Dice il saggio andaluso: solo ciò che è effimero è eterno. Come le bracciate di Sara Curtis, ragazza nata con le pinne – forse le ha davvero, non si vedono, è l’umana che più empatizza con la sfera ittica senza perdere la grazia bipede – neo campionessa europea nei 50 m femminili di dorso. La sua gara è durata un lampo, ma rimarrà nella storia.
A fianco dell’oro conquistato mercoledì, l’ennesima medaglia, c’è il record mondiale col tempo di 26”56: significa due record del mondo in ventiquattr’ore, considerato quello delle semifinali.
L’eternità è anche quella cosa lì, il susseguirsi di attimi che non si dileguano. Dietro a Sara, la francese Mary Ambre Moluh (27”06, di mezzo secondo più lenta: un’altra eternità, a questi livelli) e la britannica Lauren Cox (27”15). Brave, ma quando la diciannovenne cuneese (compirà 20 anni tra meno di una settimana) ha deciso di alzare il ritmo, non l’hanno vista più.
Per la Curtis è la terza medaglia in questi Europei parigini di nuoto, ha nel carniere un argento nella staffetta 4 x 100 stile libero femminile (con Emma Virginia Menicucci, Chiara Tarantino e Alessandra Mao) e un bronzo nei 100 metri stile libero individuale. Chissà adesso come farà con i calzini: leggenda vuole che Sara ami indossarli spesso spaiati, abbinando il loro colore alla scelta di quello delle unghie. Coerenza cromatica vorrebbe allargare l’abbinamento alle varie tinte delle medaglie appena conquistate.
«Ho faticato ad addormentarmi l’altra notte, è stata dura gestire l’emozione dal record di mercoledì. Ho cercato di tenere tutto da parte, di giocarmela fino alla fine e di accelerare negli ultimi 15 metri. Sono felice di esserci riuscita di nuovo. Vorrei portare sul podio i miei genitori, niente senza di loro sarebbe possibile. È tutto così bello, così assurdo, così folle». Elogio della follia, Sara sfida Erasmo. Nella storia di questa distanza – e di questa specialità- nelle gare europee nessuna nuotatrice italiana era mai riuscita a conquistare l’oro.
Tre si erano issate sul podio: Alessandra Cappa, bronzo nell’edizione di Madrid 2004; Arianna Barbieri con l’argento nel 2012; stesso metallo conquistato da Silvia Scalia a Roma 2022. La Curtis diventa la quarta (sul podio) e la prima (per metallo). Sull’onda dell’impresa memorabile, il ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia: «Ho deciso di nominare Sara ambasciatrice italiana dello sport».
L’Italia festeggia così il decimo oro e la 32ª medaglia complessiva in questi campionati. Poi è toccato a Thomas Ceccon, Pierino dei social a sua volta fulmineo in vasca. Qualche giorno fa su Tik Tok aveva detto: «Scorrendo tra le foto degli Europei, ho visto che la cuffia dell’Italia di allenamento è rossa, bianca e verde. Non dovrebbe mica essere verde, bianca e rossa? Sto facendo polemica per niente o veramente l’hanno stampata sbagliata? Fatemi sapere».
Stratega della comunicazione faceta e risorgimentale, l’atleta veneto si è battuto bene nella semifinale di 50 dorso maschile, agguantando la qualificazione alla finale. Ha nuotato in 24’’45, due soli centesimi in meno del primo escluso dai finalisti (il polacco Ksawery Masiuk, autore di 24’’47). Un tempo che soddisfa il giovanotto di Thiene: «Molto bene, sono a 4 centesimi dal mio primato personale. Per entrare serviva questo, ma non ero sicuro di farcela. Ho cercato di fare la mia gara e basta. Lo rifarò domani (oggi ndr) anche se penso che il podio non sia abbordabile, però riprendersi il record italiano sarebbe una cosa simpatica».
Non passa invece l’altro azzurro Michele Lamberti. Il primatista nazionale chiude la seconda semifinale – la stessa di Ceccon – col tempo di 24’’57 (10° crono complessivo). Poi ci sono stati i 200 stile libero maschili, le semifinali. Il romeno David Popovici si è confermato primatista inarrivabile, ma il nostro Carlos D’Ambrosio ha piazzato una quarta posizione in 1’45’’38, aprendosi la strada verso la finale e verso un podio ancora possibile.
Beninteso: lo strapotere della coppia Popovici-Martens è efferato, ma raggiungere il tempo del britannico James Guy (1’45’’14) non è una chimera. La malasorte ha invece giocato un brutto tiro a Anita Gastaldi, impegnata nelle semifinali femminili dei 100 m farfalla. La classe 2003 piemontese resta fuori dalla finale per soli 5 centesimi di secondo: 57’’92 il crono dell’azzurra, rispetto al 57’’87 fatto registrare dalla vice-campionessa europea in carica, la greca Georgia Damasioti. Da registrare anche il sesto posto del bravo Christian Mantegazza nella finale dei 200 m rana maschili.
Sul fronte dell’atletica leggera, agli Europei di Birmingham risalta la terza posizione di Eloisa Coiro che ha chiuso col tempo di 1’57″74 nella seconda semifinale degli 800 metri donne.
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