- Le regioni produttrici di veicoli di Germania, Spagna, Italia, Slovacchia e Francia si sono unite per chiedere una transizione lenta. Sul tavolo anche il progetto di istituire delle aree speciali dove sarà possibile continuare a costruire macchine con motori termici.
- La Commissione Ue studia nuove norme sugli imballaggi. Critiche di aziende e Stati.
Lo speciale contiene due articoli.
Lo stop alla vendita di motori termici entro il 2035 voluto dall’Ue non piace a molte regioni europee, che si stanno già adoperando per contrastarlo. Non è un caso, infatti, se a Lipsia in Germania, grande produttrice di automobili insieme con l’Italia, sta nascendo quella che può essere considerata una vera e propria alleanza delle regioni europee per affrontare e ridiscutere il blocco commerciale verso i motori termici.
Del resto, il tema delle auto elettriche è di grande interesse anche oltreoceano. Ieri il presidente americano Joe Biden e quello francese Emmanuel Macron si sono incontrati nello Studio Ovale a Washington e tra i temi di cui hanno discusso c’è anche quello dell’auto elettrica e degli incentivi all’acquisto di modelli a stelle e strisce.
Della futura alleanza europea contro la perdita delle competenze maturate coni motori termici fanno parte la Lombardia, i rappresentanti di Sassonia, Baden-Württemberg, Baviera, Sassonia-Anhalt e Saarland (per la Germania); di Valencia, Navarra, Andalusia e Castiglia e León (per la Spagna); di Trnava e Kosice (per la Slovacchia); di Grand Est, Borgogna-Francia-Coté (per la Francia) e sempre per l’Italia ci sono anche Piemonte, Abruzzo, Basilicata e Molise.
D’altronde, si tratta di un tema che la Lombardia sta seguendo da tempo, anche con azioni concrete. La speranza è infatti spingere l’Ue a cambiare idea sullo stop ai motori termici. Già lo scorso 29 marzo, grazie all’istituzione di un tavolo a Palazzo Lombardia, era stato definito un manifesto a favore della transizione del settore. Un documento inviato al governo nazionale, alla Conferenza delle Regioni e presentato alla Commissione europea. L’obiettivo era accompagnare con gradualità la transizione del settore automobilistico evitando bruschi crolli. Una filiera che in Lombardia conta oltre 1.000 aziende, 50.000 occupati e 20 miliardi di fatturato.
A Lipsia, alla costituzione dell’alleanza tra le varie regioni europee, c’era anche l’assessore allo Sviluppo economico lombardo Guido Guidesi che ha spiegato che «l’alleanza nata in terra tedesca non è un punto di arrivo, ma l’acquisizione di un nuovo strumento con cui rinforzare la strategia difensiva del settore automotive, non essendo più la nostra voce sola, ma un coro ben intonato. In particolare, chiediamo un meccanismo europeo a sostegno di una transizione giusta ed equa delle produzioni industriali del settore automotive, ben tenendo in considerazione gli effetti sui distretti produttivi nelle regioni», ha ribadito, «In particolare, corriamo tre grandi rischi. Il primo: le imprese della componentistica potrebbero non riuscire a convertirsi, con gli effetti che possiamo immaginare sull’occupazione in Lombardia, pensiamo anche solo alle piccole imprese a servizio dei grandi marchi. Il secondo rischio che intravediamo è che il mondo delle, costose, auto elettriche escluda una fetta importante di cittadini dalla possibilità di acquistare un’automobile. Il terzo è economico, strategico, produttivo e industriale, consegnando ad altri competitor extra europei un settore che abbiamo presidiato con non pochi sacrifici». «Come evitare questi rischi?», si domanda l’assessore lombardo, «Noi pensiamo che per raggiungere gli obiettivi ambientali che sono stati giustamente prefissati, su cui noi ci vogliamo sentire coinvolti e impegnati, per cui l’impatto zero delle auto in circolazione e l’impatto zero della produzione e del fine vita (altra situazione che tendo a sottolineare con forza), la soluzione sia la piena neutralità tecnologica, il fatto di poter dare continuità al motore endotermico attraverso l’utilizzo di nuovi carburanti eco compatibili che ci consentano di raggiungere l’impatto zero nella circolazione». «Attraverso la neutralità tecnologica», ha concluso Guidesi, «alla Lombardia sarebbe consentito di utilizzare tutto il know how di cui già dispone, cosicché si possano sviluppare nuove opportunità di lavoro e di crescita».
Concretamente, i membri dell’alleanza hanno stilato un decalogo in cui si cita anche l’importanza dei combustibili rinnovabili e a basso contenuto carbonico, oggi ancora sottovalutati a favore di una mobilità solamente elettrica.
L’idea potrebbe essere quella di creare delle regioni in cui la produzione di motori termici «sostenibili» sia ancora possibile. D’altronde, dell’alleanza fanno parte le più importanti regioni produttrici del settore dove nascono i prodotti di colossi come Mercedes, Bmw, Audi, Volkswagen, Skoda, Fiat e Alfa Romeo, solo per citarne alcuni. Marchi che portano posti di lavoro e un indotto da capogiro che difficilmente potrebbe trovare un’applicazione nel settore dei veicoli a batteria.
Proprio per trovare una strada comune che non renda inutilizzabili le competenze europee, l’Allenza nata a Lipsia propone l’introduzione di un traguardo intermedio al 2030 per valutare l’evoluzione delle tecnologie alternative disponibili, come sostenuto anche da Acea, l’Associazione europea costruttori di veicoli.
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