Stefano Cappellini: «L’attentato te l’ha chiesto Sigfrido?». Pure «Repubblica» ora ha il sospetto
Stefano Cappellini (Imagoeconomica)

«Sbaglio o mi hai scritto che Ranucci ti ha chiesto di fargli l’attentato?». È l’una e 34 di notte del 7 luglio scorso ma il direttore di Repubblica, Stefano Cappellini, non ha sonno e per primo si pone la domanda maliziosa che oggi aleggia sul torrido Ferragosto italiano. Anzi, il quesito lo pone direttamente a Valter Lavitola, con il quale è in conversazione Whatsapp.

Il botta e risposta surreale tra Lavitola e Cappellini

Il faccendiere gli ha appena scritto con gentilezza partenopea: «Credo che dopo l’interrogatorio mi arresteranno. Spero molto che l’aver intrattenuto rapporti con me non ti venga a pregiudicare, anche se dato il tuo spessore mi sembrerebbe difficile. A meno che non decidessi di chiedermi di fare un attentato anche a te».

A questo punto il dubbio di Cappellini sarebbe più che legittimo, il giro di frase lascia aperta la porta a ogni interpretazione, anche alla più surreale, da serie tv di Netflix con sceneggiatura di Harlan Coben. Ma Lavitola smentisce, come se gli fosse slittata la frizione: «Stai scherzando? Ti volevo dire che se mi vuoi come attentatore io ormai sono noto».

Il botta e risposta costituisce la parte finale (la più interessante) della lunga ricostruzione del giornalista pubblicata ieri sul quotidiano progressista «per rimettere in fila un po’ di fatti, anche per non lasciare che lo facciano persone con altri interessi e scopi».

Il piano per Ranucci candidato premier

Al centro dell’articolo, dal titolo «Lavitola, il sondaggio per Ranucci premier e il mestiere di giornalista», c’è la vicenda del possibile salto di categoria di Sigfrido Ranucci da conduttore di Report a salvatore della patria, dopo avere scalzato Elly Schlein e Giuseppe Conte. Raccontata da un testimone.

Scenario a cui Cappellini non crede («Per me è una follia») e lo sottolinea al faccendiere arrestato, ma si presta a preparare alcune domande per un sondaggio italiano sulle chance di «Sig» di diventare il nuovo «punto di riferimento fortissimo di tutti i progressisti». Lo fa dopo aver saputo che anche Paolo Mieli stava preparando qualcosa di simile.

I retroscena dell’incontro al ristorante Cefalù

Il racconto con accenni da memoriale ha altri passaggi interessanti: l’incontro al ristorante Cefalù, i consigli richiesti da Lavitola in merito alla possibile «discesa in campo di un big» e la ritrosia nel rivelare di chi si trattasse il Mister X. Tanto è vero che fino all’ultimo Cappellini pensava che Ranucci fosse solo il terzo compagnone al quale il faccendiere aveva chiesto lumi per il rilevamento statistico. «Lavitola sosteneva che servisse solo il conforto dei numeri per convincere questa persona a prendere la decisione». Poi la rivelazione e il resto.

I dubbi (persino di Repubblica) sul caso Ranucci

Il domandone però è l’ultimo: «Sbaglio o mi hai scritto che Ranucci ti ha chiesto di fargli l’attentato?». E se un simile quesito se lo pone legittimamente un amico da frittura mista al Cefalù, un autorevole rappresentante della sinistra di lotta e di governo, la bandiera (anche se ad interim) della verità mainstream, perché mai non potrebbe porselo con una punta di veleno il cittadino conservatore che già nutriva scetticismo sulle inchieste televisive garibaldine e a senso unico del conduttore delle coscienze altrui?

L’ultrà della curva Report oggi ribatte sui social che «è tutta una macchinazione delle destre» e difende il suo eroe da sospetti ed evidenze. Ma fatica a digerire (a meno che non sia un allocco da gran premio) che il cavaliere bianco seduto sul nuovo e sul vecchio testamento del giornalismo sia anche il furbetto che si «autorecensiva» il proprio romanzo scrivendo: «È un capolavoro». O incensava in diretta un agricoltore illuminato dimenticandosi che si trattava di un autore del suo programma.

Il silenzio imbarazzato della sinistra ufficiale

Anche ai più miopi il re appare nudo e non per l’afa. Il silenzio della sinistra ufficiale, fino alla scorsa settimana aggrappata alle giacchette di Sigfrido, risuona nell’aria come la Filarmonica di Berlino. È dura scoprire che il Superman di Rai 3 voleva in realtà mandare a casa i leader del Pd e del Movimento 5 stelle. Con Lavitola a canticchiare «Bomba o non bomba, arriveremo a Roma», parole e musica di Antonello Venditti.

Ed è ancora più dura ammettere che il cortocircuito è tutto interno alla sinistra. Ranucci, Cappellini, Mieli attovagliati da Lavitola. Della serie, la sera andavamo a Monteverde.

Il boomerang politico che travolge la sinistra

Per tentare di girare l’immangiabile frittata, il responsabile informazione del Pd, Sandro Ruotolo, ha scritto alla vicepresidente della Commissione Ue, Henna Virkkunen, chiedendole di vigilare per evitare interferenze politiche (un chiaro richiamo alla richiesta di Matteo Salvini di sospendere Ranucci) sulle decisioni editoriali della Rai.

Poiché quello della memoria è un vizio meraviglioso, vale la pena aggiungere che, dopo l’attentato, fu proprio lui a promuovere un dibattito in plenaria a Strasburgo per mettere sotto accusa il governo di Giorgia Meloni come mandante morale, alimentando la narrazione di un clima liberticida in Italia. Ora il boomerang è tornato in testa a chi lo lanciò. Con una postilla: a presentare Lavitola a Ranucci nel solito ristorante fu Guido Ruotolo, suo fratello. Le primarie del campo largo potrebbero organizzarle al Cefalù. Sempre di frittura mista si tratta.

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