«Il trial clinico mi ha resa disabile. E poi l’azienda mi ha abbandonata»
Nel riquadro Brianne Dressen (iStock)
Negli Usa Brianne Dressen è rimasta invalida dopo i test: Astrazeneca le ha offerto solo 1.243 dollari.

Non bastava l’invalidità permanente insorta dopo aver ricevuto il vaccino anti Covid Astrazeneca (Az) e l’assenza di supporto da parte di Az e del suo team di ricerca, né l’accusa di essere «no vax» nonostante si fosse sottoposta volontariamente, a ottobre 2020, ai trial dell’azienda anglosvedese. Brianne Dressen, la quarantatreenne americana che ha denunciato il colosso farmaceutico dopo essere stata colpita da «neuropatia postvaccinale» – questa la diagnosi dei neurologi del National institute of health americano (Nih) – è stata anche censurata sui social per aver raccontato la sua storia. Ed è per questa ragione che ha intentato una causa contro Astrazeneca ma anche contro Robert Flaherty, vice manager della campagna presidenziale di Kamala Harris e tra i dipendenti della squadra del presidente Usa, Joe Biden, che fecero pressioni sui social per far rimuovere tutte le notizie scomode sui vaccini.

Nell’autunno del 2020 Brianne (detta Bri), all’epoca trentanovenne, insegnante e madre di due bambini piccoli, appassionata scalatrice, escursionista, sciatrice e snowboarder, si era recata in una clinica di Salt Lake, nell’Utah, dopo aver saputo che lì si sarebbe svolto un trial clinico di Astrazeneca sui preparati anti Covid. Nel modulo di consenso firmato da Bri, Astrazeneca prometteva che avrebbe «coperto i costi» in caso un partecipante avesse sofferto una «lesione da ricerca», comprese, ma non solo, le spese per cure mediche. Dopo un’iniziale parestesia sopraggiunta un’ora dopo l’iniezione, la vita della donna è cambiata per sempre. La diagnosi del Nih (l’Iss americano) è stata confermata dalle numerose cartelle cliniche sulle condizioni di salute di Dressen, contenenti sempre la stessa diagnosi: «Effetto collaterale da vaccino». «A causa di questa neuropatia», si legge nella denuncia, «Bri ha sviluppato un disordine debilitante del suo sistema nervoso autonomo (“disautonomia”), compresa la “polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica” o “Cidp”, una condizione in cui le guaine mieliniche che proteggono le cellule nervose vengono strappate vie».

A distanza di tre anni, Dressen è ancora disabile, non può più lavorare, ha perso lo stipendio, ha ipotecato la casa, non può occuparsi dei figli e deve sostenere cure mediche molto costose: flebo bisettimanali da 3.500 dollari a seduta, infusioni di immunoglobuline da 119.000 dollari l’anno oltre a visite specialistiche, per un totale di 203.000 dollari nel solo primo anno di cure (spese per i farmaci escluse).

Nel dicembre 2021, l’azienda anglosvedese ha cercato di chiudere il caso offrendo un ridicolo indennizzo, una tantum, di 1.243 dollari, con la richiesta di sollevare Astrazeneca da ogni futura responsabilità finanziaria per le cure mediche di Bri. La causa è ora in attesa di sentenza presso la Corte distrettuale dello Utah. Il vaccino Astrazeneca non è mai stato autorizzato per l’uso pubblico negli Stati Uniti. L’autorizzazione in Europa è stata ritirata a maggio 2024 «perché ormai superato da altri prodotti più efficaci contro le ultime varianti del virus».

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