Italiani usati come cavie
«Repubblica» rivela: il dicastero prevede una seconda fiala diversa per chi non sviluppa anticorpi. Ma allora i dubbi sul farmaco sono fondati. Eppure si valuta di schedare chi lo rigetta per metterlo in lockdown perenne.

Non sono un no vax e non intendo diventarlo. Dunque, appena sarà disponibile il vaccino anti Covid ho intenzione di sottopormi alla profilassi suggerita dai medici. Vi chiedete perché faccia una premessa quasi ovvia, spiegandovi che sono disponibile a farmi inoculare la cura contro il coronavirus? Perché il nostro è un Paese dove occorre misurare le parole, perché, così come facilmente si riesce a salire sull’altare del conformismo, si fa altrettanto in fretta a finire sul patibolo del politicamente corretto. Se n’è accorto suo malgrado Andrea Crisanti, il virologo che la stampa, pur di parlar male di Luca Zaia, il leghista che meglio di chiunque altro ha governato l’emergenza, ha innalzato nel firmamento degli scienziati in formato piccolo schermo. Crisanti fino all’altro ieri era una star, anzi, un santo, ma che dico, un mago che aveva previsto tutto prima degli altri e così aveva salvato il Veneto dalla pandemia. O per lo meno questo è ciò che dicevano in tv e sui giornali, attribuendo al docente romano i meriti del basso numero di contagi in Veneto. Poi però, al professore, che dirige il laboratorio di microbiologia di Padova, è scappato di dire che lui il vaccino anti Covid non ha intenzione di farlo, perché prima vuole leggere la documentazione scientifica. In pratica, da scienziato, non si fida dei colleghi e vorrebbe scoprire se ci sono effetti collaterali. Non aveva ancora finito di parlare che già contro di lui era partita una scarica di opinioni indignate. La truppa dei virologi, che ormai soggiorna stabilmente negli studi tv invece che nelle corsie d’ospedale, lo ha ricoperto di insulti, anche se – diciamoci la verità – il professore ha detto una cosa di buon senso, ovvero che le cure vanno viste sulla distanza, perché non bastano poche settimane o pochi mesi per verificare le reazioni a un farmaco.

Al professor Crisanti, seppur ridotto al silenzio, non sarà però sfuggito un articolo di Repubblica di ieri in cui, seppur in ritardo, gli si dava ragione. Con un titolone in prima pagina, il quotidiano che fu di Carlo De Benedetti e oggi è degli Agnelli, parlava di un doppio vaccino, spiegando che «nelle linee guida del ministero della Salute è prevista la somministrazione di una seconda fiala, diversa dalla prima, se questa non garantisce l’immunità». In pratica, nero su bianco, il dicastero guidato da Roberto Speranza certifica il rischio di flop del farmaco, che potrebbe anche non indurre lo sviluppo degli anticorpi previsti. Dunque, secondo il ministero, per appurare l’efficacia del vaccino saranno necessari test immunologici post somministrazione e, nel caso in cui il farmaco avesse fatto cilecca, si dovrà procedere con un altro tipo di farmaco. Detto in parole povere, significa che le certezze dei giorni scorsi, quelle che hanno consentito a gran parte dei giornaloni di fare titoli da prima pagina con previsioni ottimistiche, cominciano a vacillare. Dopo aver letto articoli in cui ogni azienda farmaceutica dichiarava che i suoi ritrovati erano migliori di quelli degli avversari, adesso scopriamo che addirittura il ministero teme che il vaccino non funzioni e dunque, non solo ci si deve sottoporre a controlli successivi ma, nel caso in cui l’esito non sia stato quello sperato, si dovrà sperimentare l’inoculazione di un’altra fiala.

Pur riponendo grande fiducia nella scienza (un po’ meno negli scienziati che in tv spacciano le loro opinioni come dogmi), confesso che a leggere tutto ciò e preparandomi a sottopormi a una futura vaccinazione mi sono sentito un po’ come si sentirebbe una cavia. Se al ministero mettono in conto che la risposta dell’organismo possa essere negativa, come mi posso sentire io? Di certo non tranquillo, perché se loro non sanno come andrà dopo aver inoculato la fiala, che cosa ne posso sapere io? Vi sembrano discorsi terra terra, di una persona che non conosce che tutti i farmaci possono avere margini diversi di risposta? Può essere, ma queste sono le considerazioni che si fanno migliaia di persone, prova ne sia che in questo momento tutti i sondaggi segnalano un’alta percentuale di italiani restii a vaccinarsi contro il Covid. Secondo voi sono tutti No vax? No, sono solo spaventati dall’improvvisazione con cui tanti presunti virologi affrontano la questione.

Ma ieri Repubblica non informava solo circa la possibilità di un fallimento del vaccino. Anticipando il piano strategico predisposto dal ministero, affacciava anche l’ipotesi di una patente di immunità per poter circolare liberamente. In pratica, solo chi avrà il passaporto vaccinale potrà andare al ristorante, al cinema, in discoteca eccetera. Cioè i diritti garantiti dalla Costituzione, ovvero la libertà di muoversi, avrebbero bisogno di un lasciapassare, pena essere vietati nell’interesse della salute pubblica. Quando Giuseppe Conte ha varato i suoi poteri speciali, non siamo tra coloro i quali hanno parlato di dittatura sanitaria. Certo è che, passo dopo passo, ci avviamo verso un regime dove lo Stato non solo pretende di dirci che cosa è meglio fare e che cosa è meglio evitare, ma addirittura ci vuole imporre un vaccino, pena essere privati di alcuni diritti. In pratica, ci sarà l’elenco speciale dei cittadini bravi e sani e quello dei reprobi e pure a rischio. Manca solo la pubblicazione dei soggetti considerati pericolosi e poi l’isolamento sarà perfetto.

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