Dal 3 al 12 settembre, all’Arci Corvetto di Milano, sfileranno quasi tutti. Mario Calabresi, Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo ed Emmanuel Conte hanno già garantito la loro presenza. Ci sarà il sindaco Beppe Sala, è attesa la segretaria Elly Schlein e sono previsti un centinaio di incontri.
Ma a meno di un mese dall’appuntamento politico più importante del Pd milanese, nessuno sa ancora con quali regole verrà scelto il candidato sindaco del centrosinistra. Milano si prepara così al dopo Sala con molti aspiranti e nessun percorso definito. In ballo ci sono almeno nove profili: lo stesso Calabresi, poi Majorino, Scavuzzo, Conte, Tommaso Goisis, Lorenzo Pacini, Carlotta Cossutta, Tommaso Sacchi e Anita Pirovano. Sullo sfondo rimane Umberto Ambrosoli, possibile soluzione unitaria da utilizzare nel caso in cui il Pd decidesse di rinunciare alle primarie e cercasse un candidato capace di tenere insieme moderati e sinistra. Il problema, infatti, non riguarda soltanto i nomi. Prima bisogna stabilire se si voterà ai gazebo, con le tante agognate primarie, oppure se la scelta verrà affidata alle segreterie dei partiti. Il Pd continua a indicare le primarie come il metodo più probabile.
I nomi in campo e il nodo delle primarie
Azione e Italia Viva sono più fredde, mentre un’eventuale alleanza contemporanea con il Movimento 5 stelle e con i centristi renderebbe ancora più complicata la costruzione della coalizione.Calabresi ha rotto gli indugi alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi. «Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano», ha detto, aspettando però che siano chiariti metodo e perimetro dell’alleanza. Il suo nome piace all’area riformista e ad Azione, ma viene guardato con maggiore diffidenza dalla sinistra del Pd e da Avs, che preferirebbero un candidato politico e più chiaramente schierato.Majorino parte invece da una posizione più definita.
È il candidato più riconoscibile dell’area progressista e, secondo un sondaggio YouTrend commissionato dall’agenzia Bovindo, raccoglierebbe il 35 per cento alle primarie, contro il 31 per cento di Calabresi. Una rilevazione ancora molto preliminare, realizzata quando diversi aspiranti non erano stati inseriti nello scenario, ma sufficiente a spiegare perché l’ex assessore non intenda lasciare il campo a una candidatura civica decisa a tavolino. Scavuzzo rappresenta (in parte) la continuità amministrativa con Sala, Conte rivendica il lavoro svolto sul bilancio e sul Piano casa, mentre Pacini, Goisis, Cossutta e Pirovano cercano spazio a sinistra. Sacchi continua a essere indicato tra i possibili concorrenti, pur senza aver formalizzato una candidatura. Il risultato è un affollamento che rende sempre più difficile immaginare una scelta senza consultazione popolare. Anche il calendario complica tutto.
Il dopo Sala e la sfida per Palazzo Marino
Le eventuali primarie milanesi potrebbero tenersi tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027, intrecciandosi con la costruzione delle candidature alle elezioni politiche e con l’eventuale scelta nazionale del candidato premier del centrosinistra. Ogni dirigente dovrà decidere se puntare su Palazzo Marino oppure cercare un seggio a Roma. E ogni corrente proverà a utilizzare Milano anche per regolare equilibri nazionali. Sala ha chiesto che almeno il metodo venga chiarito a settembre. La Festa dell’Unità avrebbe dovuto rappresentare il momento della decisione. Rischia invece di trasformarsi nella prima grande passerella elettorale: dieci giorni di dibattiti, aspiranti sindaci e dichiarazioni di disponibilità, al termine dei quali il centrosinistra potrebbe avere ancora molti candidati e nessun candidato vero.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >