pd campo largo
La sede del Partito democratico a Roma (Ansa)

Niente di personale torna sul luogo dei delitti. Di una parte dei 76 ritratti fin qui pubblicati, abbiamo deciso di fornirvi imperdibili aggiornamenti. Oggi è la volta di «quelli del Pd» (già Pci-Psi-Dc-PdS-Ds-Ppi-Margherita).

GIULIANO AMATO

Il professor Sottile. Che essendo tale, s’infila dappertutto, da quando, alla metà degli anni 80, si muoveva all’ombra di Bettino Craxi. È «Stato», lui: parlamentare, sottosegretario a Palazzo Chigi, ministro più volte, premier due volte, presidente Agcm, giudice e poi presidente della Consulta. Gli manca solo il Quirinale. Ma con Eta Beta mai dire mai. Vero è che nel 2029 avrebbe 91 anni. A guardare la sua agenda estiva però non si direbbe. A 88 anni gira come una trottola, per ricordarci che le istituzioni repubblicane sono in pericolo. Il 19 agosto sarà a Magliano, in quel di Grosseto, alla rassegna «Vinellando» per parlare di «Europa per rafforzare la democrazia» (in platea il Morellino di Scansano scorrerà a fiumi). Il 30 luglio era al Gran Paradiso Film festival a Cogne, a conversare con Marta Cartabia sulla crisi delle democrazie, causata da una politica affetta da «presentismo», hic et nunc, insegue l’umore dell’elettorato senza costruire futuro. Per essere uno defilato, è presentista pure lui.

goffredo bettini
Goffredo Bettini (Ansa)

GOFFREDO BETTINI

Capo della cosiddetta «corrente thailandese» del Pd (la rasoiata è di quel simpaticone di Matteo Renzi). Ma: è potente perché lo intervistano, o lo intervistano perché è potente? Il Richelieu del Gra, il Grande raccordo anulare. Teorico del grande incontro tra Pd e M5s. Quando l’allora segretario Nicola Zingaretti indicò in Giuseppe Conte «un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste», il suggeritore era lui. Sappiamo com’è finita: Zingaretti ai giardinetti. Ora si attende la replica del copione con Elly Schlein. Al Corriere ha dichiarato: «Abbiamo già governato insieme al M5s nel Conte II, regalando una delle migliori stagioni di governo che abbia avuto la Repubblica». Come no.

Mercoledì 12 agosto, con il Foglio è stato ecumenico: «Silvia Salis? Intelligente, coraggiosa, se partecipa alle primarie allarga i consensi del nostro schieramento, ma non in rappresentanza del centro». Lì c’è già Renzi, che «può valere di più rispetto ai sondaggi indicati per il suo partito». E poi c’è Alessandro Onorato «con il suo Progetto civico, in incredibile espansione», così «incredibile» che fuori dal citato Gra l’assessore Onorato, altro leaderino coltivato in vitro, credono sia un parente del Mascalzone latino Vincenzo Onorato.

massimo cacciari
Massimo Cacciari (Ansa)

MASSIMO CACCIARI

Inascoltato profeta apocalittico: «Lo dico da 10, 20, 30 anni!!!», è il suo refrain. Comunista che si rifiutò di passare al Psi: «No, grazie, sono già ricco di famiglia», pare sia stata la risposta al «doge» Gianni De Michelis. L’anno scorso, a 81 anni, si è sposato per la prima volta. Il 13 giugno scorso, un altro debutto: ha tenuto un monologo in tv. Tema: Gli ultimi giorni dell’umanità, vedi alla voce: Karl Kraus. Dato l’allegro tema, è stato visto da 181.000 telemorenti, 1,4% di share. La critica? In brodo di giuggiole. Corriere, Aldo Grasso: «Lectio magistralis affascinante, che parla di noi». Repubblica, Antonio Dipollina: «Una rara pietra lunare nella programmazione, un fiore all’occhiello per Nove». Chissà cosa avrebbero scritto se in tale débâcle fosse inciampato un Marcello Veneziani o, Dio non voglia, un Marcello Foa.

In realtà, l’irsuto filosofo è ancora molto lucido: «Il campo largo? Un’alleanza senza un’idea del mondo». Impeccabile. Più Cacciari, meno Bettini.

massimo d'alema
Massimo D’Alema (Ansa)

MASSIMO D’ALEMA

Un bel giorno, senza dire niente a nessuno, se ne andò da Roma e s’imbarcò su un cargo militare battente bandiera colombiana. Lecita attività lobbistica, ha stabilito – a proposito della nota vicenda di relazioni sudamericane – la magistratura, che ha archiviato. Anche perché Bogotà non sarebbe stata molto collaborativa, e comunque lo dico? Lo dico: a me il mago Dalemix mi è simpatico, per via di quell’espressione da «ma annatevela tutti a pija’ nder…», copyright di Sabrina Ferilli, quando le chiesero chi preferisse tra il lìder maximo e Walter Veltroni. Che D’Alema legò in un unico giudizio a Romano Prodi, al tempo dell’Ulivo: «A Palazzo Chigi siedono due flaccidi imbroglioni». Una l’ha azzeccata di sicuro: quando dopo appena un anno bollò il Pd come «un amalgama mal riuscito». A settembre andrà anche da lui chez Fabio Fazio a presentare il suo nuovo libro (pare Quando eravamo comunisti ); quello precedente aveva come titolo Grande è la confusione sotto il cielo, in fondo anticipatore pure questo della permanente situazione del campo largo.

