- Quando c’è da giustificare l’arrivo in massa di immigrati, tutti sembrano preoccupati per le culle vuote. L’indignazione per il nuovo nome del ministero di Eugenia Roccella svela il bluff: volevano solo più clandestini.
- L’Unione degli studenti si rivolta: «La meritocrazia è tipica dei sistemi neoliberisti». E la capogruppo grillina Barbara Floridia si dice «preoccupata» da troppa «competizione».
- Il settore italiano muove 360 miliardi di euro, ma le scelte europee lo stanno mettendo in pericolo. Il Nutriscore rischia di danneggiare le nostre eccellenze per salutismo talebano, mentre si fanno largo insetti a uso culinario e carne sintetica.
- La sinistra degli asterischi ironizza: «Quindi adesso vietano l’ananas?». I campioni delle desinenze inventate fanno sarcasmo sui cambi di nome ai dicasteri.
Lo speciale contiene quattro articoli.
«Senza figli una società si suicida». Frase semplice e terribile, spiega meglio di ogni altra sinfonia una parola che compare nell’intestazione del ministero della Famiglia e lo caratterizza. Natalità. È il termine che indica una sfida enorme e nobile del governo a guida Giorgia Meloni e sta provocando le gastriti più dolorose dentro la sinistra della doppia morale. Un vagito, un sorriso; il senso più profondo della vita è qualcosa che gli italiani stanno dimenticando. Il nostro è un Paese che non fa più figli, anche quest’anno verrà battuto il record negativo di 380.000 nati, con un saldo ampiamente negativo rispetto ai decessi. Il gap ha già fatto scendere a 59 milioni il numero degli abitanti e la tendenza è il precipizio.
Di fronte a un orizzonte di depressione il ministro Eugenia Roccella ha il compito di invertire la crisi demografica, implementare politiche che aiutino l’incremento delle nascite e allontanino lo spettro del declino irreversibile. Fu teorizzato invano già 20 anni fa dal sociologo Henri Mandras, quando scrisse su Le Monde: «Se gli italiani non fanno più figli la loro società si suiciderà nel giro di qualche decennio. Il problema è che non sembrano prendere sul serio il pericolo che li minaccia». Dieci anni di dominio del luna park progressista hanno aggravato la situazione, portando alla ribalta gli stili di vita di alcune minoranze (scambiati per diritti universali) a scapito di politiche serie su famiglia e natalità. Un harakiri consapevole, cavalcato dalla superficialità modaiola dei media mainstream, leoni da scendiletto del fashion sociale californiano. Sono gli stessi che oggi bollano la sfida come «oscurantismo fascista» e definiscono Roccella «ultraconservatrice» solo per aver definito qualche tempo fa che «l’omotransfobia non è un’emergenza».
Certo che non lo è, soprattutto di fronte a un panorama italiano in cui la famiglia naturale è svilita, dipinta a tinte fosche, e la denatalità viene affrontata con il mantra più decadente: l’aumento dell’immigrazione come unica soluzione. Quante volte abbiamo sentito Monica Cirinnà, Alessandro Zan, perfino alcuni autorevoli pensatori deboli della Cei affermare: «Mancano i figli? Mancano i lavoratori di domani? Ci sono quelli degli immigrati. Pagheranno loro le nostre pensioni». Significa arrendersi, barattare una civiltà con i benefici passivi di un’invasione. Definendo il ministero «della Famiglia e della Natalità» il governo conservatore ha ben presente la necessità di invertire la marcia.
Un buon inizio è rappresentato dai disegni di legge presentati da Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Massimiliano Romeo (Lega). Quest’ultimo offre un bouquet di soluzioni prevedendo il formale riconoscimento giuridico della famiglia e incentivando la natalità attraverso strumenti di sostegno economico («le culle per la vita»). Nel progetto di legge si afferma il principio di sussidiarietà, si introduce un sistema fiscale basato sulla famiglia, viene istituito un fondo per giovani famiglie destinato a finanziare l’edilizia agevolata, i mutui garantiti per gli under 40, l’acquisto di auto, servizi socio-assistenziali mirati. Sono previste anche la revisione del meccanismo Isee in favore dei genitori «portatori di reddito» e si introducono misure per agevolare i tempi casa-lavoro.
Il capogruppo leghista al Senato si appella alla Costituzione ricordando che «la Carta ha operato una scelta assai chiara tra la famiglia fondata sul matrimonio, riconosciuta dagli articoli 29 e seguenti, e altre forme di rapporto fra le persone. Tuttavia il numero dei matrimoni è in forte diminuzione e il nobile desiderio dei giovani di contribuire al bene comune in piena indipendenza sposandosi e mettendo al mondo dei figli si infrange dinnanzi a problematiche di difficilissima soluzione pratica». Gli interventi sono fondamentali per scongiurare un pericolo che il presidente dell’Istat, Giancarlo Blangiardo, illumina nell’ultimo dossier dell’istituto di statistica. «Nel 2022 non arriveremo a 400.000 nuovi nati, nuovo minimo storico. Così spariranno 12 milioni di italiani in quattro decenni. Nel 2070 avremo 145.000 ultracentenari, oggi sono 20.000. Tutto ciò ha naturalmente importanti riflessi di natura sanitaria, economica e sul sistema pensionistico. In prospettiva siamo un Paese da 32 milioni, a fine secolo avremo gli stessi abitanti italiani del 1883».
La diagnosi è impietosa e mette sul banco degli imputati la classe politica che ha governato nell’ultimo decennio. In Italia non si fanno più figli perché costano, sono un impegno per la coppia e per la donna, soprattutto per quella che ha studiato, ha aspettative di carriera e si sente sola, abbandonata, davanti a un impegno famigliare che – per assenza di leggi e supporti – diventa una montagna da scalare. Spiega ancora Blangiardo: «Cambiano le famiglie. Non ci sono più i fratelli, non c’è più la rete familiare. Spariscono le figure collaterali e i single sono più delle coppie con figli. L’assegno unico non è una cosa straordinaria ma è bene che sia universale, cioè non si aiutino solo i poveri».
Due grandi Paesi europei con la natalità in declino sono già intervenuti con buoni successi. In Francia, dopo un’inversione culturale e interventi mirati, si viaggia sopra i 700.000 nuovi nati (quasi il doppio dell’Italia, pur con soli sei milioni di abitanti un più); in Germania si è arrestata l’emorragia. Per il governo è la sfida più grande, un Everest. Gli irresponsabili lo chiamano oscurantismo.
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