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Andrea Pirlo (Ansa)

Pep Guardiola ha detto di no, Andrea Pirlo ha detto sì. Non sarà l’inventore del Tiki-Taka il ct azzurro, e il direttore tecnico della Figc Paolo Maldini, col consigliere-advisor Leonardo, puntano a tutta forza sull’ex campione di Milan e Juve.

Con lui arriverebbero Roberto Baronio nel ruolo di vice, Paolo Bertelli come preparatore atletico e Marco Savorani preparatore dei portieri. Manca la firma: l’ufficialità potrebbe coincidere col prossimo consiglio federale, fissato per martedì prossimo, ma ormai ci siamo.

Vediamo ai fatti. Forse sarebbe stato più prudente per la Figc trincerarsi dietro un silenzio tattico circa la trattativa col mister catalano e poi, una volta confermato un nome, raccontare i retroscena ex post. Ora chiunque raccoglierà l’eredità nominale di Pep, a questo punto Pirlo, si caricherà sulle spalle il fardello d’esser considerato non un’alternativa, ma un ripiego. Nel caso di Antonio Conte o di Roberto Mancini, il lignaggio li avrebbe tutelati dal raffronto. Nel caso del mister bresciano – non per le doti potenziali, ma per il curriculum sulle panchine – molto meno. La scelta tuttavia segue una logica.

Incassato il rifiuto del più blasonato, si punta sul più giovane, in sintonia con un Maldini che lo ha sempre stimato fin dai tempi in cui era dirigente al Milan, e disposto a plasmare su di lui un progetto sul lungo periodo. Per Pirlo, sciolti i vincoli con lo United Fc di Dubai, sarebbe pronto un contratto quadriennale (fino al Mondiale 2030) a circa 1 milione e mezzo di euro all’anno. Decisamente pochi danari rispetto a quei «20 milioni, che nel caso di Guardiola potremmo spendere facendo un’eccezione» di cui parlava Gianni Malagò a margine della riunione di Lega Serie A giovedì scorso. Guardiola, pur solleticato da un progetto che lo avrebbe coinvolto fino ai Mondiali con carta bianca sulla nazionale maggiore, sui comparti giovanili e con la garanzia d’essere affiancato da un nucleo di osservatori di prim’ordine capaci di alleviargli il peso di trasferte costanti, ha tenuto fede all’impegno di dedicarsi alla famiglia: «Sono onorato, ma non me la sento», ha concluso. Pirlo, fanno sapere in federazione, sarebbe qualcuno «che ragiona come ragioniamo noi», terreno vergine rispetto ai già affermati Mancini (che si diceva fosse il preferito di Malagò) e Conte.

Il modello della Spagna vittoriosa ai Mondiali appena trascorsi resterebbe la stella polare da seguire: puntare sui vivai, alimentando l’interazione tra le selezioni giovanili e quella maggiore. Il tempo stringe. Dal 25 settembre ci saranno le sfide di Nations League. Prima il Belgio, poi la trasferta con la Turchia. A ottobre toccherà alla Francia, poi una nuova partita con i turchi. «Vogliamo creare un movimento che coinvolga tutti, altrimenti non riusciremo a uscirne», ha sottolineato Leonardo. Si chiama fuori dalle trattative Gigi Buffon: al portierone era stato proposto di riprendersi il posto di capo delegazione azzurro dopo le dimissioni dello scorso aprile, ma l’ex capitano della Juventus pare voglia concentrarsi sullo studio per diventare a tutti gli effetti un dirigente di club. Si cerca un rimpiazzo tra gli ex calciatori-simbolo della nazionale che fu.

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