vincenzo de luca
Vincenzo De Luca (Ansa)

VINCENZO DE LUCA

Per la quinta volta sindaco di Salerno, a 77 anni. Hai voglia a ridurlo a caricatura: «insulta, inventa metafore colorite, parla di lanciafiamme come un maresciallo borbonico, è un ras di provincia, un capo tribù, un cacicco», però intanto ha vinto senza partito, senza campagna, senza chiedere voti. Con il Pd nazionale ha giocato una partita a scacchi, alla fine ha appoggiato Roberto Fico dell’inviso M5s come governatore, riprendendosi in cambio la sua città, e piazzando il figlio Piero come segretario del Pd campano. La migliore analisi post-elettorale l’ho trovata su Famiglia Cristiana (riassumo alla grossa): nell’epoca dei politici telecomandati dagli spin doctor, lui resta un animale istintivo, sanguigno. Non finge di essere ciò che non è, non recita la parte del progressista illuminato. E gli elettori, in tempi di politica di plastica, premiano gli originali, invece dei cloni.

dario franceschini
Dario Franceschini (Ansa)

DARIO FRANCESCHINI

Il su-Dario del Pd. Bravo a cancellare le sue tracce e le sue impronte digitali. Per dire: è stato ininterrottamente ministro della Cultura dal 2014 al 2022, a parte la parentesi del primo governo di «Giuseppi» Conte. I parvenu del centrodestra sono andati a vedere a chi fossero finiti i finanziamenti del ministero, invece di interrogarsi sul come e perché fossero stati decisi. Risparmiando l’erogatore. Boh. Grande elettore di Elly, ha disconosciuto la paternità della sua «creatura», ma lo ha fatto alla sua maniera (democristiana): fingendo di tessere una tela unitaria per il campo largo, «i gazebo – leggi: le primarie care a Conte – non siano un tormentone, ma basta anche con le accuse di putinismo» rivolte proprio a Conte. Perché Dario vede lungo, è lo stratega del posizionamento pro domo sua, dunque guarda al Colle più alto. Ma come kingmaker del successore di Sergio Mattarella o mettendosi in gioco in prima persona? Questa seconda possibilità lui non l’ammetterebbe mai: «Chi si sente un candidato, resta a vita candidato». Quindi ci pensa.

elly schlein
Elly Schlein (Ansa)

ELLY SCHLEIN

«Ma parliamo di cose serie e importanti per inchiodare il governo di Giorgia Meloni alle sue responsabilità: il congedo paritario». Ha risposto proprio così a chi le chiedeva conto dell’ultima sparata filo putiniana di Giuseppe Conte: «La posizione sull’Ucraina la decideranno i sostenitori del campo largo alle primarie». A quel punto, l’armocromata ha puntato i piedi: «Eh no, prima si stabilisce il programma, poi il leader». Intanto secondo il Foglio Elly e i suoi «fratelli» – «la sua corte di furbissimi indementiti», li vede così Giuliano Ferrara, sopravvalutandoli – stanno pensando di estendere il mandato quadriennale, in scadenza nel febbraio 2027. Solo che il presidente (Stefano Bonaccini) dovrebbe per statuto indire l’elezione del nuovo segretario «sei mesi prima» della scadenza del mandato di quello in carica, quindi ora. Non succederà. Sarà introdotto un codicillo: «Nell’anno elettorale delle politiche, il congresso si tiene dopo le elezioni», e tanti saluti a «er dibbattito» democratico.

Walter Veltroni (Ansa)

WALTER VELTRONI

Nel 2007 primo segretario del Pd. Nel 2008 battuto da Silvio Berlusconi (Uòlter decise di non chiamarlo per nome ma di ribattezzarlo «il principale esponente dello schieramento a noi avverso». Risultato? Se uno si chiedeva: ma di chi sta parlando?, tutti replicavano: ma del Berlusca, no?). Nel 2009 dimissionario, con toni evangelici che però puntavano il dito sui compagni di partito, che «m’hanno rimasto solo, ’sti quattro cornuti» (adat. cit.): «Posso dire: quello che non vorresti fatto a te non farlo agli altri», amen. Aggiungendo: «Il Pd non è nato come un partito-Vinavil, per tenere incollata qualsiasi cosa». Una macumba: da allora i piddini sono stati così scollati – anche dalla realtà – che hanno «bruciato» una decina di leader, ma rimanendo incollati alle poltrone. Per questo WV si è messo a fare altro: editoriali e interviste per il Corriere della Sera, romanzi e film, più recensiti che letti o visti, l’ultimo dei quali ha finito di girare il 3 agosto, L’assurda storia della Gialappa’s band (che sembra proprio quella del Pd: sopravvivere a se stessi ripetendo da 30 anni lo stesso programma).

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