• L’operato di Milei in campo economico ha dato indubbi risultati. Come Donald Trump, il presidente argentino vorrebbe l’uscita dall’Oms e l’isolamento di Maduro, puntando ad essere il principale attore geopolitico del Sudamerica. A Buenos Aires i pensionati protestano per i tagli insieme agli ultras del calcio, sobillati dall’opposizione peronista.
  • L’Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio nel 2024. Il Pil è tornato a crescere e la disoccupazione è scesa.
  • Gli italiani hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo economico dell’Argentina, in particolare nel dopoguerra, fondando veri e propri colossi industriali. I casi delle famiglie Rocca e Di Tella.

Lo speciale contiene tre articoli.


Da diverse settimane ogni mercoledì i pensionati argentini protestano davanti al parlamento di Buenos Aires per i tagli alle pensioni e allo stato sociale. Nell’ultima manifestazione insieme a loro si sono però presentati diversi gruppi ultrà delle principali squadre di calcio della capitale e numerosi elementi di estrema sinistra che hanno scatenato una guerriglia contro la polizia. Il governo del presidente Javier Milei ha subito accusato il partito peronista di tirare le file della protesta, definendo queste proteste un attacco al legittimo governo argentino. Questi scontri hanno portato all’arresto di 130 persone e al ferimento di 47 ed il ministro della Sicurezza Nazionale Patricia Bullrich ha ordinato misure straordinario per difendere il parlamento e la Casa Rosada, la residenza del presidente argentino, arrivando a minacciare i gruppi di tifoseria organizzata. La ministra argentina ha pubblicamente accusato gli ultrà (barras bravas) di essere mossi politicamente e di avere un interesse a fomentare la rivolta. Le curve di River Plate e Boca Juniors, le principali squadre di Buenos Aires, sono storicamente molto vicine al peronismo ed in passato sono state un importante bacino di voti per i partiti di sinistra. Nelle strade di Buenos Aires accanto ai gruppi di pensionati hanno sfilato anche gruppi extraparlamentari di estrema sinistra e la Confederación General del Trabajo (CGT), il più grande sindacato argentino. La situazione resta tesa e nemmeno gli interventi delle forze dell’ordine hanno fermato queste manifestazioni che attaccano l’operato di Javier Milei, soprattutto economicamente e politicamente. A poco più di un anno dal suo insediamento il presidente argentino ultraliberista ha però ottenuto indubbi risultati a livello macro-economico, anche se ha davvero utilizzato la motosega come aveva promesso durante l’accesa campagna elettorale. Milei aveva più volte parlato di sacrifici da compiere, accusando il precedente governo peronista di aver lasciato una situazione economica disastrosa. Ai suoi sostenitori l’uomo della Casa Rosada aveva promesso tagli drastici a ministeri ed enti pubblici, con licenziamenti di massa e blocco di aumenti di stipendio. Javier Milei ha mantenuto le promesse abbattendo di quasi il 30% la spesa pubblica e combattendo con forza l’inflazione, il vero incubo di ogni argentino. L’inflazione nel 2023 era arrivata al 260%, mentre dal suoi insediamento è scesa al 120%, indubbiamente una cifra alta, ma non da queste parti. Una notizia che ha ricevuto i complimenti da parte del Fondo Monetario Internazionale con il quale l’Argentina ha un debito enorme. Il problema è che i dipendenti pubblici hanno visto il blocco degli aumenti perdendo la loro capacità di spesa ed i tagli a sanità e sussidi hanno colpito anche i pensionati che sono subito scesi in piazza. Javier Milei non sembra però minimamente preoccupato delle proteste ed il suo zoccolo duro di sostenitori resta saldamente al suo fianco. Il presidente argentino è un fedelissimo di Donald Trump, con il quale vanta anche un solido rapporto personale, e vuole applicare al suo paese diverse misure simili come la possibile uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dagli accordi di Parigi sul clima. Il vulcanico uomo della Casa Rosada, oltre a riformare l’economia del suo paese, punta ad ottenere un ruolo geopolitico di primo piano in America Latina, ma i rapporti con diversi stati sono complicati. Il nemico numero uno di Milei resta indubbiamente il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che è arrivato a chiudere l’ambasciata argentina di Caracas espellendo l’ambasciatore. Il presidente argentino non ha riconosciuto la discussa vittoria di Maduro e più volte si è appellato al popolo venezuelano per rovesciare il regime madurista. Pessimi i rapporti anche con i sodali del Venezuela come Bolivia, Cuba, Honduras e Nicaragua, tutti stati che Milei considera dittature socialista da abbattere. Più complicate le relazioni con il terzetto di governi di sinistra composto da Brasile, Messico e Colombia, ma con loro l’Argentina sta cercando una strada. La Colombia ha rapporti difficili con il Venezuela, che accusa di sostenere la guerriglia sul confine, mentre il Brasile ha accettato di ospitare i diplomatici argentini a Caracas quando l’ambasciata è stata posta sotto assedio dalle forze di sicurezza venezuelane. Lula non ha mai accettato il risultato elettorale di Maduro e sa quanto i rapporti con l’Argentina siano importanti per il Brasile, soprattutto a livello commerciale e turistico. Articolati anche i rapporti con Uruguay e Cile, con i quali l’Argentina condivide un lungo confine. A Montevideo il presidente Yamandu Orsi, che rappresenta una colazione di sinistra chiamata Frente Amplio, sta cercando un equilibrio con l’ingombrante vicino, ma punta ad agire da mediatore fra i governi di sinistra e l’Argentina. A Santiago del Cile lo scontro è invece già in atto ed il presidente cileno Gabriel Boric è stato accusato dal ministro dell’Economia di Buenos Aires di essere un comunista che vuole distruggere l’economia. Boric ha chiesto rispetto, ma ha definito l’Argentina un paese fratello dicendosi disposto a lavorare insieme. Indubbiamente migliori i rapporti con il Paraguay dove governa il conservatore Partido Colorado che ha eletto come presidente Santiago Pena con il quale ha già organizzato diversi incontri fra Asuncion e Buenos Aires per rafforzare i legami bilaterali, confermando la forte influenza argentina nel paese. L’amministrazione Trump sta monitorando con attenzione tutto quello che accade in America Latina , riproponendo una presenza statunitense a livello continentale e Javier Milei e l’Argentina sono indubbiamente il ponte naturale per il Sud America.

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