Con la crisi energetica in atto, qualcuno potrebbe chiedersi se l’Unione europea ha qualche soluzione da proporre. La risposta, purtroppo, è sì. Ieri Ursula von der Leyen al Parlamento europeo, in seduta plenaria a Strasburgo, ha aperto il dibattito in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, delineando, con l’usuale affettata gravità, alcuni interventi in progetto.
Gas, diesel e importazioni: l’energia costa 100 miliardi in più all’Europa
Dalla fine di febbraio il prezzo del gas è salito del 140%, quello del diesel è raddoppiato e l’Europa ha pagato 100 miliardi di euro in più per le stesse quantità di energia importate.
La diagnosi che ne ha tratto la presidente della Commissione è la stessa del 2022, cioè che il problema sono i combustibili fossili in quanto tali, perché assieme a essi importiamo anche le crisi che li accompagnano.
La cura, di conseguenza, è ancora il Green deal, ribattezzato per l’occasione indipendenza energetica, con il piano di elettrificazione che punta a raddoppiare la quota dell’elettricità sui consumi energetici finali entro il 2040 e il pacchetto sulle reti da approvare entro fine anno.
Auto elettriche, la crescita viene dalla Cina: Pechino conquista il mercato europeo
La presidente si è dimenticata di dire da dove arrivano i pannelli, le batterie e le auto elettriche con cui si dovrebbe sostituire il petrolio.
A questo provvede, almeno in parte, lo Europe Sales Tracker di Jefferies, pubblicato due giorni fa, in cui si legge che a settembre le immatricolazioni auto nei cinque grandi mercati europei (Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna) sono salite del 10,7%, ma la crescita viene quasi tutta dai costruttori cinesi, in aumento del 62,3%, mentre gli altri si fermano a un +2,3%.
A settembre le elettriche in Francia toccano un record del 41,7% grazie al leasing sociale, cioè denaro pubblico che finisce in auto costruite a Shenzhen.
Raffinerie, aiuti e gas: Bruxelles prepara nuove misure contro la crisi energetica
Sul breve termine Von der Leyen ha annunciato una serie di misure. Il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per i settori industriali esposti sarà prolungato, gli esportatori di gas avranno un anno di flessibilità in più sulle regole sul metano, i commissari Jørgensen e Kubilius guideranno un dialogo strategico sulle raffinerie europee.
Che cosa in concreto significhi non si sa, mentre si sa che negli ultimi 15 anni in Ue sono state chiuse una trentina di raffinerie, condannandoci alla dipendenza dall’estero.
Poi c’è la novità vera, una task force per aggregare la domanda europea di energia, con il passaggio dal semplice abbinamento tra compratori e venditori, sperimentato con la piattaforma del gas nel 2023, a un soggetto incaricato di fare acquisti congiunti per conto di tutti gli Stati membri.
Le controindicazioni sono molte, un paio su tutte. Intanto, la piattaforma gas ha prodotto abbinamenti sulla carta e contratti di cui non si è mai avuta notizia, mentre si sa che non ha risolto un bel nulla, come dimostra il fatto che tre anni dopo siamo ancora una volta a parlare di prezzi del gas proibitivi.
Acquisti comuni di energia, la nuova task force Ue ricalca il modello dei vaccini
Ma soprattutto, il modello evocato ricalca quello degli acquisti centralizzati di vaccini, l’unico precedente in cui la Commissione ha negoziato direttamente contratti di fornitura per 450 milioni di cittadini.
Quell’esperienza è finita con contratti per 4,6 miliardi di dosi (dieci per ogni cittadino europeo), per un valore stimato attorno ai 71 miliardi di euro, decine di milioni di dosi scadute e distrutte, una rinegoziazione con Pfizer nel 2023, che ha spalmato le consegne fino al 2026 e fatto pagare agli Stati anche le dosi cancellate.
Von der Leyen e Pfizer, i messaggi censurati: la fiducia nella Commissione resta un nodo
C’è pure una sentenza del tribunale dell’Unione del maggio 2025, che ha censurato la Commissione per il rifiuto di rendere conto dei messaggi scambiati tra la Von der Leyen e l’ad di Pfizer. Solo l’ultimo contratto con Pfizer-Biontech del maggio 2021 valeva 1,8 miliardi di dosi.
Applicare lo stesso schema al diesel o al petrolio, in un mercato dove i prezzi cambiano ogni minuto e i volumi si contano in milioni di tonnellate, è un affare delicato, per usare un eufemismo, e la Commissione non pare godere di quella fiducia che sarebbe necessaria.
Sul fronte dei consumatori Ursula ha detto no ad aiuti generalizzati, sostenendo che questi alimentano la domanda, premiano chi ha redditi alti e costano troppo. Nelle stesse ore Philip Lane, capo economista della Bce, ha usato le stesse parole, rispondendo all’Ansa sulla richiesta italiana di flessibilità.
Caro energia, Bruxelles e Bce frenano gli aiuti: «Sostegno solo ai redditi bassi»
Un’espansione di bilancio ampia e diffusa, secondo Lane, non servirebbe, perché un sostegno a pioggia aumenta la domanda e ritarda il ritorno dell’inflazione al 2% (ora è al 3,8%). Il governo può aiutare chi ha redditi bassi, ha detto Lane, purché lo faccia in modo mirato.
La coincidenza tra Commissione e Bce dice molto della cornice europea. La soluzione è sempre deflazione e compressione della domanda interna, perché l’inflazione è il mostro che agita le notti del grande creditore, il capitale finanziario.
Il messaggio è chiaro: non spendete per proteggere le famiglie dal caro energia, altrimenti la Bce dovrà fare il lavoro al posto vostro, alzando i tassi.
A pagare la crisi, quindi, saranno i soliti noti. Dall’altro lato della barricata Marine Le Pen, che ieri ha proposto di tagliare di 19,5 miliardi di euro la cifra che la Francia riversa nelle casse dell’Unione.
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