- Dopo la condanna per aver ferito a colpi di lama due anziani, un giudice non rinnovò all’aggressore di Milano la permanenza nella Rems, struttura erede dei manicomi. Oggi in crisi per scarsità di posti e boom di stranieri.
- La confessione choc di Vincenzo Lanni: «Ho attaccato in piazza Aulenti per rabbia verso il sistema economico». Il difensore: «È dispiaciuto, comprende ciò che ha fatto».
Lo speciale contiene due articoli.
Una «terza via» tra i manicomi giudiziari, che non esistono più, e la libertà di circolare per le strade, nei quartieri, con il rischio di procurare del male a sé o agli altri. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, rispondendo a una domanda di SkyTg24 su cosa si può fare per evitare che accadano casi come quello dell’accoltellamento di Anna Laura Valsecchi da parte di Vincenzo Lanni a Milano, risponde che il caso «richiama il discorso della gestione e della trattazione dei casi psichiatrici e io credo forse che dovremmo riconsiderare una terza via tra il passaggio dalla pratica manicomi a quello che è avvenuto dopo, che permetta», aggiunge Piantedosi, «di avere dei trattamenti di queste persone che tengano in maggiore considerazione anche l’esigenza di contenimento per la sicurezza dei cittadini. Questo sarà un fronte di lavoro su cui forse sarà opportuno riflettere per il futuro».
La «terza via», in realtà, esiste e si chiama Rems, acronimo che sta per residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Si tratta di strutture sanitarie di accoglienza per gli autori di reati affetti da disturbi mentali, ovvero infermi di mente e socialmente pericolosi. La gestione interna è di esclusiva competenza sanitaria, poiché afferenti ai dipartimenti di salute mentale delle Aziende sanitarie locali di competenza. In Italia ce ne sono 32, per un totale di 630 posti letto. Sono meno della metà di quanti sarebbero necessari: in lista di attesa ci sono 750 persone, delle quali 45 si trovano ancora in galera, pur non dovendoci stare, e le altre sono in totale libertà, e nemmeno questa dovrebbe essere la loro condizione.
Le Rems sono pure distribuite molto male da un punto di vista territoriale: in Umbria e in Calabria non c’è neanche una struttura, in Friuli-Venezia Giulia ci sono solo tre posti letto. Il tempo medio di permanenza in lista d’attesa è di circa 300 giorni, ma anche qui siamo di fronte a squilibri territoriali: in alcune Regioni in lista ci sono meno di 10 persone, mentre tra Sicilia, Puglia, Calabria, Campania e Lazio si concentra il 78% del fenomeno. In Sicilia, in particolare, ci sono ben 172 persone in lista d’attesa, dove si resta in media per 458 giorni. Per quel che riguarda la nazionalità degli «ospiti» delle Rems, gli stranieri crescono di anno in anno: siamo passati dai 79 del 2020 ai 104 del 2021, ai 131 del 2022 e ai 144 del 2023, secondo un rapporto citato da Antigone.
In attesa che si metta mano al problema, ogni anno ci scappa il morto: nell’ottobre del 2023 a Milano si è registrato l’omicidio di una donna da parte di un pregiudicato infermo di mente in attesa di ricovero. Nel novembre 2024, a Caprarola in provincia di Viterbo, un netturbino è stato ucciso da un altro pregiudicato, anche egli in lista d’attesa per essere ricoverato. Entrambi gli assassini erano in libertà vigilata. Ma sul caso di Milano c’è un altro aspetto molto interessante: a quanto riporta l’Ansa, Vincenzo Lanni venne dichiarato non più socialmente pericoloso dal Tribunale di sorveglianza, nel dicembre 2024, tanto che non fu rinnovata per lui la misura di sicurezza per pericolosità sociale di permanenza nella Rems. Lanni tornò, quindi, in libertà dopo essere stato prima in carcere e poi in affidamento in prova per aver aggredito, sempre a coltellate, due pensionati in provincia di Bergamo, nel 2015. Fu condannato a 8 anni con vizio parziale di mente e tre anni di misura di sicurezza. Anche su questi aspetti la Procura di Milano, diretta da Marcello Viola e con la pm Maria Cristina Ria, sta facendo approfondimenti, acquisendo i vari atti.
«La persona in questione», spiegano dalla comunità 4exodus, «è stata accolta pro-bono all’interno della nostra struttura nell’ambito di un percorso di reinserimento sociale a maggio del 2020, prima attraverso la misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali e poi, terminata la pena, ha proseguito con la misura di sicurezza rivalutata di anno in anno. Dopo il raggiungimento dello stato di libertà e la cessazione della pericolosità sociale disposta dal magistrato, avvenuti nel dicembre 2024», prosegue la comunità, «ha scelto volontariamente di proseguire il proprio cammino con noi, con l’obiettivo di completare il progetto di accompagnamento verso l’autonomia». Nella scorsa settimana Lanni «ha avuto un atteggiamento non idoneo alle regole del contesto», racconta ancora la comunità, «e quindi l’équipe ha ritenuto opportuno, anche a seguito delle diverse opportunità offertegli nel corso degli anni, di interrompere l’accoglienza, suggerendogli di rivolgersi ai servizi specialistici di riferimento e offrendo la disponibilità all’accompagnamento. L’ospite», si legge ancora nella nota, «consapevole delle motivazioni ha accettato la scelta e si è congedato senza manifestare o verbalizzare astio».
Nel corso del trasferimento «verso il servizio, l’ex ospite ha tuttavia deciso di allontanarsi volontariamente, esercitando un diritto che gli spettava pienamente essendo uomo libero, e ha abbandonato il veicolo e l’operatore che lo stava accompagnando».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >