Il Pd e Di Maio benedicono la furbata di Giuseppi per allontanare le elezioni
  • Nicola Zingaretti e Giggino danno il loro placet alla proroga dello stato di emergenza. Malgrado le frizioni interne, tutti si compattano se c’è da salvare la poltrona.
  • Clamorosa scissione del gruppo pentastellato nelle Marche: i «ribelli» volevano l’alleanza anti Lega.

Lo speciale contiene due articoli.

Lo stato di emergenza verrà prorogato fino alla fine del 2020, anche se sarà necessario l’ok del Parlamento. Il voto potrebbe esserci martedì prossimo, come ha spiegato al Tg5 la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha espresso l’auspicio che questo passaggio sia «l’inizio di una democrazia compiuta perché in Parlamento e al Senato siamo ormai gli invisibili della Costituzione». Martedì sono previste alla Camera e al Senato le comunicazioni del ministro della Salute Roberto Speranza sull’emergenza Covid, ed essendo previsto un voto su eventuali risoluzioni è probabile che i partiti colgano l’occasione sollecitare il governo ad esprimersi formalmente sul prolungamento dello stato di emergenza.

L’annuncio di Giuseppe Conte aveva indispettito i parlamentari del M5s, anche stavolta tenuti all’oscuro di tutto, e il Pd, ma alla fine il Nazareno ha deciso di ingoiare l’ennesimo boccone amaro pur di non mettere a rischio governo e legislatura: «Il Pd», scrive su Twitter il segretario dei dem, Nicola Zingaretti, «è pronto a sostenere qualsiasi scelta del governo utile a contenere la pandemia. Chi nel mondo non lo ha fatto sta pagando un prezzo drammatico». Molto più drammatico, per la sbrindellata coalizione giallorossa, e per il Pd in particolare, sarebbe dire una volta per tutte a Conte quello che la maggioranza pensa di lui, ovvero che è inadeguato al ruolo che ricopre. Non si può, in nome della ragion di stato ma soprattutto dell’emergenza, quella di un partito che se si tornasse al voto si ritroverebbe all’opposizione. Identico discorso vale per il M5s: anche tra i pentastellati Conte viene considerato ormai scaduto, eppure nulla si può muovere se prima non si trova una soluzione alternativa: le elezioni anticipate sono il terrore anche e soprattutto dei grillini, che si ritroverebbero con la pattuglia di parlamentari ridotta a un terzo di quella attuale. Così anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è costretto a dare il via libera allo stato d’emergenza attraverso un post su Facebook talmente sibillino da apparire platealmente forzato, scritto controvoglia: «In questa crisi», argomenta Di Maio, «c’è un dato insindacabile: la risposta positiva degli italiani. I cittadini hanno dato il meglio, hanno rispettato le regole, le misure anti Covid. Adesso stiamo convivendo col virus, ma non dobbiamo abbassare la guardia».

Già, Di Maio: l’incontro dello scorso 24 giugno con l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, ha dimostrato che nel M5s comanda ancora lui. La Verità è in grado di rivelare dove si è svolto il summit tra i due: a Roma, in un ristorante, a cena. Due ore di colloquio, faccia a faccia, per conoscersi e «annusarsi»: nessuno dei due lo confermerà mai, ma si è discusso della possibilità che in autunno, con l’esplodere delle tensioni sociali ed economiche, a Draghi possa essere chiesto di prendere la guida di un governo che a quel punto potrebbe contare sul sostegno di tutte le forze politiche, eccezion fatta per Fratelli d’Italia e (forse) la Lega. Conte per evitare il cambio di premiership confida nella proroga dello stato di emergenza, ma trattasi di pia illusione, visto che il Pd e il M5s, per non parlare di Italia viva, non si lascerebbero certamente frenare da un atto prettamente burocratico se l’«operazione Supermario» dovesse concretizzarsi con la benedizione del Quirinale: manca solo il sì di Draghi, che ha voluto capire se il M5s sarebbe compatto a suo sostegno.

Intanto, Italia viva approfitta anche dello stato di emergenza per far ballare Giuseppi: «Il premier», dice il capogruppo renziano al Senato, Davide Faraone, a Il Dubbio, «ritiene che siamo ancora in situazione d’emergenza? Allora la sfida è comportarci di conseguenza: subito sì al Mes e anno fiscale bianco. La proroga dello stato di emergenza fino a fine anno rappresenta un problema enorme per la nostra economia, che stava piano tornando a una semi normalità: se andiamo avanti con la modalità emergenziale», aggiunge Faraone, «significa che i lavoratori continueranno a stare in smart working, che molte aziende resteranno chiuse o vedranno ulteriormente ridurre i fatturati, che non ci saranno nuovi posti di lavoro e ripresa dei consumi, se non per alcuni settori specifici. Le decisioni del presidente Conte lasciano interdetti per vari motivi», argomenta Faraone, «il primo è che non si dà un annuncio simile mentre si alzano le paratoie del Mose: come troppo spesso è accaduto negli scorsi mesi, il premier confonde le conferenze stampa con le aule parlamentari. Avrebbe dovuto per prima cosa confrontarsi con le forze politiche nei luoghi delle istituzioni su una scelta così delicata. Allungare di altri 5 mesi lo stato di emergenza significa che anche psicologicamente le persone non usciranno dalla fase di lockdown. Chiederemo subito a Conte due cose: un anno fiscale bianco», ribadisce il renziano, «e nessuna incertezza sul Mes».

Dall’opposizione, attacca il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli: «Con l’emergenza Covid», sottolinea Calderoli, «il governo si è indebitamente appropriato di pieni poteri straordinari attribuibili, come previsto dall’articolo 78 della Costituzione, solo nello stato di guerra, stato che deve essere deliberato dalle Camere, quindi il governo si è mosso fuori dal solco della carta costituzionale. Volendo prolungare lo stato di emergenza si vuole continuare su questa cattiva strada perché solo così Conte e la sua maggioranza sperano, o meglio si augurano», incalza Calderoli, «di tenere in vita un governo in coma depassè».


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