Bernie Sanders è sempre più in difficoltà. Il senatore del Vermont è stato ricoverato in un ospedale di Las Vegas per occlusione a un’arteria, dopo aver accusato dolori al petto nel corso di un evento della campagna. Gli sono stati inseriti due stents e sarebbe attualmente in buone condizioni. Per il momento, i prossimi appuntamenti elettorali risultano tutti sospesi.

Si tratta di una tegola pesante per Sanders, che stava già riscontrando forti problemi nelle ultime settimane. I sondaggi a livello nazionale lo danno infatti ormai scivolato al terzo posto, scavalcato dalla senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren, con cui si sta da tempo contendendo il ruolo di rappresentante della sinistra interna al Partito democratico. Il problema per il senatore socialista si è rivelato soprattutto uno. Se ai tempi delle primarie democratiche del 2016 era infatti l’unica figura a rappresentare quel variegato mondo, oggi i candidati della sinistra al contrario pullulano. Quelle che un tempo erano sue proposte programmatiche esclusive, oggi sono diventate di largo dominio in seno all’Asinello: questo elemento ha di fatto azzoppato il senatore, da molti considerato ormai obsoleto e troppo simile a tre anni fa. Beninteso, non è che, sino a oggi, Sanders fosse in crisi. Nonostante queste profonde difficoltà, il senatore ha comunque ottenuto risultati piuttosto alti nel corso dei mesi, riuscendo più o meno a mantenersi costante nel gradimento sondaggistico. Del resto, l’attuale successo della Warren è stato in gran parte determinato dalla sua capacità di succhiare consensi soprattutto dalla senatrice californiana Kamala Harris, che nell’ultimo mese ha subìto un drastico crollo nelle rilevazioni.

Adesso, i problemi di salute di Sanders potrebbero produrre delle ripercussioni non indifferenti sulle dinamiche della corsa elettorale. Anche qualora infatti dovesse riprendersi, questa questione tornerebbe prevedibilmente a perseguitarlo nei prossimi mesi. Il fattore della salute risulta da sempre particolarmente delicato nel contesto elettorale statunitense. Non dimentichiamo che, da mesi, l’ex vicepresidente Joe Biden (che ha un anno in meno di Sanders) sia sotto ferrea osservazione dei media proprio su questo fronte. Nel 1984, invece, l’allora candidato democratico alla Casa Bianca, Walter Mondale, cercò – pur senza successo – di attaccare il presidente repubblicano uscente, Ronald Reagan, per la sua età avanzata. Discorso analogo per le presidenziali del 1972, quando l’allora candidato democratico, George McGovern, dovette rinunciare al suo vice, Thomas Eagleton, dopo che si diffuse la notizia che quest’ultimo avesse sofferto in passato di depressione.

Il problema che si pone per Sanders quindi è serio. E ben difficilmente sormontabile. Certo, è ancora presto per capire se la sua corsa elettorale sia alla fine. Ma ragioni per essere ottimisti non ce ne sono troppe. Il punto sarà adesso capire quali conseguenze potrebbero sorgere da un serio indebolimento di Sanders (o addirittura da un suo eventuale passo indietro). Indubbiamente si aprirebbe una prateria a sinistra, visto che – nonostante l’elevato numero di candidati di quell’area – ben pochi sembrano oggi in grado di proseguire nella corsa. Senza poi dimenticare che, da quando è scoppiato il caso ucraino, Biden – al centro – stia continuando e perdere consensi.

Alla luce di tutto questo, chi potrebbe avvantaggiarsi da una simile situazione è certamente Elizabeth Warren che – alla sua sinistra – vedrebbe svanire il proprio principale avversario. In questo vuoto, approfittando dei guai di Biden, potrebbe forse riuscire a emergere anche il sindaco di South Bend, Pete Buttigieg, facendo leva sul suo storico posizionamento centrista. Detto questo, non bisogna cadere nei facili automatismi. Nonostante molte consonanze, gli elettorati di Sanders e della Warren non risultano infatti perfettamente sovrapponibili. Il primo va particolarmente forte tra la classe operaia e nel ceto impiegatizio delle grandi catene di distribuzione, oltre che nel voto giovanile. La seconda conta invece su un elettorato istruito e prevalentemente femminile. Se Sanders si dice orgogliosamente socialista, la Warren tende a definirsi (vagamente) più moderata. In tutto ciò, non bisogna inoltre trascurare che, pur risultando in questo momento fortemente avvantaggiata, la senatrice del Massachusetts ha i suoi problemi. Non solo si ritroverà prevedibilmente sola contro tutti. Ma i punti deboli non le mancano. Dal suo passato nel Partito repubblicano alle accuse di ipocrisia ed elitarismo: sono numerosi i talloni d’Achille che potrebbero azzoppare seriamente la senatrice. Ammesso (e ancora non concesso) che Sanders possa uscire prima o poi di scena, i giochi sono quindi ancora ben lungi dall’essere conclusi.

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