Mancini conferenza 500 euro
Claudio Ranieri e il presidente della Figc, Giovanni Malagò, alla presentazione del nuovo ct della Nazionale Roberto Mancini (Ansa)

L’era dei Divi inizia alle 18.20 di un pomeriggio da cammelli. Nella sede parolina della Federazione italiana giuoco calcio arrivano il Divo Giovanni e il Divo Roberto per la prima conferenza stampa del nuovo ciclo azzurro. Quello che deve arrivare a Uefa Euro 2032 possibilmente non da spettatori e neppure facendosi prendere a pallate dai primi pellegrini che passano.

Malagò e Mancini si concedono (a pagamento) ai giornalisti in impeccabile abito blu sartoriale, con il Mancio che alla cravatta federale abbina addirittura una camicia bianca, nonostante l’ora ambigua. E anche grave, viste le condizioni del famoso «movimento», come avrebbe detto l’ex presidente Gabriele Gravina.

In realtà, la svolta fashion della Nazionale scivola immediatamente su un dettaglio non proprio elegante. In mattinata viene fuori che i vari broadcaster, per trasmettere l’esordio dei Divi sul carpet azzzurro devono sganciare 500 euro. Cos’è, una charity? Una festa all’Aniene? Seguirà buffet in stile Prima Repubblica? Il presidente della Fgci, da uomo di comunicazione, affronta subito la topica, chiede in qualche modo scusa, spiega che non ne sapeva nulla e che nel giro di poco risolverà il problema. Che sarebbe legato ai soliti maledetti diritti tv e a un qualche contratto con Mamma Rai (quindi stipulato per il nostro bene). C’è da credergli, perché in anni e anni di guida del Coni, il mitico «Megalò», come lo chiamano da sempre anche per la sua munificenza, non ha mai fatto una simile figura da pitocchi. Anzi. Ma pare che per il balzello non fosse la prima volta e che fosse stato istituito nel 2020. Andava bene a tutti, prima dei Divi? Comunque ieri si è ancora pagato e basta, come le multe ingiuste.

Il protagonista del giorno è però il Divo Roberto: un curriculum ineccepibile, una presentabili assoluta, ma anche una montagna d’immagine da risalire per via di quel pessimo addio di tre anni fa, fatto di eliminazione ridicola alle qualificazioni mondiali e immediata fuga in Arabia Saudita, dove lo hanno ricoperto di petrodollari per dare una verniciata di credibilità a un pallone di sabbia e cartone. E se il suo mancato predecessore, Andrea Pirlo, nei giorni scorsi è stato crocefisso per una gita pubblicitaria nella Russia di Putin (al soldo di una casa locale di scommesse online), a Mancini non si fa pesare che se digiti «Arabia Saudita» e «rispetto diritti umani» o «democrazia» su un motore di ricerca, ti esce il record mondiale di esecuzioni capitali in un solo anno, (fonte: Amnesty International) e una lista di violazioni più lunga dei convocati di Ringhio Gattuso. Oltre a un interminabile rosario di violazioni dei diritti delle donne e della comunità gay, che se solo lo sapessero gli sponsor della Nazionale italiana finirebbe che Malagò dovrebbe vendere le immagini non a 500 euro, ma a mezzo milione a botta. Ieri però Mancini ha chiesto pubblicamente scusa per come lasciò l’Italia e anche questo conta qualcosa.

Gli sponsor però saranno contenti della nuova era dei Divi. Il rischio di dirigenti o allenatori bassi, malvestiti, pelati, cicciottelli, con capigliature improbabili o assenti, e con un italiano già pronto per la Gialappa’s Band, è stato bellamente evitato. Poi, ovviamente, qui c’è anche la sostanza. Il nuovo direttore tecnico, Claudio Ranieri, è una garanzia sotto tutti i profili: umano, manageriale e sportivo. Il Mancio, come ex calciatore non ha bisogno di presentazioni, come allenatore ha vinto sia in Italia che all’estero e da ct azzurro è l’ultimo che ci ha fatto godere, con una vittoria all’Europeo nel quale eravamo partiti a fari spenti. Inoltre, il Divo Roberto è un pragmatico, che fa giocare i calciatori nel loro ruolo, senza inventarsi cose strane, e che ha l’umiltà di chiamare i colleghi di club e chiedere informazioni sui giocatori. Ieri, al di là dei comprensibili imbarazzi, è pure sembrato motivato. Il Divo Giovanni, infine, è il dirigente sportivo più esperto e longevo d’Italia, con una sensibilità politica che ne fa l’Andreotti dello sport.

Ma soprattutto, ieri, con quella gaffe terribile della simpatica «Pay per view», si sono finalmente chiuse le due settimane forse più grottesche nella storia della Figc. Un concentrato di errori che, se possibile, ha surclassato le miserie sportive viste in campo negli ultimi anni. Il maldestro tentativo di ingaggiare Pep Guardiola, naufragato in mondovisione. Un monumento vivente come Paolo Maldini, già vittima innocente della peggior dirigenza milanista che si ricordi, che scende a Roma e si incarta con il suo amico Pirlo in un’improbabile rimpatriata di rossoneri. Infine Malagò che se li cucina tutti e mette a segno il trionfo romanocentrico dell’Aniene, dove tra i soci figura anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, oltre a Mancini, naturalmente. Da oggi, se Dio vuole, questo delirio è terminato e si può ricominciare a sognare un po’ anche con la Nazionale di calcio, ricordandoci sempre che chi oggi ha meno di 12 anni non ha mai visto l’Italia giocare ai Mondiali. Dopo cotanto disastro, nessuno metterà fretta al Divo Roberto. Oltre alle qualificazioni a Spagna 2030, il vero obiettivo è di arrivare agli Europei del 2032, ospitati in condominio con la Turchia, con una squadra che possa vincerli. Diversamente, facendo i debiti scongiuri, saremo 60 milioni di fashion victim.

