Schiaffo del giudice sportivo alla serie Asl
  • Arriva l’atteso responso sulla partita di Torino: vittoria per 3-0 alla Juventus, un punto di penalizzazione ai campani non presentatisi. Intanto Cristiano Ronaldo rientra dal Portogallo con volo privato: farà la quarantena in Italia. Contagiato Weston McKennie, bianconeri in isolamento.
  • È record di nuovi casi. Migliora la percentuale dei positivi. Allerta in Lombardia, però il 92% è asintomatico.

Lo speciale contiene due articoli.

L’eventualità di trasformare la Serie A di calcio nella Serie Asl, innescando ripercussioni sportive e politiche, c’era. Ma rimane nell’iperuranio delle ipotesi archiviate. È arrivata ieri, dopo otto giorni di attesa, la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastrandrea circa l’esito della partita Juventus – Napoli. In calendario il 4 ottobre scorso, non era stata disputata per l’assenza della squadra partenopea, bloccata dalle Asl regionali a causa della positività dei calciatori Zielinski e Elmas. Risultato: 3-0 a tavolino per i bianconeri e un punto di penalizzazione in campionato per i campani. Si tratta di una decisione di primo grado nei confronti della quale il Napoli ricorrerà alla Corte d’Appello Federale, ma per il momento il precedente giuridico ha un significato lampante: i protocolli anti-Covid stabiliti dalla Figc e dal Cts sono la linea guida di riferimento anche nei confronti della discrezionalità decisionale delle istituzioni sanitarie locali. Nel merito dei fatti, Mastandrea dice: «La nota della Asl Napoli 1 inviata venerdì (quando era già emersa la positività del napoletano Zielinski e, a distanza ravvicinata, del compagno di club Elmas, ndr) al medico sociale del Napoli dichiarava in maniera chiara e inequivocabile che la responsabilità nell’attuare i protocolli previsti dalla Figc per il contenimento dell’epidemia da Covid 19 è in capo alla società Napoli e pertanto l’Azienda sanitaria locale non ha alcuna competenza». E ancora: «I pronunciamenti descritti dalle Asl delineano un quadro che non appare affatto incompatibile con l’applicazione delle norme specifiche dell’apposito Protocollo sanitario Figc e quindi con la possibilità di disputare l’incontro di calcio programmato a Torino». Mastandrea sottolinea come la prima parte della corrispondenza tra la dirigenza del Napoli e le Asl non avesse un significato ostativo nei confronti della partenza della squadra per lo Juventus Stadium. Soltanto domenica pomeriggio, quando ormai non sarebbe stato possibile raggiungere il campo da gioco nei tempi previsti, le indicazioni delle Asl assumevano connotati prescrittivi. Ma il Napoli, si legge nella nota, avrebbe dovuto tentare di percorrere «tutte le strade astrattamente possibili» per la buona riuscita della trasferta, attenendosi alle norme Figc emanate nel mese di giugno. La decisione del giudice sportivo, pur rimanendo nell’alveo di una controversia di pallone, portava in dote cascami politici evidenti. Molti gli indizi nell’aria a certificarlo. Da un lato, gli otto giorni di tempo per ufficializzare una deliberazione che in una situazione di normalità sarebbe stata formalizzata nell’arco di 48 ore al massimo. Poi i commenti quasi sibillini del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, che auspicava una decisione figlia della «saggezza», e la parola saggezza, così generica e eterea, in un contesto simile, avrebbe potuto essere interpretabile in maniera non univoca, magari per qualcuno pure non del tutto favorevole all’applicazione tassativa delle norme. Non scordando le affermazioni del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a ridosso delle elezioni regionali della Campania, tutte a favore del governatore rieletto Vincenzo De Luca: «Il Napoli sostiene De Luca alle Regionali, è l’uomo migliore del momento», aveva scritto sui social il numero uno della compagine calcistica partenopea. De Luca, successivamente, non aveva tardato a difendere la decisione del Napoli di non schierare la squadra nel match contro la Juve: «Ci sono stati due giocatori positivi al coronavirus. Le Asl vengono investite del problema e fanno quello che prevede la legge. Mettono in isolamento domiciliare i contatti stretti, per fare i tamponi, e assicurarsi che siano negativi. Qui interviene una complicazione: la Federcalcio ha un protocollo in deroga rispetto alle disposizioni relative ai positivi del ministero della Salute e della regione. Nasce un polverone. Il protocollo è un atto privato che non conta niente dal punto di vista sanitario. I giocatori, sul piano sanitario, sono sottoposto alle stesse regole dei cittadini italiani», aveva affermato il presidente della regione Campania, indossando l’usbergo di paladino della discrezionalità territoriale. In tempi in cui tira l’aria di un’ennesima reclusione forzata per i cittadini, con il virologo Andrea Crisanti che quasi si sfrega le mani nel vaticinare un possibile confinamento domestico per tutti in vista del Natale, si comprende come la posta in gioco, oltre che sportiva, fosse politica e sociale. La decisione assunta dal giudice sportivo di Lega Mastandrea sigla un precedente. Nel futuro, in qualunque caso, il protocollo previsto dalla Figc per la gestione del calcio in tempi di Covid sarà l’unico testo a cui attenersi. Chi farà riferimento alle aziende sanitarie locali e non schiererà la propria squadra, perderà la partita a tavolino. La discussione è destinata a tornare con ciclicità, considerato il bollettino degli atleti contagiati. Proprio sul fronte Juventus, l’altro ieri è giunta la notizia della positività di Cristiano Ronaldo, che ieri ha deciso di salire a bordo di un aereo privato e tornare in Italia dal ritiro della nazionale portoghese dove si trovava in isolamento, per trascorrere i dieci giorni di quarantena a Torino. Non è l’unico calciatore bianconero ad aver contratto il Covid. Ieri il tampone ha dato esito positivo anche al centrocampista statunitense Weston McKennie. Tutta la squadra è tornata da ieri sera in isolamento fiduciario al JHotel.


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