La distensione Washington-Mosca fa scendere il prezzo dell’energia
(IStock)
L’avvio della trattativa ha già portato a un calo delle quotazioni del gas in Europa.

La distensione Usa-Russia fa scendere il prezzo dell’energia. Da quando Donald Trump ha avviato la macchina diplomatica per arrivare ad una pace in Ucraina, cosa che ha portato martedì all’incontro tra i ministri degli esteri dei due paesi, il prezzo del gas in Europa ha iniziato a scendere. I prezzi restano ancora attorno ai 50 euro/MWh, ma dai massimi di 59 euro/MWh toccati l’11 febbraio si è arrivati ieri a una chiusura a 48,26 euro/MWh. Il calo di quasi il 20% in pochi giorni segnala una tendenza, che però potrà essere confermata solo da una chiusura sotto i 45 euro/MWh.

Si tratta di un effetto dei primi contatti tra la nuova amministrazione Trump e il Cremlino. I mercati fiutano che una distensione tra i due paesi può portare ad un ritorno sulla piazza mondiale dei volumi russi di petrolio, di prodotti distillati e raffinati, nonché di gas, aumentando quell’offerta che oggi in Europa è in difficoltà. Prova ne sia che nel frattempo il prezzo del gas negli Stati Uniti sta salendo per via del freddo intenso. Negli Usa crescono la domanda e i prelievi dagli stoccaggi.

Alle notizie sull’Ucraina i prezzi del barile di Brent, riferimento mondiale per il petrolio, hanno reagito prima con un calo di circa 2 dollari al barile, per poi recuperare ieri il livello di 76 dollari/Bbl. Questo anche perché nel frattempo proseguono gli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere in territorio russo. I flussi di petrolio del Caspian pipeline consortium (Cpc), l’oleodotto principale per le esportazioni di greggio dal Kazakistan, sono stati ridotti del 30-40% martedì dopo un attacco di droni ucraini a una stazione di pompaggio. Per ora non c’è nulla di concreto, salvo le strette di mano tra Marco Rubio e Sergej Lavrov, ma, se parliamo di gas, un ritorno a volumi maggiori dalla Russia attraverso il gasdotto ucraino (o chissà, un giorno di nuovo attraverso il Nord Stream) può portare ad un aumento dell’offerta che avrebbe riflessi anche sul mercato mondiale del gas liquefatto (Gnl), innescando una discesa delle quotazioni. Allo stesso modo, un allentamento delle sanzioni sul grande progetto di Gnl russo, Arctic 2, porterebbe ad una maggiore offerta di gas liquido e dunque ad un calo dei prezzi. Vi è da notare che l’ultima, severa stretta americana sulle sanzioni al petrolio e al Gnl russo è stata data da Joe Biden poche ore prima di lasciare la Casa Bianca al suo successore.

I numeri parlano chiaro: con la progressiva chiusura dei gasdotti che trasportavano il gas dalla Russia verso l’Europa (solo il Turkstream è rimasto attivo) sono spariti dal mercato mondiale circa 80 miliardi di metri cubi all’anno di gas. Un indebolimento dell’offerta che ha fatto schizzare i prezzi verso l’alto.

Ora, un possibile allentamento delle sanzioni del G7 e degli Usa sul petrolio e sul Gnl russo, unito ad un possibile riavvio di almeno una parte di fornitura russa di gas verso l’Europa, potrebbero contribuire in maniera significativa al calo delle quotazioni. Nel frattempo l’Unione europea, dopo che l’ipotesi di un nuovo price cap è stata rifiutata anche da Bruxelles, prova ad allentare le norme sul riempimento degli stoccaggi. Nella bozza del Clean industrial deal che circola da due giorni si legge infatti che la Commissione promuoverà «un rifornimento più coordinato e flessibile degli stoccaggi di gas, anche con obiettivi dinamici». Tutto questo conferma, ancora una volta, che sui mercati pesano sempre moltissimo le aspettative. In presenza di un quadro chiaro i prezzi hanno andamenti prevedibili, mentre la volatilità è alimentata dall’incertezza.

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