Riempiamo di soldi gli Stati africani. Ma loro ci attaccano sobillati da Macron
Ansa
  • Al Continente nero abbiamo versato 108 milioni in 3 anni contro i 9 della Francia. Che spinge i leader a polemizzare con Matteo Salvini.
  • Lo scrittore Sandro Veronesi, accompagnato dai capi delle principali sigle del Mediterraneo: «Hanno creato una macchina finalizzata alla morte».
  • I lavoratori di un’azienda californiana contro la produzione di un sensore che contrasta l’immigrazione dal Messico.
  • I flussi migratori verso la Spagna producono lo stesso disastro già visto qui. Le autorità di Madrid denunciano che gli immigrati, anche per colpa delle «spinte» delle Ong, finiscono quasi sempre nel racket.

Lo speciale contiene quattro articoli

Quando vogliono, i gran capi dell’Unione africana – l’organizzazione con sede ad Addis Abeba, in Etiopia, che riunisce tutti gli Stati del Continente nero – si interessano alle vicende della politica italiana. Raramente li sentiamo intervenire per commentare episodi (più o meno criminali) riguardanti i loro cittadini emigrati qui. Ma quando si tratta di fare polemica, beh, in quel caso la loro voce si fa udire eccome. In un comunicato stampa pubblicato martedì sera, la Commissione dell’Unione africana ha espresso «sgomento» per le parole pronunciate da Matteo Salvini alla conferenza di Vienna.

Secondo l’Unione africana, il vicepremier avrebbe «paragonato gli immigrati africani agli schiavi», motivo per cui dovrebbe «ritirare la sua dichiarazione dispregiativa». Non solo: i capi di Stato africani invitano l’Italia a «emulare e sostenere altri Stati membri dell’Unione europea, come la Spagna, che hanno esteso il supporto e la protezione ai migranti in difficoltà, indipendentemente dalla loro origine e dalla loro situazione legale». La replica di Salvini è arrivata a stretto giro: «Smentisco qualsiasi equiparazione tra immigrati e schiavi, anzi, le mie dichiarazioni a Vienna erano a difesa dei migranti che qualcuno vuole usare come schiavi», ha detto il ministro. «Se qualcuno volesse pensar male, forse c’è stato un difetto della traduzione francese».

In effetti, il senso delle affermazioni salviniane era proprio quello: fermare l’immigrazione di massa significa impedire che un esercito di potenziali schiavi arrivi in Europa. La stessa Unione africana, nella nota stampa, esprime «preoccupazione per il crescente numero di migranti che continuano a trovare la loro strada verso l’Europa attraverso rotte pericolose, nonostante i numerosi sforzi che l’Unione africana, insieme con le Nazioni unite e l’Unione europea, ha schierato per sensibilizzare i cittadini africani il pericolo rappresentato da questi movimenti». Ecco, se vogliono fermare questi movimenti, forse dovrebbero collaborare un pochino di più con il nostro governo, evitando polemiche inutili. Anche perché, fino ad oggi, l’Unione non ha offerto un grande contributo, da questo punto di vista. Anzi, non sono pochi gli intellettuali africani che la criticano per la sua inattività. Già nel 2014, sul Guardian, l’attivista nigeriana Sede Alonge invitava «l’Unione africana a prendersi la sua parte di responsabilità sulle morti in mare dei migranti». Nel corso degli anni, altri scrittori e giornalisti hanno espresso opinioni simili. A quanto pare, però, lo scopo dell’organizzazione con sede ad Addis Abeba è soprattutto quello di soffiare sul fuoco. Gli africani ci danno lezioni, spiegando che dovremmo comportarci come la Spagna. Quale sia la situazione in terra iberica lo spiega Alessandro Rico nella pagina qui a fianco, e non è esattamente rosea.

Soprattutto, però, vale la pena di dare uno sguardo ai contributi che il nostro Paese offre al continente africano, paragonandoli a quelli corrisposti da altri Paesi europei. L’Italia infatti partecipa, come gli altri Stati membri dell’Ue, al «Trust fund for Africa». Si tratta di un fondo creato nel 2015 durante il vertice sulle migrazioni della Valletta. L’obiettivo dovrebbe essere quello di aiutare lo sviluppo dei Paesi africani da cui partono i flussi migratori. A beneficiarne sono 24 Stati. Cinque in Nordafrica (Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia), tredici nel Sahel (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal), e nove nel Corno d’Africa (Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda).

Stando ai dati forniti dall’Ue e aggiornati a ieri, «le risorse attualmente assegnate al Fondo fiduciario per l’Africa ammontano a 4,09 miliardi di euro, compresi 3,7 miliardi provenienti dal Fondo europeo di sviluppo […]. Gli Stati membri dell’Ue e altri donatori (Svizzera e Norvegia) hanno contribuito con 441 milioni di euro, di cui 409 milioni di euro finora versati». Andiamo a vedere nel dettaglio chi sono questi donatori. Al primo posto figura la Germania, che si è impegnata a versare 157,5 milioni di euro e finora ne ha effettivamente pagati 139,5 (anche a questo è servita la recente visita di Angela Merkel nel Continente nero). Al secondo posto sapete chi c’è? Ci siamo noi: abbiamo versato 108 milioni di euro su 112 promessi. Mica male, no? Per altro, il nostro governo sembra intenzionato a versare altro denaro, a patto che i Paesi africani accettino di collaborare sulla gestione dei migranti.

E i tanto generosi spagnoli citati dall’Unione africana? Hanno versato appena 9 milioni di euro, il minimo sindacale. La stessa cifra è stata versata dalla Francia, e anche questo dato è interessante. Come sembra suggerire Salvini, infatti, l’Unione africana ha stretti rapporti con Emmanuel Macron, e non è improbabile che le dichiarazioni contro l’Italia siano state suggerite da Parigi. Il fatto, però, è che la Francia non solo sgancia due spiccioli al Trust fund europeo, ma è anche responsabile della situazione critica di molti Paesi africani, mantenuti in condizione di servitù tramite il Franco Cfa.

Per altro, il comunicato dell’Unione contiene affermazioni che ricalcano quelle del belga Jean Asselborn. «È risaputo», scrivono gli africani, «che l’emigrazione dall’Italia dal 1861 al 1976 è stata il caso più importante di migrazione di massa nella storia europea moderna». Vero, verissimo. Solo che gli italiani andavano all’estero su richiesta dei Paesi ospiti, mentre la situazione degli africani è un po’ diversa. E forse è ora che i capi di Stato del Continente nero se ne rendano conto.

Francesco Borgonovo

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