Un altro professore è stato ammazzato ieri in Francia da un terrorista musulmano ceceno, al grido di «Allah Akhbar». L’attentato è avvenuto nel cortile del liceo Léon Gambetta di Arras, nella parte nord-orientale del Paese. A fine mattinata il ventenne ceceno Mohamed Mogouchkov è arrivato nello spazio esterno all’istituto armato di coltello. Vari membri del personale hanno cercato di impedirgli di entrare all’interno della scuola. Tra essi, il professore di francese Dominique Bernard è purtroppo inciampato nella colluttazione e il terrorista si è avventato su di lui accoltellandolo più volte fino a recidergli la carotide. Feriti anche un docente di educazione fisica e due altre persone che sarebbero tra la vita e la morte.
La polizia è intervenuta rapidamente e ha arrestato l’attentatore, colpendolo con un taser. Vari media transalpini hanno scritto che il nome di Mogouchkov figurava nel registro dei «fichier S», ovvero gli individui schedati come potenziali pericoli per la sicurezza nazionale. Citando «fonti concordanti della polizia», Le Figaro ha rivelato che, Mogouchkov era considerato dalle forze dell’ordine come un musulmano «radicalizzato» ed è un ex allievo del liceo Gambetta. Un’altra fonte di polizia, citata da Bfm Tv e France Presse, ha reso noto l’arresto, vicino a un’altra scuola di Arras, di Souleyman Mogouchkov, fratello maggiore (o minore, secondo altre fonti) dell’attentatore. Un agente dei servizi di intelligence ha dichiarato a Le Figaro che Souleyman Mogouchkov «era stato fermato nell’estate 2019 dalla Dgsi (Direzione Generale della Sicurezza Interna, ndr) nell’ambito di un progetto di attentato sventato e per fatti di apologia» che gli avevano valso un arresto. Per Le Parisien, un altro uomo è stato arrestato mentre cercava di introdursi in un’altra scuola. Ma non è chiaro se si trattasse ancora di Souleyman.
Il quotidiano parigino ha scritto che l’assassino del professor Bernard sarebbe stato controllato dai servizi di sicurezza giusto alla vigilia dell’attentato. Inoltre, la famiglia Mogouchkov avrebbe dovuto essere espulsa nel 2014, ma questo è stato impedito da varie associazioni pro migranti. La procura nazionale antiterrorismo ha già aperto un’inchiesta. Ieri in serata sono stati eseguiti 8 fermi relativi a tale aggressione. Inoltre il premier Élisabeth Borne ha annunciato che il Paese è passato allo stato di «urgence attentat». Si tratta del terzo e più alto livello di attenzione per la sicurezza nazionale. Sempre ieri, è stato inoltre «sventato un altro attentato», come ha dichiarato Emmanuel Macron: a Limay, a Ovest di Parigi, la polizia ha fermato un altro uomo che usciva da una sala di preghiera musulmana armato di coltello che sembrava seguire delle liceali. L’individuo era noto per essersi radicalizzato.
Dopo l’attacco di Hamas, del resto, il contesto è incandescente. Non bisogna dimenticare che utilizzando la solita tattica della vittimizzazione, tipica dei Fratelli Musulmani, i terroristi palestinesi avevano invitato le folle islamiche di tutto il mondo a scendere in piazza proprio ieri, un venerdì, giorno sacro per i seguaci di Maometto. Va anche detto che la situazione francese è particolare. Da un lato perché, Oltralpe, la presenza islamica è numericamente impossibile da trascurare. Basti ricordare che, nel dicembre 2021, un sondaggio Ifop rivelava che per il 65% degli studenti musulmani delle superiori, l’islam si collocava al di sopra delle leggi della Repubblica. Dall’altro, perché dall’inizio dell’attacco di Hamas, le sinistre più o meno estreme di Francia hanno gettato benzina sul fuoco. Questo vale soprattutto per la quasi totalità dei membri del partito di estrema sinistra de La France Insoumise (Lfi) che si rifiutano di riconoscere il carattere «terroristico» di Hamas. Il Nuovo partito anticapitalista (Npa) è riuscito a fare anche peggio, incitando alla «resistenza» e all’«intifada!». Contro l’Npa è stata avviata un’inchiesta per «apologia del terrorismo».
Che tutto questo costituisse una miscela esplosiva ne erano ben consapevoli i servizi di sicurezza d’Oltralpe. Proprio l’altro ieri la radio Europe 1 aveva riportato l’allarme dell’intelligence di Parigi per la quale è stato «raggiunto un livello di tensione che avevamo 3 anni fa. Quando Charlie Hebdo aveva pubblicato di nuovo le caricature di Maometto». Una tensione che, il 16 ottobre 2020, aveva portato all’assassinio del professor Samuel Paty, anch’egli ucciso da un rifugiato ceceno.
L’attentato di ieri ha provocato varie reazioni politiche. Tra le prime ad intervenire, alcune le personalità di destra. Eric Zemmour, di Reconquête !, ha accusato «i politici» di aver «importato la morte sul nostro territorio». Jordan Bardella, del Rassemblement National, ha dichiarato che «bisogna fare di tutto per smantellare l’islamismo, i suoi soldati e le sue reti» e ha chiesto le dimissioni del ministro dell’interno Gérald Darmanin. Il capo dei Républicains, Eric Ciotti, ha invece domandato a Emmanuel Macron di decretare lo stato di emergenza. Curiosamente anche vari esponenti di Lfi si sono affrettati a manifestare la propria costernazione dopo l’attentato. È il caso di Jean-Luc Mélenchon e François Ruffin. Anche il Consiglio francese del culto musulmano e i Musulmani di Francia hanno condannato l’attentato «con fermezza», così come il vescovo di Arras. Nel pomeriggio di ieri è giunto sul teatro dell’attacco anche il presidente Macron. Arrivando al Liceo di Arras, il presidente ha salutato il coraggio del docente ucciso e dei suoi colleghi che «hanno senza dubbio salvato tante vite». Al tg delle 20 di Tf1 Darmanin ha detto che «c’è un legame con ciò che accade in Medio Oriente».
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