La Schlein si mangia i baci perugini
Elly Schlein (Ansa)

La Regione più rossa d’Italia non cambia: vince De Pascale col 57%. La Tesei bocciata da uscente: si impone Stefania Proietti. Tanto basta ad Elly Schlein per «commuoversi» e gridare al trionfo. Esulta perfino Giuseppe Conte: peccato che il M5s sia ridotto ai minimi termini.

Lo speciale contiene due articoli.

Non riesce il miracolo, anzi il supermiracolo, al centrodestra in Emilia-Romagna: la Regione si conferma la roccaforte rossa per eccellenza, e il nuovo presidente è Michele de Pascale, 39 anni, sindaco pd di Ravenna, che con il 56% circa dei voti regala una gioia a Elly Schlein. Va concesso, e non è una frase fatta, l’onore delle armi a Elena Ugolini, candidata civica scelta dal centrodestra per la sfida più difficile di tutte. La Ugolini si ferma al 40% circa, tre punti in meno di quanto raccolto nel 2020 dall’allora candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni della Lega.

A proposito del 2020, vanno sottolineati due dati. Il primo: de Pascale prende più voti di Stefano Bonaccini, che alle scorse elezioni ottenne il 51,4%; il secondo: in Emilia-Romagna l’affluenza è letteralmente crollata dal 67,6% del 2020 al 46,4% di ieri. Attenzione però: nel 2014, l’affluenza era stata appena del 37,7%. Il picco di votanti del 2020 si deve quindi, molto probabilmente, alla grande mobilitazione che ci fu in quell’occasione. I sondaggi davano Bonaccini avanti di pochissimi punti, la Bergonzoni poteva contare su una Lega cresciuta a dismisura (alle Europee del 2019 aveva superato il 34%), la roccaforte rossa sembrava davvero poter crollare e così nacque il fenomeno delle Sardine, un finto movimento spontaneo di sinistra accuratamente creato in laboratorio per mobilitare l’elettorato progressista, in particolare quello più giovanile. Inoltre, il M5s correva da solo. Alla fine Bonaccini vinse distaccando la Bergonzoni di 8 punti. Stavolta, evidentemente, il risultato è stato ritenuto scontato dagli elettori dell’Emilia-Romagna, che si sono ri-allontanati dalle urne. Non sappiamo, ma è probabile, se sul calo dell’affluenza possano aver pesato anche le polemiche e le accuse incrociate sulle responsabilità delle alluvioni che hanno colpito la regione: l’esperienza insegna che chi deve fronteggiare le conseguenze drammatiche di una catastrofe vuole concretezza e non tollera chiacchiere a vuoto o peggio ancora risse propagandistiche strumentali.

Analizzando (ovviamente in base alle proiezioni) i dati dei partiti, il Pd targato Elly Schlein supera il 40% dei voti, è di gran lunga il primo partito nella Regione. Male il M5s, inchiodato al 3,5%, superato da Avs, che ottiene il 5,3%. A proposito dei pentastellati, almeno a guardare il voto in Emilia-Romagna il dibattito «andiamo da soli», «no, meglio allearsi con il Pd» è pura accademia: nel 2020 il M5s andò da solo con un proprio candidato presidente, Simone Benini, e prese il 4,5%, quasi esattamente la percentuale di questa tornata elettorale.

Nel centrodestra si conferma il dominio di Fratelli d’Italia, che raggiunge il 24% (alle scorse regionali prese l’8,6%). Forza Italia è intorno al 5,5% (prese il 2,6% nel 2020) così come la Lega, che alle regionali 2020 prese il 32%.

«È stato un anno e mezzo di speculazioni politiche, di scontri», commenta il nuovo presidente Michele de Pascale, «nella nostra terra le persone hanno paura, le imprese si chiedono cosa devono fare per il loro futuro. Da questa campagna elettorale deve finire la speculazione politica e deve iniziare una nuova collaborazione istituzionale per l’Emilia-Romagna. Io spero, già nei prossimi giorni di poter incontrare il presidente del Consiglio», aggiunge de Pascale, «Serve che tutti siano disponibili a un grande cambio di passo».

All’insegna del fair play il commento di Elena Ugolini: «Ho appena chiamato de Pascale», dice la Ugolini appena arrivata al comitato, «gli ho fatto i complimenti perché la sua vittoria è una vittoria decisa, schiacciante. Sono partita dopo i risultati delle Europee che vedevano il paragone tra il centrodestra e il campo largo del centrosinistra, che è quello che ha sostenuto de Pascale in questa campagna elettorale, da una differenza di 18 punti. Tutti mi avevano sconsigliato di fare questo passo, ma io ho voluto fare questa scelta per una ragione profonda: in questi mesi di campagna elettorale ho scoperto che ci sono tanti territori e tante persone che desiderano essere ascoltate. Ascoltando le persone abbiamo capito che ci sono delle priorità su cui noi continueremo a lavorare nei prossimi cinque anni».

Soddisfattissima sia della vittoria di de Pascale sia del risultato del Pd il segretario dem, Elly Schlein: «Lavoreremo ogni giorno», commenta la Schlein, «per essere all’altezza di questa fiducia, segno del riconoscimento di una buona amministrazione, ma anche della voglia di innovazione con un candidato come Michele de Pascale. Siamo molto felici ed emozionati, devo dire la parola giusta, perché è emozionante ed è una vittoria commovente. Si profila un dato straordinario per il Partito democratico. Questo conferma la responsabilità che ci sentiamo come perno di costruzione dell’alternativa a questa destra».

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