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Letta piegò la testa ma l’economia non migliorò

Letta piegò la testa ma l’economia non migliorò
ANSA

La battaglia che in queste ore si sta combattendo fra Roma e Bruxelles va al di là della questione dei numeri. Nello scontro sulla manovra, infatti, non è in discussione se l'1,6 per cento di deficit sia meglio del 2,4. È ovvio che in linea teorica, per un Paese fortemente indebitato, sia meglio evitare di indebitarsi ancora di più. E allo stesso tempo non è neppure in discussione l'efficacia delle misure che il governo Conte intende varare con i soldi che andrà a spendere nel 2019. Prova ne sia che, respingendo il Documento di economia e finanza, i vertici dell'Ue non si sono neppure presi la briga (...)

Ma questa volta è diverso. In gioco non c'è solo la contabilità nazionale. C'è l'equilibrio stesso dell'Unione, che con Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ossia con i sovranisti al governo di uno dei Paesi fondatori della Ue, è messo a repentaglio, e con esso è a rischio anche il dominio di una classe politica che da decenni governa il Vecchio Continente. Insomma, quella cui stiamo assistendo è una resa dei conti che è iniziata il 4 marzo di quest'anno è si concluderà probabilmente nel maggio del prossimo anno, quando l'Europa sarà chiamata a rinnovare il Parlamento di Bruxelles. Sarà in primavera, infatti, che si tireranno le somme di ciò cui stiamo assistendo ora. Se vincerà la vecchia guardia rappresentata da Moscovici, Junker e compagnia bella, l'Italia dovrà chinare la testa. Diversamente, a saltare saranno i rappresentanti di un'oligarchia politica che, inseguendo il sogno di un'Europa unita, l'ha ingessata sull'altare del rigore.

Al momento non sappiamo che cosa attenderci nel mezzo, cioè da qui al giorno in cui saranno gli elettori a pronunciarsi. A naso possiamo dire che le tre settimane che l'Ue ha dato all'Italia per mettersi in regola ricordano molto gli otto giorni che si danno alla colf prima di licenziarla. E dunque appare improbabile che uno Stato sovrano possa accettare il diktat. Il governo italiano ha già fatto capire di non avere intenzione di modificare la manovra ed è possibile che, salvo leggeri aggiustamenti, non cambi linea, pronto a resistere alle minacce e anche alle inevitabili rappresaglie. Dunque, prepariamoci a ballare. Ricordandoci però che con noi balla anche l'Europa, che alla fine ha ben poco da guadagnare dalla crisi italiana.

Un'ultima annotazione. Pochi lo ricordano, ma quando a Palazzo Chigi c'era Enrico Letta e non Giuseppe Conte, la Ue bocciò la manovra italiana, giudicandola inadeguata. Alla fine il governo accettò di riemettere mano ai conti, piegando la testa. I mesi e gli anni successivi hanno dimostrato che aggiustare i conti non è servito ad aggiustare il debito pubblico, che anzi ha continuato a crescere senza sosta. Colpa di chi era alla guida del Paese o di chi ha preteso di indicargli la strada, obbligandolo a seguire un altro percorso? Giudicate voi.

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Breccia in Europa sul caro energia. Ma si rischiano aiuti solo al green
iStock
L’Unione dovrebbe concederci la possibilità di spendere 7 miliardi l’anno per tre anni. Poi si discuterà dei paletti. L’orientamento è: sì a esborsi per le fonti pulite, no ai tagli alle accise. L’Italia chiede di più.

La risposta alla lettera inviata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen per chiedere margini di flessibilità fiscale per contrastare il rialzo dei prezzi dell’energia non arriverà attraverso le parole del presidente della Commissione europea, ma in maniera più ufficiale, ovvero, come riporta l’Agi, con la presentazione del pacchetto-primavera del Semestre europeo, che verrà presentato oggi.

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Perfino la Commissione lo certifica: la «tassa sui ricchi» è sempre un flop
Nicola Fratoianni (Ansa)
Idea Cgil: aliquota all’1,3%. Ma uno studio di Bruxelles dimostra che è controproducente.

Il Pd chiama e la Cgil risponde. Anzi anticipa. La proposta del segretario dem, Elly Schlein, di una patrimoniale, inizialmente europea ma che avrebbe una replica anche a livello nazionale, non è un concetto nuovo alla sinistra. Al momento Giuseppe Conte non si espone in dichiarazioni nette, ma preferisce monitorare l’impatto sugli elettori, vedere che aria tira, annusare le reazioni e esaminare i periodici sondaggi sulle preferenze.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 3 giugno

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 3 giugno con Carlo Cambi

«Killer» senegalese a Genova. Rixi plaude agli ispettori: «Ora serve tolleranza zero»
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L’avvocato di Cissé Camara scrive alla «Verità»: «Al posto di preoccuparmi dei permessi di soggiorno, mi domanderei quali siano le politiche per chi ha disagi».

Sotto la Lanterna di Genova sono attesi gli ispettori del ministero dell’Interno che dovranno verificare se Cissé Camara, il quarantaduenne senegalese sospettato dell’omicidio di Pietro Alberto Paolo Signor, non andasse espulso prima del tragico evento di sabato.

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