Ursula «stravede» per le aziende tedesche
Ursula von der Leyen (Ansa)
  • Il 20% delle imprese incontrate dal presidente della Commissione è del suo Paese. Seguono gruppi Usa, francesi e svedesi. A Bruxelles negli ultimi 5 anni i vertici con lobbisti e imprenditori sono triplicati. E ora che vuole la rielezione accelera ancora.
  • In Polonia la presidente della Commissione Ue sblocca 134 miliardi di fondi per il governo «amico» di Donald Tusk.

Lo speciale contiene due articoli.

Ursula von der Leyen una ne pensa e cento ne incontra (di aziende): ora che è ufficialmente in campagna elettorale per il secondo mandato alla guida della Commissione europea, la presidente uscente sta moltiplicando i colloqui con i boss delle grandi imprese del continente e lobbisti. Lo rivela Politico.eu, con un’inchiesta che squarcia il velo dei soliti discorsi demagogici di qualunque esponente politico in campagna elettorale e va direttamente al sodo, snocciolando i dati delle riunioni alla quali la Von der Leyen ha presenziato, e paragonandole con quelle del suo predecessore. «Le informazioni sulle lobby», scrive Politico, «suggeriscono che la porta della Von der Leyen a Bruxelles è stata più aperta alle aziende tedesche durante il suo primo mandato». Tra il 2019 e il 2024, in particolare, Ursula von der Leyen e il suo governo hanno incontrato gruppi e compagnie di varie nazionalità. Al primo posto con il 18,4% ci sono imprese della Germania, patria di Ursula; seguono gli Stati Uniti con il 13,9% di riunioni; al terzo posto aziende e compagnie francesi, con il 13,1% delle riunioni; al quarto gli svedesi con il 9,3%; a seguire belgi (5,9%), olandesi (5,9%), danesi (4,8%), britannici (4,5%), italiani (4%), finlandesi (3,7%), spagnoli (3,7%), e via così. Il lussemburghese Jean-Claude Juncker, predecessore della von der Leyen al vertice della Commissione, nel corso del suo mandato, tra il 2014 e il 2019, ha incontrato solo 61 organizzazioni rispetto alle 163 della von der Leyen. Se il primo posto in termini di tempo riservato dalla von der Leyen e dal suo governo alle imprese tedesche non sorprende, considerato che la Germania è la più grande economia europea, fa impressione che al secondo posto ci siano gli Stati Uniti. «Non per niente Washington è una grande fan della Von der Leyen», commenta non senza ironia Politico, sottolineando quello che gli osservatori sanno molto bene: Ursula, come abbiamo avuto modo di constatare in questi due anni di guerra tra Russia e Ucraina, è stata molto attenta agli ordini che arrivavano dalla Casa Bianca, portando l’Europa a sostenere militarmente Kiev con investimenti di miliardi e miliardi di euro. Del resto, inutile essere ipocriti, in Occidente funziona così: se un governo vuole durare, deve seguire agli Stati Uniti, e evidentemente la Von der Leyen ha intenzione di durare altri cinque anni al vertice dell’Europa, e così, oltre ad allinearsi sulle strategie geopolitiche, non fa attendere troppo i lobbisti e gli industriali Usa che la vogliono incontrare. Come potete facilmente intuire, anche le giravolte sul green sono accompagnate da sostanziosi meeting con gli affari al centro dei colloqui: «La Von der Leyen», scrive Politico, «si sta facendo in quattro per ridurre i piani di regolamentazione, sia per il clima che per la salute umana che erano una parte fondamentale del suo programma. Martedì scorso, ad Anversa, si è intrattenuta con gli amministratori delegati delle grandi imprese che hanno presentato il loro piano per una nuova politica industriale guidato dal Cefic. Le informazioni dall’interno della sala erano scarse, ma dalle dichiarazioni della Von der Leyen sappiamo che la presidente sembra preferire la compagnia del settore privato: il 72% delle organizzazioni con cui si è incontrata erano aziende o associazioni di categoria». Il Cefic, acronimo del francese Conseil européen des fédérations de l’industrie chimique, è il Consiglio europeo delle industrie chimiche, e rappresenta 29.000 grandi, medie e piccole compagnie chimiche in Europa. «La Von der Leyen tiene incontri con una vasta gamma di associazioni imprenditoriali e rappresentanti dell’industria», ha dichiarato la portavoce della Commissione Arianna Podesta, che ha citato i regolari colloqui della presidente con i sindacati e l’associazione Business europe durante i vertici sociali tripartiti, nonché i dialoghi sulla transizione pulita. La portavoce, riferisce Politico, ha tuttavia sottolineato che gli incontri con la Von der Leyen e il suo gabinetto «non sono fissati in considerazione del Paese in cui si trovano. Le riunioni della Presidente e del suo Gabinetto riflettono pienamente le priorità politiche della Commissione», ha dichiarato. La transizione tecnologica della Ue è una di queste priorità, ha aggiunto la Podesta, evidenziando come molti degli incontri della Von der Leyen si sono svolti anche durante l’epidemia di Covid, quando la «nazionalità dei partecipanti non ha giocato alcun ruolo, ma solo la loro rilevanza per le azioni che la Commissione deve intraprendere». E il resto della Commissione? Il commissario per il Mercato unico Thierry Breton, francese, «si incontra in modo sproporzionato con altri dirigenti francesi», rivela Politico, che pubblica un grafico nel quale si vede che Breton ha riservato la maggior parte dei suoi incontri ai compatrioti, poi ai tedeschi e molto meno agli americani. In sostanza, siamo di fronte a una attività frenetica, che non ha certamente nulla di illegale, ma che dice molto di come Ursula von der Leyen e il suo governo abbiano agende piene zeppe di incontri e riunioni con gruppi industriali e lobbisti. È la politica, bellezza, e non possiamo farci niente. O quasi.

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