propaganda Lgbt con il bollino governativo).

Il nostro sincero democratico sostiene che «il dibattito sulla legge in materia di omotransfobia è assai importante, sia per la coesione sociale del nostro Paese, sia per la sua temperatura morale e per ciò che possiamo chiamare la vitalità delle idee condivise». Già qui si potrebbe obiettare che questa discussione inutile la coesione sociale l’ha danneggiata assai, creando l’ennesima, pretestuosa distinzione fra buoni e cattivi. Tuttavia Manconi prosegue argomentando che «sullo sfondo c’è il tema che poneva Karl Popper quando (nel 1945: si badi alla data) affermava, proprio “nel nome della tolleranza” il “diritto a non tollerare gli intolleranti”». Questa celebre elaborazione popperiana è esattamente il fulcro dell’ideologia liberale di oggi, sfociata in una forma di totalitarismo analoga ai regimi del Novecento, solo meno visibile perché più sottile.

Popper, come ha felicemente dimostrato Aleksandr Dugin, ideando la «società aperta» ha posto le basi per una visione del mondo totalitaria, attribuendo al liberalismo un carattere universale e ponendolo, di fatto, come l’unico sistema accettabile. È la stessa logica che, più biecamente, viene applicata dai sostenitori del ddl Zan.
Costoro vogliono essere «intolleranti con gli intolleranti». Ma chi decide chi è intollerante, e in base a quali criteri? A sentire Zan e l’Arcigay, per diventare intolleranti basta non essere d’accordo con loro. Manconi, su Repubblica, si permette di distribuire patenti di liberalismo. «È possibile che molti tra i parlamentari che si definiscono spensieratamente liberali e, tuttavia, osteggiano quel disegno di legge, non conoscano il pensiero del grande liberale Karl Popper, e magari lo confondano con il sergente Pepper dei Beatles», ironizza senza far ridere. Secondo lui, veri liberali sono soltanto Enrico Costa di Forza Italia, poi «Carfagna, Bartolozzi e Polverini». Cioè coloro che appoggiano il ddl Zan. Tutte le altre posizioni critiche verso il disegno di legge, continua, non fanno altro in realtà che «dissimulare una scarsa attenzione verso le troppe forme di disprezzo correlate ad atti aggressivi così diffusi, e non solo nel Web».

Il senso è chiaro: anche se non odi i gay, anche se non sei violento o razzista, qualora tu non condivida le idee politiche delle associazioni arcobaleno e dei loro fiancheggiatori diventi automaticamente un intollerante. E per questo meriti di non essere tollerato e di venire ridotto al silenzio con la mordacchia.

Chi viene bollato di intolleranza perde ogni diritto, viene espulso dal consesso civile, diventa meno che umano. Ecco perché è concesso agli attivisti Lgbt di augurare la morte a Massimo Gandolfini senza che nessun sincero progressista si indigni: lo hanno liquidato come omofobo, dunque meritevole di disprezzo. Dopotutto, «odiare gli odiatori» è la regola, no? Per la stessa ragione nessuno fiata quando l’Unione europea nega fondi ai Comuni polacchi che si sono definiti «Lgbt free»: se rifiuti l’imposizione ideologica finisci perseguitato, il nuovo regime te la fa pagare tra gli applausi dei sedicenti «tolleranti». Se invece ti fai promotore della buona novella arcobaleno godi di tutti gli onori. Provate a fare una breve ricerca su Internet e vi renderete conto del numero impressionante di iniziative pro Lgbt che si svolgono in Italia con il supporto delle istituzioni. Festival, incontri, rassegne cinematografiche, manifestazioni pubbliche. Citiamo, tanto per fare un esempio, il caso di Napoli, dove qualche giorno fa è stata presentata una splendida iniziativa chiamata Tutti i colori delle famiglie, un progetto di Famiglie Arcobaleno realizzato in collaborazione con il Comune. «Dieci panchine, una per ogni municipalità di Napoli, saranno dipinte con i colori dell’arcobaleno», annunciano festosi gli organizzatori.

Per la propaganda, insomma, c’è sempre spazio. La libertà di pensiero, invece, è derubricata a odio e cancellata dalla scena. Questa è la logica dei «buoni». E hanno pure il fegato di spacciarla per democrazia.


Da non perdere

Povera Roccella, inondata di insulti
Pensiero unico

Povera Roccella, inondata di insulti

Sono ore di angoscia senza fine quelle che sta vivendo il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella. Da sabato suo marito Luigi Cavallari, ingegnere di 84 anni, professore universitario stimato e figura da sempre lontana dai riflettori, è disperso nelle…

Fanno i froci col ministro degli altri
Pensiero unico

Fanno i froci col ministro degli altri

L’Istituto centrale per la grafica, emanazione del Mic, organizza un evento Lgbt all’insaputa del titolare del dicastero. Che alla «Verità» replica: «Sono stupefatto, procedure da verificare». Ira dei Pro vita.

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl
Pensiero unico

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl

Il sindacato non può partecipare alla commemorazione della tragedia di Marcinelle perché di «estrema destra». Mentre a Jesi apre la mostra su Fidel Castro. Serve «il passaporto politico» dopo il patentino antifascista chiesto a «Più libri più liberi»?