- Roberto Burioni dice che Novak Djokovic è stato un cattivo esempio per i giovani. E chiudere le scuole, invece? Intanto la casta medica si scandalizza se il governo vuol sostituire Franco Locatelli…
- Retsef Levi (Mit): «C’è un numero senza precedenti di effetti avversi e morti tra i giovani».
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo due anni di vessazioni, discriminazioni, insulti e (ig)nobili bugie, i gerarchi del regime Covid non riescono ad ammettere di aver sbagliato. Mica come all’estero, dove, pur tra cautele e reticenze, la resa dei conti è iniziata da un pezzo. In Gran Bretagna, è dalla scorsa estate che i lockdown sono sul banco degli imputati. La religione del vaccino è stata desacralizzata almeno in mezza Scandinavia e in Florida. La prestigiosa rivista Newsweek ha appena ospitato l’affondo di un ricercatore contro le menzogne e gli errori degli scienziati. In Italia, pur essendo cambiati governo e indirizzo politico, i «virocrati» non mostrano il minimo segno di ravvedimento.
Ieri, sulla Stampa, è tornato alla carica Roberto Burioni. Novak Djokovic, il «cretino olimpionico» non vaccinato, lo ha preso a racchettate, sbancando agli Australian Open, da cui era stato escluso l’anno scorso per non essersi sottoposto alla santa iniezione. E il telepredicatore medico ha accusato il colpo. Nole, «con il suo comportamento, è diventato un idolo per i pericolosi complottisti che non credono alla medicina e la sua vittoria un gagliardetto da sventolare in faccia a chi in questi mesi della scienza si è fidato». «I campioni sportivi», ha pontificato Burioni, «così come i grandi artisti, godono di immensi privilegi ma hanno anche immense responsabilità». Djokovic avrebbe dovuto dare il buon esempio e correre a farsi iniettare un «farmaco sicuro». Già: come Pedro Obiang, centrocampista del Sassuolo, poi finito in ospedale con una miocardite? Il numero uno del ranking Atp avrebbe dovuto insegnare ai giovani fan a essere terrorizzati da un virus che, per loro, non rappresentava una minaccia? Il medico che considerava più probabile essere colpiti da un fulmine che beccarsi il coronavirus, anziché cinguettare su Twitter e concionare sui giornali, potrebbe fermarsi e riflettere. Il grottesco mantra della professione di fede scientista, ahinoi, ha rovinato una generazione.
In Germania, il ministro della Salute, Karl Lauterbach, ha riconosciuto che chiudere le scuole fu un errore. Badate: non si tratta di un «complottista» che rinnega il vangelo della scienza, bensì di un esponente del Partito socialdemocratico. Una specie di Roberto Speranza tedesco. Dal suo ex omologo italiano non è arrivato mai nessun ripensamento critico. Eppure, i danni inflitti a bambini e adolescenti appaiono irreparabili.
Il Corriere della Sera di Roma ha dato ampio spazio all’allarme dei presidi: tra i ragazzi, sono raddoppiati episodi di violenza e casi di depressione. Ieri, colpiva in particolare la testimonianza di Vincenzo Lenzoni, dirigente del liceo Gassman di Torrevecchia: «Non riusciamo a liberarci della pandemia. Dallo scorso anno abbiamo notato un incremento degli attacchi di panico». Eccolo, il capolavoro di chi ha terrorizzato e colpevolizzato: ricordate le dita puntate contro i giovani, maniaci dello spritz che facevano ammalare i nonni? Adesso, becchiamoci i postumi delle serrate. E andiamolo a raccontare ai genitori di Camilla Canepa, la diciottenne morta dopo l’iniezione con Astrazeneca all’open day in Liguria, che il cattivo esempio è quello di Djokovic. Il quale, al contrario di ciò che ha berciato Burioni, non si ribellava all’inoculazione di «un farmaco efficace e sicuro». Rivendicava il suo diritto di decidere per il proprio corpo e il proprio stato di salute, considerato che il rifiuto di sottoporsi alle dosi non costituiva un pericolo per il prossimo. Davvero c’è bisogno ricordare che il vaccino non fa nessuna differenza, quanto all’obiettivo di ridurre i contagi? Davvero serve ripescare l’audizione all’Europarlamento di Janine Small, dirigente Pfizer, la quale ha ammesso che i farmaci a mRna non sono stati neppure testati per la capacità di bloccare la trasmissione del virus? Davvero Burioni sta raschiando il fondo del barile delle balle, soltanto perché rosica per gli sfottò sui social?
Se così fosse, si troverebbe in ottima compagnia. Sempre sulla Stampa, Eugenia Tognotti ieri s’è imbarcata in una strenua difesa di Franco Locatelli. L’ex coordinatore del Cts, a causa di un emendamento di Fdi al Milleproroghe, rischia di perdere il posto di presidente del Consiglio superiore di sanità. Poco male, direte: «morto» un burocrate se ne fa un altro. Neanche per idea. L’élite tecnico-scientifica progressista si considera insostituibile. Locatelli è «un’autorità» accademica «riconosciuta a livello internazionale» e ha guidato l’organismo istituito dal governo Conte «nel deserto della pandemia». La Tognotti non si capacita: a Palazzo Chigi è arrivata la leader di Fdi e adesso c’è aria di «epurazione del gruppo di esperti che ha affiancato il ministro Speranza». Incredibile, eh. Forse, questi luminari erano talmente geniali da meritare un incarico a vita? E quali grandi successi avrebbero conseguito, a parte snobbare le cure Covid (Nicola Magrini dell’Aifa), raccontare bufale sull’immunità di gregge e finire pure indagati per omicidio colposo (Locatelli)? L’Italia sopravvivrà anche senza costoro. Il problema, semmai, è che costoro non sopravvivranno al di fuori dell’ambiente protetto degli enti ministeriali. Perduta l’egida dei politici amici, sentono sul collo il fiato della resa dei conti?
L’azzeramento del Css costituirebbe, osserva la Tognotti, «un primo passo […] verso quella commissione d’inchiesta parlamentare» sul Covid, promessa dal centrodestra. Appunto. Se lorsignori non hanno nemmeno il buon cuore di ammettere: «Ci siamo sbagliati, chiediamo scusa», bisognerà inchiodarli ai loro pasticci con altri metodi d’indagine. È la democrazia. Quella ferita che, altrove, tentano di rimettere in sesto dopo la stagione più nera dal dopoguerra. Di cosa hanno paura veramente, i presunti salvatori della patria? Delle «tricoteuses che, durante la rivoluzione francese, aspettavano, nelle piazze, la decapitazione dei condannati»? Oppure che venga a galla la verità?
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