Pechino e Berlino hanno un problema. Sono unite dalla malattia del mattone
Xi Jinping (Ansa)
Arrestato un manager di Evergrande: il partito comunista cinese punta il dito sulla corruzione ma la crisi è strutturale. In Germania il crollo di Signa coinvolge le banche che negli anni hanno finanziato la sua crescita.

Non c’è pace per il colosso immobiliare cinese Evergrande che sta lottando per la sua sopravvivenza e che dovrebbe presentare un piano di ristrutturazione prima di un’udienza prevista per fine gennaio a Hong Kong. L’ultima notizia arrivata ieri riguarda il direttore esecutivo, nonché vicepresidente, di Evergrande New Energy Vehicle (Nev), la controllata delle auto elettriche: Liu Yongzhuo, questo il nome del manager, è stato arrestato perché sospettato di aver commesso illeciti. La società non è ancora in attivo e ha risentito del crollo della casa madre scatenato da un colossale accumulo di debiti e progetti non portati a compimento. Oltre a Liu Yongzhuo anche Hui Ka Yan, presidente e fondatore di Evergrande, è sotto indagine per presunti reati, secondo quanto comunicato alla fine di settembre. Nel frattempo, ieri il presidente Xi Jinping ha sollecitato più sforzi per reprimere la corruzione in Cina, soprattutto in settori ad alta intensità di capitale, e promesso di inasprire le punizioni per i trasgressori. Parlando alla terza sessione plenaria della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (la temuta e potente Anticorruzione del Partito comunista), Xi ha tracciato i contorni di un’altra campagna anticorruzione per una situazione che «rimane grave e complessa», malgrado «i risultati ottenuti negli ultimi 10 anni della nuova era», ha riferito la Xinhua. La chiamata di Xi è giunta anche dopo che l’agenzia di spionaggio cinese ha reso noto di aver scoperto un complotto dei servizi di intelligence britannici Mi6 per utilizzare un cittadino straniero, il capo di un’agenzia di consulenza, e spiare il Paese. Il ministero della Sicurezza di Stato ha dichiarato di aver «adottato misure coercitive criminali» contro la persona, identificata con il cognome di Huang.

Per Evergrande l’udienza sulla liquidazione dinanzi all’Alta corte di Hong Kong è stata aggiornata ancora, al 29 gennaio: lo sviluppatore immobiliare cinese, oberato da circa 330 miliardi di dollari di debiti, ha quindi ancora qualche settimana per presentare il suo piano di ristrutturazione. I negoziati sul rilancio si sono arenati a settembre dopo che il presidente e fondatore Hui Ka Yan si è ritrovato «soggetto a misure obbligatorie» da parte delle autorità cinesi perché sospettato di «crimini». Nello stesso mese, inoltre, il gruppo disse che non poteva emettere nuovo debito dato che la sua filiale in Cina, Hengda Real Estate Group, era finita sotto indagine. Lo scoppio della bolla immobiliare è legata alla corruzione e ai crimini di singoli. Ma fermarsi a questo sarebbe riduttivo e troppo comodo per i vertici di Pechino.

I timori del governo – e del Partito – cinese sono quindi difficili da nascondere. Xi è stato infatti chiamato, non solo a salvare i giganti del settore già affossati da debiti monstre come Evergrande e quasi tutti i principali sviluppatori immobiliari che sono legati ai membri della famiglia del Partito comunista cinese al potere, ma anche ad evitare che il contagio si allarghi al sistema bancario. Se la bolla del mattone fa tremare il Dragone in Oriente, qui in Europa sta creando grossi problemi alla locomotiva del Vecchio Continente, ovvero la Germania che è alle prese con la saga di Signa, società immobiliare austriaca, fondata da René Benko. La capogruppo Signa Holding, con partecipazioni per 27 miliardi e progetti in fase di sviluppo per 25 miliardi ha dichiarato bancarotta a novembre per via dei circa 5 miliardi di debiti accumulati ed era ricorsa a sua volta all’auto-amministrazione, procedura concessa dal diritto austriaco per ristrutturarsi sotto la supervisione del tribunale. Sul gruppo pesano sia l’aumento dei tassi d’interesse, che ha reso il debito più complicato da ripagare, sia la crisi del settore immobiliare. Per ridurre il rosso il nuovo amministratore unico, Christof Stapf, è pronto persino a vendere metà del Chrysler Building, uno degli edifici più iconici di New York. Non solo. Due divisioni chiave della società immobiliare austriaca sono sull’orlo della bancarotta: Prime Selection, la più grande divisione del gruppo, e Prime Development. Le difficoltà di Signa anche in Germania hanno coinvolto le banche che negli anni hanno finanziato la sua crescita a debito. La più esposta è l’austriaca Raiffeisen, seguita dal gigante svizzero, Julius Baer e dall’americana Citi ma diverse banche tedesche rischiano di scottarsi ed è coinvolta inoltre Unicredit, esposta per circa 600 milioni.

Nel frattempo, proprio ieri la Commissione europea ha approvato una misura tedesca da 902 milioni di euro per sostenere Northvolt nella costruzione di un impianto per la produzione di batterie per veicoli elettrici.

E restando sulle auto elettriche, torniamo da dove siamo partiti ovvero dalla Cina. Perché un altro colosso cinese, Byd, basato a Shenzen, ha già strappato all’americana Tesla la leadership globale nelle vendite e ora punta a entrare nel mercato italiano ed europeo dei veicoli elettrici. Una curiosità: il terzo uomo chiave di questo gruppo è un designer tedesco, si chiama Wolfgang Egger e ha lavorato in passato per Audi e Alfa Romeo.

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