Il progetto di Luigi Lovaglio, ad di Mps, che voleva trasformare la difesa dall’Opas di Intesa in una controffensiva a tutto campo perde pezzi. Prima Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm con il 29,3%, annuncia che non porterà le proprie azioni all’Ops.
Poi Francesco Gaetano Caltagirone, che ha deciso di votare contro tutti e cinque i punti straordinari dell’assemblea del gruppo toscano del 29 ottobre. Una bocciatura in blocco che rende sempre più accidentata la strada. Una corsa a nella quale gli ostacoli si moltiplicano prima ancora che la gara prenda il via.
Il risiko bancario si inclina verso Intesa
Delfin, con il 17,6% del capitale del Monte, ha annunciato che aderirà all’offerta di Intesa. Anche Edizione, la holding della famiglia Benetton, si è schierata a favore dell’operazione. Caltagirone e Crédit Agricole, con modalità diverse, hanno invece fatto sapere di non voler sostenere il progetto di Lovaglio. A sua volta la famiglia Tortora, che ha sostenuto ad aprile la candidatura di Lovaglio è pronta a vendere. Formalmente non è la stessa cosa: Caltagirone dice no al piano del Monte, Crédit Agricole dice no all’Ops su Banco Bpm. Ma l’effetto sul campo è piuttosto evidente: la bilancia del risiko si inclina verso Ca’ de Sass.
Intesa stanzia 20 miliardi per le piccole imprese
Intesa Sanpaolo nel frattempo gioca un’altra partita. Non soltanto nei palazzi della finanza, tra Ops, fusioni e aumenti di capitale, ma sul terreno molto più concreto dove una banca diventa sportello, Pos, prestito e consulenza. E qui la partita scala di parametro. Accanto alla Borsa che declina azioni e incroci di ricchezza, Intesa gioca anche la partita del territorio: 20 miliardi di euro per le piccole e piccolissime imprese di commercio, artigianato e turismo.
Dietro quel numero ci sono circa 800.000 clienti della Banca dei Territori: negozianti, artigiani, albergatori, piccoli imprenditori che hanno problemi assai meno astratti di una fusione societaria. Devono pagare una bolletta, rinnovare un laboratorio, ristrutturare un albergo, comprare un macchinario, investire nel digitale.
Il nuovo patto con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato prevede finanziamenti per innovazione, digitale, energia e riqualificazione. Ma c’è anche una misura che parla una lingua semplicissima: zero commissioni Pos per i pagamenti fino a 20 euro. Il risparmio complessivo per i piccoli esercenti è stimato in 100 milioni di euro. Nel bilancio di una grande banca possono sembrare una monetina finita sotto il divano. Per chi tiene aperto un bar, un negozio o una bottega, sono invece soldi veri. Perché la fiducia, alla fine, non si costruisce soltanto con i miliardi. Si costruisce anche con gli spiccioli. Meglio ancora, con quei piccoli euro che passano ogni giorno dal Pos insieme a un caffè, un panino, una bottiglia d’acqua. È la grande finanza che, per una volta, prova a rimettere i piedi per terra. Ma non finisce qui.
Oltre al credito per i nuovi prestiti la banca si farà carico del pagamento degli interessi per la prima rata dei nuovi finanziamenti a fine 2026 e per quelli di fine 2027 e fine 2028. Nel corso della conferenza stampa le hanno chiamate «le rate di Natale». Come non considerare un bel regalo una rata senza interessi?
Barrese: «Vicinanza, accompagnamento»
Stefano Barrese, alla guida della Banca dei Territori, usa due parole che in tempi di fusioni e scalate sembrano quasi rivoluzionarie: «vicinanza, accompagnamento». La maggior parte delle microimprese, ricorda, sono famiglie, spesso aziende con uno o due dipendenti. Non hanno eserciti di consulenti e uffici legali: hanno il proprio capitale, il proprio lavoro e spesso quello di una famiglia intera. Il messaggio di Intesa è dunque chiaro: stare accanto alle imprese e ai territori, accompagnandoli fuori da una fase difficile. E qui la parola territorio acquista un significato diverso. Nei documenti finanziari è una casella strategica. Per un commerciante è il marciapiede davanti al negozio. Per un albergatore è la stagione estiva. Per un artigiano è il laboratorio. Per una famiglia è lo stipendio di fine mese.
Unipol pronta a rilevare 635 filiali Mps
Ma la partita della grande finanza non si ferma qui. C’è anche Unipol.
Il gruppo assicurativo ha dato il via libera all’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, destinato, nell’ambito degli accordi con Intesa, a rilevare 635 filiali Mps che Ca’ de Sass dovrebbe cedere dopo il successo dell’operazione, per inserirle poi nel progetto con Bper.
Così, mentre Lovaglio prova a costruire una fortezza per fermare Intesa, Intesa sembra già avergli preparato il trasloco.
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