No a nuovi tagli alla coesione e all’agricoltura. È la richiesta inoltrata, su iniziativa della premier Giorgia Meloni e del presidente della Romania Nicusor Dan, da 17 capi di Stato o di governo dell’Unione europea, riuniti nel gruppo «Amici della Coesione».
In una lettera inviata al primo ministro irlandese Micheál Martin, in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Nella missiva sottolineano il carattere strategico della Politica agricola comune e della Coesione e chiedono di non tagliare le risorse ad essi destinate, in vista dei prossimi passaggi del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
L’annuncio è stato dato dalla stessa premier che su X ha pubblicato la lettera scrivendo che «insieme al presidente della Romania, Nicusor Dan, abbiamo unito 17 Amici della Coesione, Stati membri dell’Ue, attorno a un obiettivo comune: preservare l’agricoltura e la coesione come priorità centrali nel prossimo bilancio europeo, garantendo al contempo risorse adeguate per affrontare le nuove sfide dell’Europa. Siamo fortemente convinti che ciò sia realizzabile». Tra i firmatari anche Croazia, Bulgaria, Polonia, Spagna e Portogallo. Mentre mancano Francia e Germania.
Il negoziato sul bilancio Ue 2028-2034
I negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034 sono entrati in una fase decisiva e il rischio di tagli è reale. «Riconosciamo pienamente che l’Unione Europea sta affrontando un contesto strategico in evoluzione, che porta con sé nuove sfide ma anche nuove opportunità per un’azione europea comune», si legge nella lettera.
«ll prossimo Quadro finanziario deve consentire all’Europa di cogliere queste opportunità rispondendo al contempo a sfide crescenti, tra cui sicurezza e difesa, competitività, connettività, sicurezza energetica e resilienza». I 17 Paesi riconoscono che le nuove priorità dell’Europa richiedono adeguate risorse aggiuntive, ma non per questo devono essere finanziate attraverso ulteriori riduzioni delle risorse destinate ad agricoltura e coesione. Quindi sollecitano che «i finanziamenti complessivi per la Politica di Coesione e la Pac siano preservati». Ricordano, come hanno avuto modo di dire nella Dichiarazione Congiunta del 26 maggio, che «queste politiche subiscono già riduzioni in termini reali in base alla proposta della Commissione, nonostante l’aumento complessivo delle dimensioni del QFP. Un’ulteriore riduzione non modernizzerebbe il bilancio dell’Ue; lo indebolirebbe soltanto e rischierebbe di minare il sostegno pubblico al progetto europeo».
Perché agricoltura e coesione sono strategiche
E sottolineano il carattere strategico della Politica di Coesione e della Politica Agricola Comune (Pac) in quanto «promuovono la convergenza tra gli Stati membri e le regioni, rafforzano il mercato unico e sostengono le aree rurali e meno sviluppate. Contribuiscono inoltre alla competitività e alla sicurezza alimentare dell’Europa, fornendo al contempo un sostegno tangibile a milioni di cittadini europei e dimostrando il valore aggiunto della spesa comune europea». Per i leader, entrambe le politiche si sono ripetutamente adattate alle nuove realtà economiche e sociali pur rimanendo fedeli agli obiettivi dei loro Trattati. Generano inoltre vantaggi diretti e indiretti per le economie di tutta l’Unione Europea.
La lettera indica inoltre, tra le possibili opzioni per creare ulteriore spazio fiscale, un rimborso graduale di NextGenerationEU e strumenti europei di debito limitati e mirati a priorità strategiche chiaramente individuate. I firmatari della missiva chiedono il superamento dell’attuale sistema dei rebates (il processo di restituzione a un Paese membro di parte dei fondi versati al bilancio Ue) e sottolineano che i contributi nazionali dovrebbero essere valutati non soltanto in termini assoluti, ma anche tenendo conto dei diversi livelli di prosperità degli Stati membri e dello sforzo relativo richiesto a ciascuno di essi. Gli «Amici della Coesione» concludono quindi con l’invito alla presidenza irlandese a tenere conto di queste priorità nel prossimo negoziato sul bilancio comunitario.
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