«Soldi per le transizioni dai risparmi privati»
Stéphane Séjourné (Ansa)
  • Incontro positivo fra il vicepresidente della Commissione Séjourné e Urso, ma resta l’incognita sul fondo per la competitività e sui target che non saranno modificati. Intanto l’Istat suona la sveglia: aumentano gli inattivi e diminuiscono le ore lavorate.
  • Il responsabile Europa del gruppo Stellantis Imparato incontra i sindacati: «Mirafiori non si estinguerà».

Lo speciale contiene due articoli.

«Auto, la Ue apre alle regole», titolava ieri il Corriere della Sera in prima pagina, riassumendo così un’intervista al vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Stéphane Séjourné. Che al quotidiano di via Solferino dichiara di voler fare «tutto il possibile per abbassare i prezzi dell’energia e garantire la certezza del diritto con clausole di salvaguardia». Ammette che «l’industria dell’auto ha gli stessi problemi del resto dell’industria europea, che soffre per i prezzi dell’energia troppo alti, per la sovraccapacità produttiva esterna, in particolare cinese, e per la concorrenza sleale sul mercato».

Assicura che «Ursula von der Leyen avrà un dialogo strategico con i produttori e l’intera filiera nelle prossime settimane per mettere sul tavolo le difficoltà legate alla transizione» e si dichiara «pronto a iniziare a lavorare sulla clausola di revisione nel 2025 in modo da essere pronti nel 2026, perché se iniziamo nel 2026, saremo pronti nel 2027». Per Séjourné «la questione delle multe deve essere risolta in modo pragmatico per non penalizzare i produttori ai quali viene chiesto di fare molto». Ma, c’è sempre un ma, «i target fissati non sono in discussione». Insomma, non un dettaglio da poco. Non solo. Il vicepresidente dice al Corriere che durante il mandato verrà creato anche un fondo per la competitività, il cui scopo sarà quello di finanziare tutte le transizioni. Come verrà finanziato? E qui casca un altro asino. Perché Séjourné risponde che «nel prossimo bilancio Ue dovremo aumentare in modo significativo la quota per le politiche legate alla competitività, che ora vale solo il 15%». E aggiunge che «ci sono poi i risparmi privati europei da mobilitare» e poi «c’è la Banca europea per gli investimenti. Semplificando si potrebbero mobilitare fino a 50 miliardi di euro». Già, semplificando quelle risorse vanno trovate pescando dal risparmio privato.

Il vicepresidente della Commissione, con delega alla prosperità e alla strategia industriale, ha scelto l’Italia come sua prima tappa di un tour che lo porterà poi in Polonia, Francia e Germania. Ha incontrato il ministro del made in Italy, Adolfo Urso, a Bollate nel sito dell’azienda chimica Syensqo. Un sopralluogo anticipato in mattinata da un incontro con i rappresentanti di Confindustria Milano. A corredo di questi incontri, ha rilasciato un’altra serie di dichiarazioni assai accomodanti e concilianti. Sempre all’insegna del «pragmatismo». Tipo: «L’obiettivo è ridurre i prezzi dell’energia e sulla sovracapacità». Sejourné ha pure scritto un messaggio su X: «L’Italia è la culla dell’industria europea. Le aziende italiane creano catene di valore per tutta l’Europa. Oggi dobbiamo accompagnarle nella loro transizione verde, proteggendo competitività e posti di lavoro a livello locale».

Il problema sono le garanzie sul fatto che a queste belle parole seguiranno i fatti. E che ci sia davvero un’inversione di marcia da parte di Bruxelles. Inversione di cui c’è sempre più bisogno. Come confermano alcuni dati trimestrali sul mercato del lavoro rilasciati ieri dall’Istat. Partiamo dalle buone notizie: nel terzo trimestre dell’anno, gli occupati aumentano di 117.000 unità (+0,5%) rispetto al secondo trimestre, a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+111.000, +0,7%) e degli indipendenti (+43.000, +0,8%) che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine (-37.000, -1,3% in tre mesi). L’occupazione cresce anche nel confronto annuo, con +517.000 unità, pari a +2,2% rispetto al terzo trimestre 2023, coinvolgendo ancora i dipendenti a tempo indeterminato (+3,6%) e gli indipendenti (+2,6%) a fronte della diminuzione dei dipendenti a termine (-5,9%). Inoltre, nel terzo trimestre cala il numero di disoccupati (-149.000, -8,7%) . Simile la dinamica per i tassi: quello di occupazione raggiunge il 62,4% (+0,2 punti), il tasso di disoccupazione scende al 6,1% (-0,6 punti) e quello di inattività 15-64 anni sale al 33,4% (+0,2 punti).

Attenzione, però, alle ombre: nel terzo trimestre aumenta infatti il numero degli inattivi di 15-64 anni (+88 mila, +0,7%), nel confronto con il secondo trimestre. Anche nel confronto annuo prosegue il calo del numero di disoccupati (-418.000 in un anno, -22,7%), mentre torna a crescere quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+100 .000, +0,8%). Le ore lavorate per dipendente diminuiscono sia in termini congiunturali (-0,9%) sia tendenziali (-1,0%) e il ricorso alla cassa integrazione sale a 8 ore ogni mille ore lavorate. Quindi sempre più cassa, paghe basse e un aumento del tasso di occupazione che riguarda soprattutto gli over 50.

«C’è un’aria nuova nella Commissione europea. Una visione pragmatica che affronta la realtà coniugando sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica e sociale», ha detto ieri il ministro Urso dopo l’incontro con Séjourné.

Speriamo.


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