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Andrea Pirlo (Ansa)

Andrea Pirlo rischia seriamente di non diventare più il nuovo allenatore della Nazionale italiana. La sua colpa? Il legame con Fonbet, la maggiore agenzia russa di scommesse, è diventato un caso politico internazionale che non può non toccare la Figc. Contro di lui si schierano, tra gli altri, Carlo Calenda, leader di Azione, e Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, e perfino Andriy Shevchenko, presidente della Federazione calcistica ucraina, nonché ex compagno di squadra. Prova a proteggere il calcio dalle interferenze politiche, invece, Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale.

Il presunto connubio tra Pirlo e la Russia risale allo scorso ottobre, quando l’ex campione azzurro diventa global ambassador di Fonbet, agenzia di scommessa legata a Sergey Lomakin, proprietario dello United Fc di Dubai, squadra allenata dallo stesso Pirlo. La sua posizione «peggiora» ulteriormente a maggio, quando partecipa alla superfinale di Coppa di Russia per firmare autografi e posare con i tifosi, mentre Kiev subisce uno dei bombardamenti più intensi. In entrambe le occasioni divampa la polemica: Ucraina e media occidentali accusano Pirlo di essersi «venduto ai soldi sporchi russi».

In precedenza, anche altri ex calciatori erano stati travolti dalle critiche per la loro partecipazione a eventi organizzati in Russia. I bersagli, in quelle occasioni, erano stati Marco Materazzi e Francesco Totti.

Nel caso di Pirlo, gli attacchi sono coincisi solamente quando il suo nome è stato accostato alla panchina azzurra. Il direttore tecnico Paolo Maldini e l’advisor Leonardo avevano un accordo verbale per un contratto di 1,5 milioni più bonus fino al 2030 da formalizzare entro metà settimana, dopo il rifiuto di Pep Guardiola. In più, il curriculum da allenatore di Pirlo non è così roseo come quello da calciatore: spiccano solo le esperienze non del tutto convincenti alla guida di Juve, Fatih Karagümrük e Sampdoria.

Così, la furia antirussa ha potuto attecchire assai facilmente. Significativa la posizione di Pina Picierno: «Pirlo da allenatore, fin qui, ha mostrato ben poco. Inoltre, non interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin». «Chi ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali», ha tuonato Calenda. «Condanno ciò che hanno fatto», le parole di Shevchenko riferite a Pirlo e agli altri, «io ho espresso il mio disappunto, loro lo sanno. Mi ha ferito». Perfino il Codacons si è mosso annunciando esposto formale all’Agcom per violazione del divieto di pubblicità e sponsorizzazione di scommesse e il ricorso al Tar qualora Pirlo venisse nominato commissario tecnico.

D’altra parte, c’è chi discerne con più lucidità i piani della politica e del pallone. «Non vedo questione etica», ha affermato Vannacci, «la sponsorizzazione non deve interessare a nessuno: cultura, arte e sport devono restare fuori da politica e relazioni internazionali. Questa non è una cosa che va presa in considerazione per valutare incarichi eventuali a Pirlo, dove invece va valutata la competenza. Come feci con Buttafuoco a Venezia, dunque, a lui do la mia solidarietà». Più lapidario e da tifoso il commento del presidente del Senato Ignazio La Russa: «Che Dio ce la mandi buona. Pirlo è stato un grande campione: ma come allenatore è un salto nel buio».

Nel frattempo, il presidente della Federcalcio Giovanni Malagò prende tempo provando a capire se il legame con Fonbet sia un accordo personale o una clausola legata alla panchina dello United Fc. Pirlo ritiene le polemiche «strumentali e ipocrite» mentre rimane in ritiro in Austria con la sua squadra araba.

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