L’oro arriva lo stesso. Anche se l’acqua è torbida, anche se galleggiano plastica, rami e detriti. La Senna continua a essere il grande paradosso del nuoto internazionale: un fiume che avrebbe dovuto rappresentare la rinascita di Parigi dopo il maxi investimento pubblico per renderlo balneabile e che invece, ancora oggi, divide organizzatori e atleti.
L’Italia, però, continua a fare quello che le riesce meglio: vincere. Agli Europei di Parigi oggi è Ginevra Taddeucci a conquistare la medaglia d’oro nella 10 chilometri in acque libere, precedendo di quasi dieci secondi l’ungherese Viktoria Mihalyvari Farkas.
Sul podio sale anche Linda Caponi, bronzo, completando una doppietta tutta toscana che conferma il dominio azzurro nel fondo.
«Acqua sporca e plastica»: lo sfogo di Ginevra Taddeucci
Ma a fine gara, più che dell’impresa sportiva, si torna inevitabilmente a parlare dell’acqua.
«La Senna era bella sporca, ho trovato di tutto: rami, foglie sugli occhialini e tantissima plastica. Sarà biodegradabile», racconta Taddeucci senza usare giri di parole.
E rincara la dose: «Lì dentro c’erano cose indicibili. Meno male che dicevano fosse pulita, figurati se era sporca. Il campo di gara delle Olimpiadi del 2024 secondo me era perfino più pulito».
L’allarme di Paltrinieri e i rischi per la salute degli atleti
Parole che riaprono una polemica mai davvero chiusa. Già ai Giochi olimpici di Parigi 2024 la qualità dell’acqua era stata al centro delle contestazioni. Piogge, livelli elevati di batteri come l’Escherichia coli, allenamenti annullati, gare rinviate e, soprattutto, numerosi atleti finiti indisposti dopo aver nuotato nel fiume.
Tra i più critici c’è sempre stato Gregorio Paltrinieri. Anche quest’anno, insieme ai principali specialisti mondiali del fondo, aveva chiesto a European aquatics di spostare le prove in un’altra sede. Richiesta respinta.
«Abbiamo inviato due lettere firmate dagli atleti più forti, da Wellbrock a Rasovszky», ha spiegato al Corriere della Sera. «Non ci fidiamo. Agli Europei le gare in acque libere vengono prima di quelle in piscina: se stai male dopo la Senna rischi di compromettere tutto il resto della manifestazione».
Il ricordo delle Olimpiadi è ancora vivido. «Partivamo in trenta e almeno dieci sono finiti in ospedale». E ancora: «I parigini magari ci fanno un bagno di pochi minuti senza mettere la testa sott’acqua. Noi dobbiamo nuotarci dentro per quasi due ore bevendo acqua putrida».
Non è solo una questione di percezione. Anche la Società italiana di medicina ambientale ha ricordato come, nonostante gli interventi effettuati negli ultimi anni, i bagni nella Senna non siano completamente privi di rischi, soprattutto dopo precipitazioni intense che possono compromettere la qualità microbiologica dell’acqua.
Il paradosso della Senna: l’Italia trionfa oltre gli ostacoli
Le testimonianze degli azzurri sembrano confermarlo. Come quella di Andrea Filadelli, che ha chiuso al settimo posto della 10 chilometri degli Europei: «Ci ho provato troppo presto, ho bevuto troppo e avevo un po’ di conati di vomito e non mi sono sentito benissimo in gara».
Eppure, nonostante tutto, l’Italia continua a fare incetta di medaglie. Quello conquistato da Taddeucci è il quarto oro azzurro della rassegna continentale.
Fortunata per il risultato. Molto meno per quello che c’è dentro l’acqua. Perché il vero paradosso resta tutto qui: mentre la Francia continua a difendere la scelta simbolica della Senna come teatro delle grandi competizioni internazionali, sono ancora gli atleti a pagarne il prezzo.
E gli italiani, ancora una volta, dimostrano di essere più forti persino di un fiume che continua a fare discutere.
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