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Roberto Mancini (Ansa)

Il ct: «Fu come lasciare la donna della vita»

«Avevo perso la donna della mia vita», dice Roberto Mancini. Di questi tempi siamo in tema di Odissea, considerato il film di Nolan nelle sale, e sapete che cosa lascia intendere Odisseo a proposito del canto delle sirene? Che le sirene cantino agli uomini (anche) gli amori vissuti e il dramma di averli perduti.

E per Mancini/Odisseo la Nazionale non è una sirena: è Itaca, è Penelope, è il ritorno a casa, a cui giura amore eterno. «Tre anni fa, tra me e il presidente Gravina era mancata la comunicazione. Per questo me ne ero andato. Se ci fossimo parlati, la vicenda sarebbe finita diversamente». La responsabilità? «Mia, tutta mia», ammette con l’occhio sognante. «Sono dispiaciuto. Davvero. Ci siamo parlati dopo». Ecco il modo per farsi perdonare dai tifosi, il mazzo di fiori gigantesco: «L’unico modo di farmi perdonare è far giocare bene la squadra, fissando gli obiettivi e proponendomi di vincere uno, magari due trofei. Se la Nazionale giocherà bene, gli italiani mi perdoneranno».

Il contratto prevede quattro anni di rapporto, ma Mancini si immagina come sir Alex Ferguson ai tempi del Manchester United: «Mi piacerebbe spingermi oltre, continuare». In mezzo a cotanta dichiarazione d’amore e d’intenti si insinua guizzante il direttore tecnico Claudio Ranieri. Un anno fa proprio lui declinò la proposta di sedersi sulla panchina italiana: «Dissi di no col cuore, sebbene mi dispiacesse, ero troppo legato alla Roma». Ma oggi è diverso, Ranieri si imbarca sulla nave per Itaca contemplando le rovine azzurre con esperto ottimismo: «Gianni Malagò mi ha chiamato lunedì sera, ho accettato di buon grado. Mancini è un eccellente allenatore, io mi occuperò del dietro le quinte, della filiera giovanile, del rapporto con i club».

Già individuati alcuni aspetti su cui incidere: «Le scuole calcio oggigiorno costano troppo, molti genitori non possono permettersele per i loro figli. Il calcio deve tornare nei campetti, nelle parrocchie, i ragazzini che non hanno mai visto la Nazionale disputare un Mondiale devono tornare a innamorarsi del pallone». Come procedere: «Nelle giovanili si esasperano troppo gli aspetti tattici, poco quelli tecnici. Bisogna tornare ai fondamentali: insegnare ai ragazzi come si dribbla, come si tira, come si stoppa. Tattica, diagonale, utilitarismo arrivano dopo. Un po’ come accade nelle scuole tennis, dove prima si insegnano le basi», specifica Ranieri.

Già, il tennis, ormai metro di misura dell’affezione tricolore per lo sport. Una volta c’era Totti, oggi Sinner. Mancini crede nell’omogeneità di un progetto multilvello: «Le nazionali, da quella maggiore alle under 21,20,19 devono pensare allo stesso modo per permettere ai giocatori di adattarsi. E poi un ragazzo giovane ha margini di miglioramento notevoli. In tre mesi può evolversi tanto. Ricordatevi di Zaniolo: quando venne da noi la prima volta non aveva mai giocato in Serie A. Nel primo raduno era in difficoltà, nel secondo era un altro giocatore». L’Italia ripartirà dal 4-3-3: «La base sarà quella, ci darà uno spirito offensivo. Troveremo i nuovi Bonucci e Chiellini per far da chioccia ai giovani. Nel 2018, il 90% dei giornalisti riteneva l’Italia la settima o ottava squadra in Europa. Non sono mai stato d’accordo. Se in quattro anni abbiamo centrato 37 risultati utili di fila, e la Spagna ci ha rubato il record, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono. Quando l’Italia va al Mondiale o all’Europeo, diventa pericolosa. Sempre. Il nostro obiettivo è formare una squadra subito e puntare a ottenere risultati dappertutto: Nations League, Europeo, Mondiale».

Certo, in Serie A gli stranieri la fanno da padrone: «Bisognerà riflettere su questo, perché valorizzare un bravo calciatore italiano che riesce a disputare i Mondiali fa comodo pure ai club», puntualizza Ranieri. Continuando: «Le squadre sono piene di atleti giunti dall’estero, non va bene. Chiederò aiuti a tutti, alla politica se serve. Ne va della nostra italianità. Bisogna dare l’opportunità a Roberto di poter scegliere. Io spero che tutti possano far giocare calciatori italiani, in Serie A e in Serie B». E però i tempi di Vieri e Inzaghi sono lontani. Il Mancio neppure su questo è pessimista: «Non credo che lì davanti siamo messi così male. Ci sono Pio Esposito, Kean, Retegui, e nessuno di questi va considerato giovane esordiente. Spero che i nuovi nomi facciano gli stessi gol che ha fatto Immobile in Serie A».

Malagò in versione moderatore parla di continuità con la gestione Gravina e non tutti lo vedono come aspetto positivo. Ma lui ribadisce: «Gravina mi ha detto che sono stato bravo, mi ha parlato di una condivisione totale nella scelta di Roberto e Ranieri. Quando Claudio mi ha detto “ok, vengo”, il tutto con grande entusiasmo, ero stracontento». Pure Gigio Donnarumma gli ha scritto: «Era ciò che volevamo». Insomma, Maldini e Pirlo sembrano Circe e Calypso ormai lontane. Il primo banco di prova sarà il 25 settembre in Nations League.

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