A sinistra Cecilia Sala. A destra Mohammad Abedini (Ansa)
Sui domiciliari a Mohammad Abedini (sgraditi agli Usa) la Corte d’Appello deciderà il 15 gennaio.
trasformato in paladino della libertà di stampa e sollecitato a fare tutto il possibile per liberare la giovane cronista.
Sempre fino all’altro ieri l’esecutivo non aveva alcun rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, e con la separazione delle carriere mirava a mettere sotto controllo politico pm e giudici. Dopo il resoconto sulle condizioni della reporter in una cella del carcere di Evin, senza materasso né coperte, però anche l’autonomia e l’indipendenza delle toghe di casa nostra può andare al diavolo, al punto che colleghi e compagni non vedono l’ora che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, trovi un escamotage per liberare il cittadino iraniano arrestato su richiesta degli Stati Uniti. Pazienza se la Procura generale di Milano ha dato parere contrario alla concessione dei domiciliari. E chi se ne importa se il tizio in questione sia sospettato di terrorismo: ciò che conta è liberare Cecilia, costi quel che costi.
Se prima della rappresaglia iraniana, Meloni era criticata perché isolata in Europa e accusata di avere deboli rapporti con gli Stati Uniti, pur di ottenere la liberazione della collega ingiustamente arrestata adesso si auspica che il governo si dissoci dagli alleati e prenda una strada che porti alla «liberazione di una donna incarcerata da un regime misogino e illiberale», anche se questo comporterà un qualche prezzo da pagare in politica estera, soprattutto con l’America.
Non so voi, ma se non ci fosse di mezzo una ragazza che non ha nessun torto se non quello di voler fare il proprio mestiere di giornalista, riderei di gusto delle contorsioni di certa sinistra e di gran parte della stampa. Per altri sequestrati speciali non ho visto tanta partecipazione, anche se le condizioni degli arrestati erano persino peggiori. Intendiamoci: non ho nessuna intenzione di sminuire le privazioni cui è sottoposta Cecilia Sala. Tuttavia, non riesco a ignorare che la mobilitazione per una giornalista è diversa rispetto a quella per un imprenditore o un «normale» lavoratore.
Poi naturalmente c’è da capirsi su quel che vuol dire mobilitazione. Ho letto nei giorni scorsi di appelli da parte di numerosi esponenti politici di sinistra, i quali invitavano Giorgia Meloni a riunire subito tutti i rappresentanti dei partiti per concordare una linea comune e ottenere la scarcerazione della cronista. «Notizie allarmanti, Meloni riunisca tutti i partiti. Sala va liberata e riportata a casa. È la priorità assoluta», hanno sostenuto con una nota congiunta sia la segretaria del Pd, Elly Schlein, che il responsabile Esteri del partito, Beppe Provenzano. «Chiedo alla presidente Meloni di riunire in sua presenza i leader di maggioranza e opposizione o semplicemente i capigruppo già oggi. O al più tardi domani. Siamo pronti a raggiungerla a Palazzo Chigi oggi o domani, interrompendo tutti le vacanze, perché la situazione è molto più seria e più grave di come è stata descritta ai giornali», ha fatto eco ai due Matteo Renzi. Al momento non risulta però che né il fondatore di Italia viva abbia interrotto le sue vacanze a Cortina, né la leader del Pd sia rientrata dall’estero di fronte a una situazione di una priorità assoluta. Anzi, ci risulta che la convocazione del Copasir, organismo parlamentare per la sicurezza della Repubblica, sia slittato per l’assenza di molti esponenti della sinistra. Perché con Cecilia bisogna fare presto, anche a costo di liberare un tizio che commercia in materiale bellico, ma le ferie no, quelle sono sacre.
Ps. Detto ciò, e messe da parte le piroette dei compagni di casa nostra, anche io, come Mario Giordano, penso che in certi casi serva un po’ di pragmatismo politico. Quando Craxi liberò Abu Abbas, il terrorista dell’Achille Lauro, sfiorò una crisi con l’America, ma la decisione fu utile al Paese. Liberare il tecnico iraniano forse non ha la stessa valenza, ma è utile per evitare la detenzione di una donna che non ha nessuna responsabilità nel caso in questione, se non di essersi trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato.