C’è un piatto di spaghetti alla carbonara in preparazione sui fornelli della finanza italiana. Non è una provocazione gastronomica. Perché se Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, e Carlo Messina, alla guida di Intesa Sanpaolo, dovessero trovare un terreno comune nella partita sulla governance di Generali, la rivalità fra i due gruppi potrebbe lasciare spazio a una convergenza tanto inattesa quanto significativa. Una tregua con il guanciale a fare da mediatore e il pepe nero a ricordare che, sotto la superficie, gli interessi restano robusti.
La definizione di «patto della carbonara» ha il vantaggio di rendere digeribile una materia che di leggero ha ben poco. Ed è su questo scenario che, ieri, si è svolto il consiglio d’amministrazione di Unicredit. Ufficialmente una panoramica sugli ultimi sviluppi della campagna tedesca dove ormai la conquista di Commerzbank è definita. Ma, secondo le indiscrezioni trapelate sul Sole 24 Ore, nell’informativa è entrata anche Banca Generali.
Unicredit torna a guardare al risparmio gestito
Per il gruppo guidato da Orcel sarebbe occasione per tornare nel ricchissimo settore risparmio gestito. Un’attività nella quale si prendono pochi rischi e si ricavano ricchissime commissioni. Un comparto dal quale la banca si è allontanata con la vendita di Pioneer ad Amundi. In questo quadro che sono da leggere le ricostruzioni del Sole 24 Ore su Banca Generali come un possibile target. Solo ipotesi, al momento, che però sono bastate ad accendere in Borsa il titolo (+3,4%) dell’istituto controllato dal colosso delle polizze.
D’altronde è proprio sul futuro della compagnia triestina che ruota tutta la partita del riassetto della finanza e delle banche in Italia. Intesa, in caso di successo dell’offerta su Mps, diventerebbe il primo azionista con il 13,35% e Unicredit con il 9% sarebbe il secondo. Una struttura che ripete uno schema antico. Quando le tre banche Iri (di cui i due colossi di oggi sono eredi diretti) controllavano Generali attraverso il filtro di Mediobanca.
Un quadro che ribadisce una logica antica: la proprietà di Generali deve essere condivisa. Un governance proporzionale senza ballottaggio. Per Banca Generali, questo scenario potrebbe essere lo strumento del compromesso: Messina, che ha già molte corazzate nel mare del risparmio gestito, la vende a Orcel, che invece deve accontentarsi di una scialuppa (il contratto di distribuzione con Amundi).
Banca Generali sale in Borsa dopo le indiscrezioni
Il titolo Banca Generali beneficia anche della promozione da «hold» a «buy», fatta di recente da Kepler Cheuvreux, che ha tuttavia tenuto invariato il prezzo obiettivo a 69 euro. Il report ritiene ingiustificata la sottoperformance registrata dal titolo nell’ultimo mese visto «il positivo slancio commerciale, i solidi fondamentali. Inoltre, le speculazioni della stampa su un possibile delisting da parte di Generali potrebbero determinare un rimbalzo a breve termine». Questa voce, circolata nei giorni scorsi, non aveva trovato alcun riscontro.
Commerzbank, attesa per il via libera della Bce
Tra i dossier di Unicredit, che il 9 novembre diffonderà in conti sui nove mesi a valle del consiglio del giorno prima, il principale resta quello su Commerzbank, su cui è atteso entro metà mese il via libera della Bce. Un passaggio a cui seguiranno l’ok dell’Unione europea che, ricevuta formalmente la notifica, ha fissato al 16 novembre il termine per l’esame della prevista fusione, e quello dell’Authority polacca.
Agli inizi del 2027, al più tardi a febbraio, si potrebbe tenere l’assemblea straordinaria con la quale Orcel e i suoi metteranno mano alla governance dell’istituto di Francoforte. Scontata l’uscita dell’attua presidente Jens Weidmann e della ceo, Bettina Orlopp, è già partita la ricerca del nuovo vertice.
Nel frattempo il gruppo italiano ha migliorato i rapporti con Berlino, frutto anche di ampi e diversificati colloqui istituzionali. L’ultimo con il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil che, tornato sull’argomento, ha ricordato come il dialogo con il ceo di Unicredit sia stato costruttivo e ha ribadito che Francoforte, nel nuovo assetto, dovrà mantenere un ruolo centrale.
Tra le condizioni poste anche che prosegua il sostegno alle Pmi tedesche e che siano salvaguardati i dipendenti. In questo senso è da registrare l’apertura dei sindacati, a lungo ostili alla fusione.
In Italia resta aperto il dossier BdM
In Italia, invece, Unicredit è sul dossier di BdM, l’ex banca l’ex Banca Popolare di Bari, oggetto delle offerte anche di Credem, Iccrea-Bppb e Credit Agricole. Nell’ambito del risiko in corso, poi, la banca guarda alle eventuali filiali in eccesso.
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