centrodestra milano
Matteo Perego, Maurizio Lupi e Silvia Sardone (Ansa)

Nel centrodestra a Milano sale la tensione per la corsa a Palazzo Marino, dopo la sfida lanciata da Matteo Salvini. A scaldare il clima è stato il leader della Lega, che ha proposto le primarie di coalizione nel secondo weekend di novembre, prima del centrosinistra, che le farà a febbraio, nei quartieri della città, tra la vicesegretaria leghista Silvia Sardone, il sottosegretario di Forza Italia, Matteo Perego, e il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. Nessun candidato di Fratelli d’Italia, molto più impegnata nella scelta del candidato per le amministrative di Roma.

Per il candidato sindaco di Milano, «se non si decide al tavolo, e ci può stare, facciamolo decidere ai milanesi», ha dichiarato Salvini, provocando la dura reazione di Fi, con il coordinatore lombardo, Alessandro Sorte, che ha bloccato l’ipotesi: «Se dovessimo fare le primarie a Milano, è chiaro che a quel punto dovremmo farle dappertutto.

Milano, Salvini lancia le primarie e Forza Italia frena

Non può essere un metodo a macchia di leopardo. Detto questo, se non si dovesse trovare la quadra e la Lega volesse correre da sola, si andrebbe un po’ a rifare il vecchio Polo della libertà, che nel primo governo Albertini a Milano vinse, anche senza la Lega. Non sarebbe una tragedia».

Immediata la replica del segretario provinciale del Carroccio, Samuele Piscina: «Siamo dispiaciuti di queste parole. Noi crediamo nel centrodestra unito e inoltre le corse in solitaria sarebbero un vero e proprio regalo alla sinistra».

Durante la tre giorni organizzata dagli azzurri agli East end studios sono stati gli ultimi due ex sindaci di Milano di centrodestra, Letizia Moratti e Gabriele Albertini, a incoronare il candidato sindaco Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, mentre Lupi, candidato di Noi moderati, ha commentato: «È bene che tutti abbiano candidati, però la sintesi la faremo a Roma entro fine ottobre, come ci eravamo detti. Non c’è nessuno ancora oggi che è diventato Papa, ci sono solo cardinali».

«Ognuno ha le proprie preferenze, noi abbiamo già dato la soluzione: per capire quale sia il candidato migliore per i milanesi di centrodestra facciamo le primarie. Io sono convinta di vincerle», ha affermato la vicesegretaria leghista ed eurodeputata Silvia Sardone.

La Russa avverte gli alleati: «Guai al muro contro muro»

A prendere le distanze dalla linea dura degli azzurri è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha frenato sull’ipotesi di divisione della coalizione, proprio lui che già durante l’estate aveva sollecitato tutti nella scelta di un candidato forte, affinché Palazzo Marino possa tornare al centrodestra.

«Sarebbe sbagliato chiudere subito, come al solito il centrodestra troverà la sintesi con o senza primarie, non escludo niente. Guai a fare muro contro muro, noi di Fdi non abbiamo chiesto le primarie, ma se un partito importante della coalizione, specie a Milano come la Lega le chiede, non dico che bisogna farle. Dico che non si può dire allora se ne va da solo, quello è sbagliato», ha detto La Russa, interpellato a margine della Festa del Foglio, a Firenze.

E a proposito del voto 2027, La Russa ha precisato: «Per legge si potrebbe votare anche a dicembre, ma la cosa più probabile è che si voti a ottobre».

Nello stesso evento è intervenuto Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, nonché vicesegretario nazionale di Forza Italia: «Lo stimolo che sto cercando di lanciare al mio partito, del quale mi sento assolutamente corresponsabile – non sono un passante – è questo: forse manca nel centrodestra un’area che sia davvero interprete del pensiero liberale e riformista».

«Non è che possiamo chiedere a Giorgia Meloni, che già è stata brava a far evolvere la destra, di fare la parte anche dei liberali e dei riformisti. La deve fare Forza Italia».

Poi, a sorpresa, arriva l’elogio del leader di Italia viva, che aveva invitato gli azzurri a cambiare squadra: «Ho una grandissima stima di Matteo Renzi, è uno dei più grandi sprechi d’intelligenza della politica italiana degli ultimi 20 anni. Se non avesse fatto il sindaco del Pd a Firenze, sarebbe stato un ottimo leader del centrodestra».

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