- Dai video in stile gangster ai sexy scandali, fino alla vicinanza con gli estremisti: il centravanti ha sempre fatto discutere.
- Il ministro francese Gérald Darmanin attacca il calciatore: «Legato ai Fratelli musulmani». Nel mirino le frizioni tra l’organizzazione e i sauditi.
Lo speciale contiene due articoli.
Pacchi di soldi, fucili, passamontagna, montagnole di crack. Il video di Walabok, brano del rapper Booba pubblicato nel 2016, mostra uno spaccato ansiogeno della vita in banlieue. Le parole spargono i soliti toni sbruffoni, mentre sullo schermo scorrono volti incattiviti, tutti arabi o neri. A un certo punto, dopo questa rassegna di facce da galera, compare un ragazzo con un cappellino che guarda a terra. Poi alza lo sguardo: è Karim Benzema, usato come emblema dell’orgoglio racaille. Ovvero «feccia», «canaglia», come vengono chiamati i teppisti delle banlieue.
Oggi Benzema ha fatto il salto di qualità: a circondarlo non sono più banditi di periferia, ma cinici sultani e, a sentire il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, anche gli islamisti dei Fratelli musulmani. Il rigorismo religioso salafita, in teoria, mal si concilierebbe con lo stile di vita dei video come quello di Booba, ma l’obiezione è astratta: come ha rilevato più volte lo scrittore Renaud Camus, infatti, nelle periferie nordeuropee non c’è soluzione di continuità tra i pusher di quartiere ed estremisti religiosi. Sono forme e gradi diversi assunti dallo stesso rifiuto della civiltà europea. In questo senso, Benzema è il vero simbolo del mondo sommerso che ribolle sotto la superficie delle città europee.
Karim Benzema nasce il 19 dicembre 1987, a Lione. È immigrato di terza generazione: suo nonno, Da Lakehal Benzema, lasciò il villaggio di Tighzert, nella Cabilia algerina, nel 1958. Con sé portò i suoi figli, tra cui il piccolo Hafid, di 7 anni. I Benzema si stabilirono a Lione, dove Hafid conobbe Malika Haddou, algerina dell’Oran, ma nata in Francia. Karim è il settimo e ultimo figlio nato dalla coppia, a cui vanno aggiunti due fratelli maggiori avuti da Malika in un precedente matrimonio. Quando nasce, i Benzema sono in Francia già da 30 anni. Coco, così era soprannominato da ragazzino, è un giovane timido e riservato. Il carattere schivo, la severità di papà Hafid e il sogno calcistico lo tengono comunque lontano dalle cattive abitudini che inghiottono uno a uno i suoi amici. A scuola va malino, ma tutti sanno già che la matematica non sarà mai il suo mestiere. Con il pallone tra i piedi, infatti, incanta. Inizia nel Bron-Teraillon, la squadra del sobborgo lionese in cui Karim vive, ma già a nove anni si accorge di lui l’Olympique lyonnais. Con i bianchi, rossi e blu batterà ogni record, imponendosi giovanissimo in prima squadra e qui mostrando le sue doti alla Francia e al mondo. Nel 2009 passa al Real Madrid, dove forma con Cristiano Ronaldo una delle coppie d’attacco più devastanti della storia del calcio. Il resto è storia, fino al Pallone d’oro 2022 e al trasferimento a peso d’oro ai sauditi dell’Al Ittihad.
Il timido Coco cresce protetto da un clan familiare e amicale impenetrabile. Come scrivono Gilles Verdez e Jacques Hennen, autori del libro Le systeme Benzema (Mazarine 2016), «questo è il sistema Benzema: cerchi concentrici di parenti, amici d’infanzia, agenti, che “blindano” la comunicazione. Fin dall’inizio viene affissa la legge Benzema: tutto è e resterà accuratamente chiuso a chiave». Ma l’isolamento non favorisce certo la responsabilizzazione. E infatti iniziano i guai. Nel 2010, si scopre che Benzema e altri tre giocatori della nazionale francese erano tra i clienti di Zahia Dehar, una prostituta all’epoca minorenne. L’attaccante ne uscirà pulito, ma con grande scandalo. Nel 2015, ancora un caso hot: Benzema viene accusato di aver ricattato il suo compagno di squadra, Mathieu Valbuena, a causa di un video porno di quest’ultimo. Stavolta viene condannato a un anno di carcere, con sospensione della pena, e a una multa di 75.000 euro, oltre a 80.000 euro da dare a Valbuena. Nel 2018, poi, membri del suo entourage saranno coinvolti in un tentativo di rapimento. Divenuto, pur tra queste disavventure, una colonna della nazionale transalpina, il centravanti non fa tuttavia nulla per nascondere il suo disprezzo per la Francia. Nel 2006 dichiara: «L’Algeria è il mio Paese, i miei genitori vengono da lì. La Francia è più un a cosa legata allo sport». Si rifiuta anche di cantare la Marsigliese: «Invita a fare la guerra, non fa per me». Il 21 novembre 2015, quando prima del Clasico tra Real Madrid e Barcellona viene suonato l’inno francese in onore delle vittime del Bataclan, Benzema è inquadrato mentre sputa platealmente per terra. Giurerà di non averlo fatto apposta. Quando viene fatto fuori dalla nazionale per i suoi guai, grida al razzismo.
Nel frattempo, diventa un idolo per tutti i ragazzini delle banlieue. Non solo in Francia: Karim Benzema è per esempio il titolo di un brano trap di Zefe, al secolo Kazir Siffedine, «artista» italomarocchino visto qualche tempo fa in giro per Novara con un machete.
Con il passare del tempo, Benzema comincia inoltre a mostrare una spiccata attenzione per gli ambienti dell’islam radicale. Nel 2022 il giocatore denuncia Damien Rieu, militante del partito Reconquête, che su Twitter aveva evidenziato foto e like «imbarazzanti» da parte di Karim. Come lo scatto con un imam radicale o il like a un lottatore di Mma che scriveva: «Che Allah faccia discendere il suo castigo su colui che offende l’onore del Profeta». Rieu verrà assolto.
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