L’Italia si prenota per il New Deal ucraino
Il primo ministro ucraino Denys Shmyhal con Giorgia Meloni (Ansa)
  • A Roma la conferenza bilaterale per la ricostruzione del Paese distrutto dal conflitto con la Russia. Spazio agli accordi tra imprese, il primo memorandum d’intesa è sulle centrali idroelettriche. Adolfo Urso: al confine con l’Ungheria un hub per l’esportazione delle merci.
  • Volodymyr Zelensky prima fa il banditore e poi lancia l’esca sui migranti: stiamo frenando i flussi.

Lo speciale contiene due articoli.

Più di 600 imprenditori italiani, 150 ucraini, delegazioni governative ai massimi livelli, tantissime idee e proposte per il dopoguerra: l’Italia stringe ancora di più i rapporti con l’Ucraina e si propone come partner privilegiato per la ricostruzione del Paese devastato dal conflitto con la Russia.

È stata un successo la conferenza bilaterale per la ricostruzione dell’Ucraina, che si è svolta ieri al Palazzo dei Congressi dell’Eur di Roma: a fare gli onori di casa la premier Giorgia Meloni, i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso. In rappresentanza del governo ucraino, tra gli altri, il primo ministro Denys Shmyhal ed il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. Il presidente Volodymyr Zelensky si è collegato da remoto.

«Parlare della ricostruzione dell’Ucraina», spiega Giorgia Meloni, «significa scommettere sulla vittoria e la fine del conflitto, e sono sicura che il futuro dell’Ucraina sarà di pace, benessere e sempre più europeo. L’Italia continuerà a fare la sua parte a sostegno dell’Ucraina sul piano politico, militare, umanitario e anche della ricostruzione per alcune infrastrutture strategiche nelle aree liberate, e soprattutto per domani. Investire sulla ricostruzione dell’Ucraina non è azzardato ma uno degli investimenti più oculati e lungimiranti che si possono fare in questo tempo. Noi continueremo a fare la nostra parte», aggiunge la Meloni, «non solo a livello bilaterale ma anche multilaterale. È nostro compito aiutare l’Ucraina a scrivere il nuovo capitolo della sua storia, e l’Italia ha le carte in regola per essere protagonista».

Entra più nel dettaglio il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti: «Chi sarà in grado di ben posizionarsi nella fase di fast recovery», osserva la Rauti, «si troverà in vantaggio quando la ricostruzione vera e propria sarà avviata. È fondamentale il coinvolgimento dei soggetti privati, perché la ricostruzione vale 411 miliardi e non potrà essere finanziata tutta da fondi pubblici».

A proposito di Made in Italy, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a Radio Anch’Io su Rai Radio 1 traccia la rotta della collaborazione tra Roma e Kiev dal punto di vista economico: «Dobbiamo fare di più e meglio», spiega Urso, «sul piano umanitario ma anche per quanto riguarda alcune attività economiche necessarie per consentire all’Ucraina di produrre, per esempio per quanto riguarda le macchine agricole e alimentari e lo sminamento dei campi necessari per i raccolti, e contribuire alla piattaforma logistica al confine con l’Ungheria dove secondo Kiev dovrebbe sorgere un porto secco, ovvero un centro di smistamento logistico ferroviario che consentirà sin da subito di esportare per via terrestre quello che veniva esportato dai porti occupati o bloccati dai russi. Esportazioni», anticipa Urso, «che andranno anche verso il nostro Paese dove il punto principale saranno i porti di Trieste e Venezia e la piattaforma logistica di Verona».

«Sono necessari 14 miliardi di dollari», sottolinea la vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, Gelsomina Vigliotti, «per le priorità più urgenti dell’Ucraina nel 2023: bisogna concentrarsi su investimenti che non possono aspettare la fine della guerra. La Bei finora ha fornito un sostegno di 2 miliardi di euro per i servizi pubblici. Noi siamo pronti a sostenere i partner italiani» nei progetti che porteranno avanti in Ucraina in settori come infrastrutture, resilienza energetica, agricoltura, edilizia, trasporti».


«Il sostegno della Banca europea per gli investimenti all’Ucraina», commenta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «è coerente con la prossima adesione all’Unione europea. Colgo l’occasione di questa conferenza per annunciare il nostro contributo al fondo di garanzia Bei Eu for Ucraine, di recente costituzione, con una garanzia di 100 milioni di euro».

Al termine della Conferenza, è stato diffuso un comunicato congiunto: «Quale risultato concreto della Conferenza», si legge, «Italia e Ucraina hanno finalizzato i seguenti Memorandum d’intesa: tra Agenzia Ice e ministero degli Affari esteri ucraino; tra il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica italiano e il ministero della Protezione ambientale e delle Risorse naturali ucraino per la cooperazione in materia di sviluppo sostenibile e protezione ambientale; tra il ministero delle Imprese e del Made in Italy e il ministero dell’Economia ucraino per la cooperazione tecnica in campo industriale; per la ricostruzione e la sicurezza alimentare dell’Ucraina tra l’Ukrainian agri council public union e la filiera italiana, Coldiretti. Sotto la supervisione dei governi italiano e ucraino», si legge ancora, «diverse aziende italiane e ucraine hanno firmato dei Memorandum d’intesa: tra Mer Mec S.p.A. e JSC Ukrainian Railways, per tecnologie e servizi diagnostici per JSC Ukrainian Railways; tra WeBuild e Ukrhydroenergo Energy Company, per una collaborazione finalizzata alla costruzione di centrali idroelettriche in Ucraina».


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