• La Francia, insanguinata dai terroristi islamici, vietò il niqab per ragioni di sicurezza. Ma l’ente dice no: «Violati i diritti».
  • Gli esperti del Viminale inviati a Claviere scoprono l’ennesimo scandalo: «I gendarmi hanno tentato di espellerli eludendo il trattato di Dublino». I sindaci di confine confermano: «Accade molto spesso».

Lo speciale contiene due articoli.

L’Onu interviene a gamba tesa contro la Francia, dichiarando illegittimo il divieto di indossare il velo integrale che il governo di Parigi ha introdotto nel 2010. La Francia, il paese che ha pagato il conto più salato al terrorismo islamico, si vede messa all’indice da un organismo, le Nazioni Unite, che sembra ormai completamente fuori dalla realtà: ricordiamo la recente minaccia di inviare «ispettori» in Italia per vigilare sugli «atti di razzismo» che costituirebbero addirittura un allarme. Per fortuna, la decisione dell’Onu non avrà alcun effetto pratico sulla legislazione francese, ma il caso è destinato a far discutere.

Ieri si è appreso che un gruppo di 18 «esperti indipendenti» delle Nazioni Unite, il Comitato per i diritti umani, ha condannato la Francia in quanto avrebbe violato i diritti umani di due donne. In particolare, la censura dell’Onu si riferisce alla condanna inflitta alle due ricorrenti, di fede musulmana, che erano state sanzionate nel 2012 per aver indossato in pubblico niqab, il velo integrale, contravvenendo alla legge. Alle due donne era stato comminato un verbale, ma loro nel 2016, ben quattro anni dopo il fatto, avevano presentato una denuncia all’Onu.

Manco a dirlo, ieri è stata pubblicata, a Ginevra, la decisione: la Francia non avrebbe sufficientemente spiegato i motivi alla base della legge che vieta di indossare il niqab in pubblico, e oltretutto lo stesso divieto, secondo gli «esperti indipendenti» dell’Onu, interferirebbe in modo sproporzionato con il diritto di manifestare liberamente la propria religione. Il Comitato, bontà sua, riconosce che gli stati possono chiedere alle persone di scoprire il volto in alcune circostanze, come nel corso di un controllo di polizia, ma il divieto generale di indossare il niqab in pubblico sarebbe una misura troppo radicale, che rischierebbe di emarginare le donne musulmane, confinandole nelle loro case. Il Comitato ha chiesto alla Francia una compensazione per le due donne, l’adozione di misure volte a evitare che casi simili si verifichino in futuro, e la trasmissione di una relazione entro 180 giorni sulle misure adottate per attuare la decisione del comitato.

La Francia però, e ci mancherebbe altro, non ci pensa nemmeno a cambiare la sua legislazione per l’intervento degli «esperti indipendenti» dell’Onu. Ieri, il ministero degli Esteri francese ha diffuso un comunicato in cui si ricorda «la piena legittimità» della sua legge del 2010 che vieta il velo integrale, condannata dall’Onu. Il ministero, «ricorda che la legge del 2010 vieta la dissimulazione del volto nello spazio pubblico nella misura in cui è considerata incompatibile con il principio di fraternità e con i valori di una società democratica e aperta. La Francia», prosegue il comunicato del governo francese, «ricorda che il Consiglio costituzionale ha giudicato la legge conforme alla Costituzione. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito nella sua sentenza del luglio 2014 che non danneggia né la libertà di coscienza né la libertà di religione e che non è discriminatoria. La Francia», conclude la nota, «sottolinea la piena legittimità di una legge il cui obiettivo è di garantire le condizioni di convivenza necessarie al pieno esercizio dei diritti civili e politici».


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