È ipocrita parlare di pace giusta. La verità è che l’Occidente ha perso
Volodymyr Zelensky tra i leader Ue a Londra (Ansa)
Davvero si pensa che, dopo aver conquistato il Donbass, la Russia accetterà di restituirlo solo perché glielo chiediamo? L’unico obiettivo realisticamente perseguibile è quello di non umiliare troppo gli ucraini.

Ma che cosa vuol dire pace giusta? Da settimane il cessate il fuoco in Ucraina ruota intorno a questo concetto: l’armistizio deve essere giusto. Secondo il vocabolario, l’aggettivo che le cancellerie usano per definire i contorni di un accordo fra Mosca e Kiev per il cessate il fuoco dovrebbe avere a che fare con la giustizia, ma è difficile immaginare che un’intesa per porre fine al massacro alle porte dell’Europa a cui assistiamo da tre anni possa risolvere ciò che non si è risolto con le armi, facendo giustizia dopo un milione di vittime. La pace giusta dunque, che cos’è? La restituzione dei territori che i russi hanno occupato al prezzo del sacrificio di centinaia di migliaia di soldati? Ovvio che questo è impossibile da ottenersi: se l’Ucraina non è riuscita a riconquistare il Donbass con missili e carri armati, si può pensare che sia la diplomazia a restituirglielo? Pace giusta allora vorrebbe dire che Putin dovrebbe riconoscere di essere un criminale di guerra, consegnarsi alla Corte penale dell’Aja e accettare che il suo Paese ripaghi i danni che ha provocato? Ma anche questo è impossibile: alla fine della Seconda guerra mondiale l’Occidente processò i gerarchi nazisti e condannò la Germania a pesanti sanzioni, dividendola in due, però i tedeschi avevano perso e le truppe alleate insieme a quelle russe avevano occupato Berlino. Nel nostro caso, ad aver perso la guerra è l’Ucraina (e i suoi alleati) e tranne una piccola porzione di territorio nel Kursk, la Russia non risulta sia stata occupata. Se la Cancelleria tedesca nel 1945 fu seppellita dalle bombe, il Cremlino è ancora in piedi.

E allora siamo da capo: che cosa si intende per pace giusta? Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence americana nominata da Trump, ha spiegato ieri in un’intervista alla Fox news che Volodymyr Zelensky vorrebbe un negoziato che consentisse all’Ucraina di potersi dichiarare vincitrice. In pratica, il trattato di pace dovrebbe condannare la Russia, riconoscendo le ragioni di Kiev e i torti di Mosca. Ma un’intesa per fermare il conflitto non è una dichiarazione di principi e nemmeno un atto che faccia giustizia sulle origini della guerra. A stabilire la verità su quel che è accaduto dal 24 febbraio del 2022 ci penseranno gli storici. Ora noi, o meglio il mondo, dobbiamo pensare a fermare il massacro prima che sia troppo tardi.

Quindi la pace giusta qual è? Se si vuole guardare in faccia la realtà, con questa formula si vuole solo dire che l’intesa per il cessate il fuoco non deve umiliare Kiev. È chiaro che il Donbass e la Crimea sono persi. I sogni di gloria dell’Ucraina, di poter conservare la propria integrità territoriale e di entrare a far parte della Nato e della Ue per avere un futuro che la sottragga alle ambizioni di Putin, sono svaniti. Ora non resta che negoziare una soluzione che eviti, per il futuro, un’altra invasione e altri morti. Questa è la pace giusta: l’unica che riconosca senza ipocrisia e giri di parole che l’Occidente ha fallito e preso in giro gli ucraini. Non c’è giustizia, se non si dice la verità. La solidarietà dei Macron, le chiacchiere sullo schieramento di truppe dei principali Paesi europei, l’idea di un piano anglo-francese e di un esercito europeo sono solo fuffa. Aria fritta, di leader in cerca di un ruolo e di una riscossa che in patria non riescono ad avere, come il presidente francese. Spiegarlo a Zelensky è la prima cosa da fare. Per il bene di tutti, a cominciare dagli stessi ucraini.

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