Gli scienziati tedeschi e inglesi avvertono: vaccinare i più piccoli non è necessario
  • Monta il dibattito sulla puntura ai minori: Gran Bretagna e Germania verso la raccomandazione solo per i soggetti fragili.
  • Per la ricercatrice Segreto il virus può essere un esperimento: «Criticata dai colleghi».

Lo speciale contiene due articoli.

Vaccinare bambini e adolescenti contro il coronavirus, sì o no? Una domanda che in Germania politici e scienziati si pongono nelle ultime settimane con sempre maggiore insistenza. Proprio ieri, il sito di informazione Tagesschau ha dedicato all’argomento un lungo approfondimento. Numerosi interventi pubblici da parte di favorevoli e contrari alimentano un dibattito pacato, ma allo stesso tempo franco, sull’opportunità di inoculare il siero anti-Covid ai più giovani. Optando per una linea improntata sulla prudenza, lo scorso 10 giugno la commissione permanente per i vaccini (Stiko) ha annunciato di voler raccomandare la somministrazione dei vaccini a mRna – finora gli unici autorizzati per quella fascia d’età -agli under 18, ma solo in presenza di patologie pregresse. Stesso orientamento, secondo recenti indiscrezioni di stampa, per i membri del Joint committee on vaccination and immunization britannico, che nei prossimi giorni dovrebbero emettere parere sfavorevole alla vaccinazione indiscriminata dei 12-17enni.

Concetto ribadito con forza proprio in questi ultimi giorni da Thomas Mertens, che della Stiko è il presidente, espressosi criticamente nei confronti delle recenti strumentalizzazioni intorno al tema. «Nessuna delle dichiarazioni» rilasciate da esponenti politici «era realmente basata su evidenze», ha tuonato Mertens parlando durante un convegno medico, «in questa fase il problema cruciale, cioè se bambini e ragazzi debbano essere vaccinati, non è stato ancora affrontato». Richiamando l’importanza di immunizzare gli over 60, il capo della Stiko ha poi aggiunto che «mettere da parte oggi 5 milioni di dosi per i bambini significa sottrarne altrettante ai loro genitori». Stando all’ultimo aggiornamento disponibile sul sito del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in Germania il 57,9% della popolazione ha ricevuto la prima dose, mentre quasi un tedesco su tre (31,5%) ha completato il ciclo di immunizzazione. Occorre specificare, tuttavia, che Berlino non fornisce i dati per fasce d’età.

Un aspetto fondamentale della discussione riguarda i numeri relativi all’incidenza sui giovani, a dire la verità molto bassi. Stando all’ultimo bollettino giornaliero diffuso ieri dall’Istituto Robert Koch, l’ente deputato in Germania al monitoraggio delle malattie infettive, i morti nella fascia 0-19 sono stati «appena» 24. Cioè lo 0,03% dei decessi totali. Una recente interrogazione parlamentare ha messo poi in luce che i casi di positività relativi agli under-19 sono stati circa 385.000 (dati aggiornati ad aprile 2021), pari al 13,7% sul totale, con 4.800 ricoveri e 68 piccoli pazienti in terapia intensiva.

Numeri che lasciano scettico sulla necessità di somministrare il siero ai giovanissimi anche Andreas Gassen, ortopedico e presidente dell’Associazione delle casse federali sanitarie. «Il rischio vaccinale per bambini e adolescenti sani, anche se molto basso, è con tutta probabilità superiore a quello di contrarre l’infezione da coronavirus», ha di recente affermato il medico tedesco. E a lasciare perplessi gli esperti è per l’appunto la mancanza di dati scientifici sufficientemente robusti. Specie quando si tratta di estendere la somministrazione anche agli under 12, il discorso si fa particolarmente complesso. «Abbiamo assistito a uno sviluppo impressionante del vaccino a mRna», ha affermato il professor Fred Zepp, già direttore del Centro di medicina pediatrica presso l’ospedale universitario di Magonza e membro anch’egli della Stiko, «ma non possediamo un’esperienza sufficiente per ciò che concerne i bambini». Zepp si è detto preoccupato anche dei casi di miocardite riscontrati in alcuni soggetti giovani a seguito della vaccinazione con il siero Comirnaty, quello prodotto da Pfizer e Biontech. Un invito alla cautela arriva anche dal biochimico ed esperto di sicurezza dei farmaci Rolf Homke, il quale spiega che «quando si sviluppa un nuovo medicinale è normale che la preparazione venga testata inizialmente solo sugli adulti, e poi a seguire vengano effettuati test sui minori». Non mancano naturalmente le voci a favore della vaccinazione. Secondo Matthias Kromayer, microbiologo e membro del consiglio di amministrazione di una delle più importanti società di venture capital tedesche, bisogna attenersi ai risultati già attualmente disponibili della sperimentazione sui bambini. Se non si vaccinano i più piccoli, sostiene Kromayer, sarà impossibile raggiungere il target (70-80%) necessario a conseguire l’immunità di gregge. Per il momento la politica sceglie di non scegliere. Il ministro della Salute Jens Spahn prende atto del dibattito in corso e si riserva di valutare il da farsi nel prossimo futuro. «Restiamo in attesa dei risultati degli studi e dell’eventuale approvazione da parte delle autorità europee», questo il laconico commento dell’ufficio stampa del ministero.

Mentre in Germania imperversa il dibattito, dalle nostre parti il tema della vaccinazione dei bambini e degli adolescenti non sembra appassionare nessuno. Quasi in sordina, lunedì la Società italiana di pediatria ha raccomandato la vaccinazione di tutti i giovani tra i 12 e i 17 anni, e più volte i suoi vertici si sono espressi in favore della somministrazione anche agli under 12. Scienziati e politici, pro e contro, se ci siete battete un colpo.


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