Quell’uomo saggio di Jean Ziegler, il sociologo svizzero che vent’anni fa pubblicò un bestseller intitolato La privatizzazione del mondo, non ha fatto in tempo a vedere lo scempio che il suo connazionale Gianni Infantino sta tirando fuori dal cappello a cilindro per concludere con la distruzione del calcio mondiale.
Ziegler è morto lo scorso 10 giugno nel suo letto a Ginevra, poche ore prima che iniziasse uno dei Mondiali più brutti di sempre. Il filosofo aveva previsto già nel 2005 che «l’occupazione del tempo libero da parte del grande capitale internazionale» non avrebbe risparmiato neppure lo sport e che i colossi dell’intrattenimento avrebbero trasformato anche i Mondiali di calcio in un prodotto standardizzato, in mano agli sponsor, ai diritti tv e a logiche che dovrebbero risparmiare almeno lo sport.
Nei giorni scorsi, Infantino ha messo sul tavolo della Fifa un piano che anche Antonio Conte definirebbe agghiaggiante: privatizzazione del pallone mondiale con ingresso di grandi fondi nel capitale. Ieri pomeriggio, però, la Uefa ha battuto un colpo. E che colpo: immediato blocco della partecipazione delle squadre europee a qualunque manifestazione Fifa.
Le 55 federazioni affiliate all’Uefa hanno capito dove vuole andare a parare Infantino, un monarca dal pugno di ferro nel guanto di velluto, che tratta Donald Trump come fosse il suo dante causa ed è un campione nel racimolare i voti che gli servono da federazioni che al massimo possono esprimere un paio di calciatori da seconda divisione e da Stati che per organizzare un Mondiale si venderebbero anche gli asili.
Dopo giorni di indiscrezioni, martedì è uscito lo schema del piano: spin-off delle attività commerciali Fifa in un apposito nuovo veicolo societario, per creare un colosso da 20 miliardi di dollari di ricavi annui. Il 20% delle quote verrebbe poi girato a investitori privati, guidati da un fondo newyorchese creato da Joshua Kushner.
Joshua, 41 anni, è un imprenditore e produttore con fama di liberal. Ma è stato risucchiato nell’ombra della Casa Bianca perché suo fratello Jared ha sposato Ivanka Trump, figlia di The Donald.
Tecnicamente, il 20% non si può definire una privatizzazione vera e propria, ma se passasse il colpo di mano di Infantino, intanto si aprirebbe un primo portone, e poi si farebbero entrare i venture capitalist del Nord America. Il resto sarebbe un gioco da ragazzi. Come, per esempio, portare i privati dal 20 al 40 fino al 51%, oppure cambiare la governance e stabilire che si comanda anche con il 20%, come si fa in Olanda, in Regno Unito e in mezzo mondo.
La reazione dell’Uefa è stata durissima, perché il piano è stato preso innanzitutto come «un ultimatum inaccettabile». Nella nota emessa dall’Uefa al termine di una riunione online convocata d’urgenza, si legge: «È irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto, e portata quasi all’approvazione, senza alcuna consultazione significativa con coloro a cui è affidata la gestione di questo sport».
Quindi dall’Europa si fa notare che «non si tratta solo di una grave mancanza di leadership, ma di una vera e propria abdicazione al dovere della Fifa di custode del calcio mondiale». Vabbè, anche questa retorica del custode, quando si sa che spesso il custode è il secondo sospettato dopo il giardiniere, lascia un po’ il tempo che trova. Chi sia il capo della Fifa, l’Uefa non lo scopre certo oggi.
In ogni caso, la Federazione parla di «intimidazione» e di «atto di coercizione indegno». Ma quando si sarebbe tentati di dire che, vabbè, sono solo parole consegnante al vento, nell’era del potere più arrogante di sempre, ecco il fallo di reazione. Nessuna nazionale dell’Uefa parteciperà più ad alcuna competizione della Fifa finché queste proposte non verranno ritirate da Infantino. Non solo, ma niente scherzi con i cassetti.
L’Uefa pretenderà, perché le varie Spagna, Inghilterra, Germania e Norvegia tornino in campo, «garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni a proprietà private». Tradotto in parole da gradinata: caro Infantino, il prossimo Mondiale te lo fai con il Benin, il Togo e la Corea del Nord (con tutto il rispetto per i loro popoli), te lo organizzi in qualche deserto tra i pozzi petroliferi e poi, se va bene, finalona a sorpresa tra Argentina o Brasile e Stati Uniti.
A parte gli scenari grotteschi, la mercificazione finale del calcio made in Switzerland partorita dall’Infantino si venderà qualunque competizione, da quelle dei bambini a quelle femminili. Velo compreso, quando serve all’emiro di turno.
Per ora, questa palla medica scagliata ieri dall’Uefa sta nel campo dell’Uomo che rimetteva le squalifiche. Da calendario ufficiale, il prossimo torneo della Fifa si svolgerà proprio in Europa ed è la Coppa del Mondo femminile Under 20, in programma in Polonia dal 5 settembre. Se non si trova una soluzione in tempi rapidi, per giocarla Infantino rischia di doversi affidare a una milizia privata. O di portare le ragazze a giocare nel giardino di casa sua.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >