Intesa Pfizer-Israele: le carte pubblicate sono piene di omissis
  • Cancellata la parte sulla responsabilità in caso di eventi avversi che in Europa cade sugli Stati. Alla faccia della trasparenza…
  • L’Aifa, che durante la pandemia ha ridotto le prescrizioni, ora taglia i rimborsi a chi ne è carente: «Non ha effetti contro il Covid». Eppure vari studi dimostrano il contrario.

Lo speciale contiene due articoli.

Sui contratti per i vaccini anti Covid di Pfizer si consuma un paradosso: più se ne sa, meno la faccenda si chiarisce. Prendete l’ultima: in Israele, dopo un’estenuante trafila, sono stati pubblicati gli accordi siglati dal governo con la casa farmaceutica. Un particolare balza all’occhio. Emerge dall’Appendice A al cosiddetto «Term sheet giuridicamente vincolante». Anzi, a voler essere precisi, da quelle pagine non emerge un bel niente. Il capitolo dedicato a «Responsabilità ed erogazione delle indennità», in caso di danni da inoculazione, risulta oscurato. Peraltro, il ministero della Salute israeliano si è vincolato, ai sensi della sezione 10.1, alla massima riservatezza. Risultato: le informazioni più succose, quelle che concernono l’eventualità in cui un vaccinato, danneggiato dal medicinale, avvii una causa in tribunale, sono nascoste da una lunga serie di omissis.

Chi paga per le reazioni avverse? Chi ne risponde in sede penale? Una risposta almeno parziale, qui nell’Ue, ce l’abbiamo. Ad aprile 2021, il quotidiano catalano La Vanguardia tirò fuori le carte della stipula tra Bruxelles e Pfizer, risalente a novembre 2020, per l’acquisto di 200 milioni di dosi di vaccino. Fu accertato che la società sarebbe stata esentata da qualsiasi responsabilità nell’ipotesi di danni a terzi, salvo che fossero stati accertati difetti nella produzione delle fiale. Lo scorso dicembre, durante il Consiglio europeo dei ministri della Salute, Orazio Schillaci aveva aggiunto un dettaglio: gli Stati sono tenuti a pagare le spese legali, se la multinazionale viene portata alla sbarra da un cittadino.

Da un lato, è comprensibile che Big pharma abbia strappato clausole vantaggiose, vista l’emergenza internazionale del 2020. Dall’altro, tocca registrare come le autorità pubbliche e l’Ue, che pure pretende di vantare maggior potere negoziale rispetto alle singole nazioni, abbiano calato le braghe al cospetto dei produttori. Il presunto successo dell’Unione è consistito nel sottostare a condizioni capestro, trattando in modo opaco: è quasi superfluo citare i messaggi privati tra Ursula von der Leyen e il ceo di Pfizer, Albert Bourla.

Chi dovrebbe difendere gli interessi della popolazione s’era invece impegnato a mega acquisizioni, com’è accaduto in Israele, ancor prima che i preparati delle ditte ricevessero le autorizzazioni provvisorie: un preliminare di Gerusalemme con Pfizer risale a luglio 2020, laddove il via libera alle iniezioni della prima agenzia regolatoria al mondo, quella britannica, sarebbe arrivato cinque mesi dopo. Va anche ricordato che Israele, pur di accelerare le consegne, aveva accettato di cedere all’azienda una mole impressionante di dati sanitari, trasformandosi, di fatto, in una sorta di laboratorio a cielo aperto. La campagna di somministrazioni, nel Paese mediorientale, ha funto dunque da studio sul campo. Non è un caso se è lì che ci si è resi conto che l’efficacia dei vaccini scemava rapidamente, che lo scudo da essi conferito veniva aggirato già dalla variante Delta e che, negli adolescenti, le somministrazioni potevano dare luogo a miocarditi e pericarditi. Ciliegina sulla torta: alla fine dello scorso anno, il responsabile del dicastero della Salute, Nitzan Horowitz, sosteneva di non riuscire più a trovare il faldone che illustrava i termini dell’accordo con il colosso farmaceutico.

La pubblicazione degli ultimi documenti non è passata in osservata, nel Vecchio continente. Se n’è accorto Rob Roos, l’eurodeputato olandese che, in audizione alla commissione d’inchiesta, aveva incalzato la rappresentante di Pfizer, Janine Small, costringendola ad ammettere che il vaccino non era mai stato testato per la capacità di bloccare la trasmissione del virus. Riferendosi alle pagine sbianchettate sulla responsabilità per gli effetti collaterali, l’esponente conservatore ha twittato: «È come al Parlamento europeo. Noi, in quanto membri della commissione speciale sul Covid, non abbiamo ancora visto un singolo contratto senza censure! Sono questi i cosiddetti “valori europei”? È questa la “trasparenza” che caratterizza una democrazia?». Intervistata dalla Verità, anche la numero uno del comitato, la socialista belga Kathleen Van Brempt, si era lamentata: «Sono convinta», aveva argomentato, «che i membri della commissione e del Parlamento europeo debbano avere pieno accesso ai contratti, senza parti oscurate, al fine di svolgere propriamente il loro lavoro. Non è accettabile che organismi cui i trattati conferiscono il compito di vigilare sul bilancio non possano accedere a tutte le informazioni rilevanti». Sacrosanto.

Giacché, man mano che affiorano nuovi elementi, la vicenda dei negoziati sui vaccini diventa più torbida, non sarebbe ora di sollevare il velo? Se è filato tutto liscio, se ognuno ha agito per il bene collettivo, cosa c’è nascondere?



Da non perdere

Salute

Un teenager su quattro ha provato droghe

La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026, presentata ieri mattina in una conferenza stampa dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, racconta uno spaccato complesso, che va ben oltre quello dell’uso…

M5s pretende che Arcuri possa mentire sul covid
Salute

M5s pretende che Arcuri possa mentire sul covid

I pentastellati chiedono che l’ex plenipotenziario di Conte durante il Covid venga audito in commissione «senza alcun vincolo di testimonianza veritiera». Non bastavano lo scudo erariale e i controlli anticorruzione aggirati: arriva pure la licenza di dire bugie.

Conte punto sul vivo vuole querelare tutti
Salute

Conte punto sul vivo vuole querelare tutti

Tirato in ballo da quanto emerge in commissione Covid, Giuseppi ora minaccia. Il capogruppo di Fdi al Senato, Malan, tira dritto: «Muro di silenzio sulle maxi commesse ai suoi ex colleghi». Montaruli rincara: «Si faccia audire». Ma le opposizioni: «Lisei lasci».