È tornata, a 55 anni dal debutto, a essere il successo dell’estate: «Eppure mi son scordato di te» di Mogol–Battisti. Potrebbe essere l’inno degli europei di nuoto che si disputano a Parigi tra una settimana: «Un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più». Solo che Emmanuel Macron si è doppiamente infognato.
Da una parte se la piglia con Giorgia Meloni che chiude Schengen; poi però sostiene che lui deve sorvegliare il confine franco-iberico e mobilita la Marina e l’esercito, ma vuole salvare i «nuotatori» marocchini che assaltano Ceuta. Dall’altra rischia di avvelenare i campioni dello stile libero.
Il presidente francese fa un carpiato con doppio avvitamento e sottolinea: «Di fronte alla situazione migratoria a Ceuta, sono stato in contatto con il presidente del governo spagnolo per esprimere la nostra solidarietà e offrire tutta l’assistenza necessaria, anche attraverso Frontex».
Dunque sono pronte ciambelle di salvataggio per i marocchini e c’è un bagnino francese che sorveglia le spiagge? Tutto si fa, ma a spese degli altri; si dice che monsieur Macron sia pure di braccino corto, il che contrasta con la bracciata lunga indispensabile per vincere nelle gare di fondo. Così, a due anni dalle Olimpiadi, riciclano tutto. Proprio tutto magari no, si sono dimenticati di riciclare l’acqua del fiume. Così se il tuffo non è dove l’acqua è più blu, eccolo il verso giusto: «Ma che disperazione nasce da una distrazione». È il super campione Gregorio Paltrinieri a spiegare che la distrazione sulla Senna può diventare disperazione per un atleta che s’ammala. Ma Emmanuel Macron ha manie di grandeur anche se non deve aver letto bene: Alexandre Dumas scrisse Vent’anni dopo, non dopo due anni stessi errori stesse impuntature.
Paltrinieri: «La Senna è un rischio per la salute»
Era il 6 agosto del 2024 e dieci atleti finirono in ospedale dopo gli allenamenti nella Senna dove si fece disputare la dieci chilometri di nuoto. Nel fiume c’era di tutto: escherichia coli, salmonella, sostanze chimiche irritanti. Un’atleta canadese del triathlon vomitò per trenta volte: dettero una ripulita, ma vollero comunque che si gareggiasse nel fiume. Stavolta è di nuovo così.
Non le manda a dire Gregorio Paltrinieri, il più longevo degli atleti di vertice del nuoto mondiale, uno che ha vinto tutto il possibile e forse anche di più. Parte per Parigi arrabbiatissimo ed è stato acclamato «sindacalista dei nuotatori». Ieri in una intervista al Corriere della Sera è stato, per dirla alla francese, tranchant. «La Senna ci fa paura, abbiamo paura dell’escherichia coli, dell’acqua putrida. Alle Olimpiadi partimmo in 30 per il fondo e in 10 sono finiti all’ospedale. Io arrivavo da gare eccezionali in vasca: argento nel 1500, bronzo negli ottocento»; nella melma della Senna finì però nono. «Quello che più mi dispiace – scandisce Greg – è che nel nostro sport l’atleta conta poco».
Viene da dire meno di un migrante, almeno per Macron. «Abbiamo inviato due lettere – spiega Greg – all’European Acquatics per spostare le gare in un laghetto vicino Parigi, ma niente. Ci concedono di fare analisi indipendenti delle acque del fiume e ci rimborsano le spese mediche se qualcuno dovesse stare male. Tutto qui. Ci hanno detto che c’è un piano B, ma sempre sulla Senna e che se i parigini fanno i tuffi nel fiume vuol dire che va tutto bene. I parigini neanche mettono la testa sott’acqua e mica ci nuotano per quasi due ore dentro». E poi l’ultimo sfregio: «Abbiamo chiesto di posticipare le gare di fondo rispetto a quelle in piscina così che se uno si sente male dopo le gare nel fiume non si pregiudica gli altri risultati», ma nulla da fare!
Macron tra immigrazione e polemiche sulla Senna
La ragione? Un investimento da 1,4 miliardi di Emmanuel Macron per poter dichiarare di avere ripulito la Senna, i volantini pubblicitari del neosindaco parigino il comunista Emmanuel Gregoire che invita il popolo a una vacanza al Senna-Beach della Paris-Plage per «mitigare gli effetti del riscaldamento climatico» e la necessità di tutelare la grandeur francese che non ammette difetti. Probabilmente all’Hotel de Ville di Parigi leggendo Greg Paltrinieri avranno esclamato, con aria di supponenza, «les italiens». È l’atteggiamento che Macron – pare fuori di Senna – ha avuto con Giorgia Meloni criticata per l’eccessiva fretta – a suo dire – sulla chiusura di Schengen. Salvo far sapere che ha chiesto al suo ministro dell’Interno di rafforzare i controlli alla frontiera iberica mobilitando quattro unità con autoblindo, aerei e droni.
«Abbiamo inteso – ha reso noto il presidente francese – rafforzare il dispositivo adottato dal 2020 per proteggere il confine franco-spagnolo, attraverso brigate congiunte e un’azione coordinata contro l’immigrazione illegale; a queste misure si aggiungono gli strumenti europei per garantire i rimpatri e attuare il Patto sulla migrazione e l’asilo». E allora? Solidarietà alla Spagna e tanti auguri a chi nuota. Però dopo «L’africa agli africani!» di Mario Balotelli ora Gregorio Paltrinieri spiega che nessuno è più disposto a prendere sportivamente le recite dei politici. Che rischiano d’affogare in un bicchier d’acqua. Della Senna, s’intende.
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