- Hanno iniziato quasi di nascosto, alcuni subendo anche la gogna mediatica perché parlare di effetti avversi nel nostro Paese è ancora un tabù. Ma ora i dottori che affrontano le patologie post iniezione stanno aprendo sempre più ambulatori in tutta Italia. In prima linea c’è l’associazione Ippocrate.
- Germania: il ministro Karl Lauterbach ha ammesso l’esistenza del problema. E ai centri specializzati del Paese si è rivolto anche qualche italiano.
- L’esperto: «Con quattro esami capiamo se i disturbi sono causati dai sieri. Una ragazza in sedia a rotelle è tornata a camminare».
Lo speciale contiene tre articoli.
All’inizio hanno iniziato quasi di nascosto. Qualcuno, come a Lucca, ha dovuto subire la gogna mediatica. Vietato dire che i vaccini «salvifici» provocassero danni e allora questi danni, negati, non potevano, ovviamente, essere neppure curati. I medici fedeli al giuramento di Ippocrate hanno però resistito, continuando a ricercare cause e cure degli effetti collaterali dai sieri a mRna, anche attraverso lo scambio di informazioni con colleghi impegnati sullo stesso fronte. Il risultato è che oggi stanno aprendo, in tutta Italia, ambulatori e centri medici gratuiti, o a prezzi sostenibili, che assistono chi dopo il vaccino continua a riscontrare problemi di salute che prima non aveva.
È un numero imprecisato di persone, che sembra destinato a crescere: esistono già ben 3.800 ricerche scientifiche sugli effetti collaterali dei sieri a mRrna, anche se qualcuno continua a dire che non esistono, quando invece le patologie post vaccino sono così tante e così diverse che questo rappresenta la maggiore difficoltà. Il meccanismo alla base dell’approccio terapeutico è però condiviso: c’è infatti ormai la certezza scientifica sulla tossicità della proteina Spike e sulla circostanza che si possa depositare negli organi, provocando danni a distanza di tempo.
Tra i primi ad aprire, un anno fa, ambulatori di assistenza per danneggiati, sono stati i medici di IppocrateOrg, l’Associazione non a scopo di lucro che è diventata durante la pandemia per tanti malati di Covid un punto di riferimento perché ha riunito un centinaio di medici che discostandosi dai protocolli ministeriali «Tachipirina e vigile attesa» si misero piuttosto a visitare e a curare gli ammalati con farmaci comuni, riuscendo a guarire praticamente tutti. I medici di Ippocrate, complessivamente, hanno guarito dal virus, a partire da marzo 2020, almeno 7.000 persone, delle quali il 30% a rischio. Ora che l’emergenza è finita molti di questi medici sono impegnati di nuovo a fare quello che dovrebbe fare la sanità pubblica e così in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, sono già sette gli ambulatori di Ippocrate (a Trieste, Tolmezzo, Gorizia, Udine, Pordenone, Codroipo e Monfalcone) specializzati in problematiche sorte a causa della vaccinazione anti Covid o per il Long Covid, che è di solito associato, o confuso, con la prima circostanza visto che spesso i sintomi insorgono dopo una vaccinazione fatta a pochi mesi dalla malattia.
Anche a Milano la direttrice scientifica di IppocrateOrg, Rosanna Cifari, neurologa, ha messo a disposizione part time il suo studio medico per ricevere pazienti che contattano Ippocrate per effetti avversi dal vaccino. «Ho messo a disposizione due intere mattine e un pomeriggio a settimana e sono sempre pienissima», riferisce. «In ambito neurologico sono molteplici le patologie causate dall’iniezione: ci sono anche deficit di memoria, forme di demenza, epilessia, neuropatie periferiche… E poi ci sono quelle cardiache e quelle di tipo immunologico. Ovviamente queste persone prima del vaccino non avevano niente, altrimenti non lo potrei dire. Purtroppo, curare i danni da vaccino è molto complesso, ci sono terapie valide che possono far guarire o portare a sensibili miglioramenti ma da alcune problematiche non si guarisce. Se ad esempio a una persona dopo il vaccino viene la Sla – ed è successo – non è che si può tornare indietro. Si può agire però su patologie meno gravi. Bisogna disinfiammare, perché la proteina Spike porta infiammazione, e poi neutralizzare la proteina Spike. Si può avere un miglioramento significativo. Purtroppo, ripeto, non per tutti. È venuta da me una bambina di 9 anni che faceva la ballerina. Dopo il vaccino è finita sulla sedia a rotelle. Abbiamo tentato di tutto. Ora cammina, con molta fatica, ma non potrà mai ritornare come prima».
La prima visita negli ambulatori di Ippocrate costa 100 euro, la visita di controllo 70 euro e l’associazione, grazie a un numero elevato di medici che ormai vi aderiscono, può contare, oltre agli ambulatori del Friuli Venezia Giulia e al lavoro della neurologa Chifari, anche sul supporto di altri specialisti che visitano e curano singolarmente quei danneggiati che si rivolgono all’associazione. Ippocrate non segue un protocollo standard ma ogni medico sceglie la terapia in base al paziente e alle sue valutazioni. Alcuni medici di Ippocrate, ad esempio, utilizzano farmaci tradizionali o anche la terapia Crapu; oppure l’ozonoterapia, attraverso l’auto-emo trasfusione che è si è rivelata, come la Crapu, un trattamento salvavita nel Covid, anche per casi gravi (la sperimentazione condotta – e mai più continuata – in 10 ospedali italiani dimostrò che nelle terapie intensive chi veniva sottoposto a terapia all’ozono si salvava per il 50% in più rispetto a chi non la faceva).
Sono state invece scelte terapie farmacologiche tradizionali dagli specialisti impegnati in un altro centro medico rivolto ai danneggiati: in Toscana, a Livorno, ha aperto a dicembre «Studio Medico Amico» diretto dal dottor Giovanni Pezone, medico, imprenditore della sanità e politico locale che da sempre si è opposto alla dittatura sanitaria. Ai pazienti si consiglia, per provare il nesso causa effetto dei propri malesseri, di sottoporsi a un esame morfofunzionale dei globuli rossi con un particolare microscopio «ottico», di ultima generazione. È un esame che costa 135 euro e si fa con uno speciale apparecchio dotato di microcamera che filma il movimento del sangue e il filmino può essere utilizzato a fini legali, oltre che per diagnosticare il grado di stress ossidativo dell’organismo (una condizione che espone a virus, batteri e agenti oncogeni). Lo studio medico di Livorno è aperto tre volte a settimana, dalle 15 alle 19 e da quando è stato inaugurato «è sempre pieno», dice il dottor Pezone. «Noi somministriamo una terapia a base di antiossidanti, immunomodulanti, neurotropici e polivitaminici e in quasi tutti i casi le problematiche si risolvono o si attenuano dopo tre settimane. Ovviamente non parliamo di persone che hanno pericarditi, miocarditi, embolie polmonari. Parliamo di persone a cui gira la testa, o che hanno formicolii, dolori diffusi. Insomma, stanno maluccio, sicuramente hanno una vita peggiore di quella di prima ma non stanno malissimo».
A Livorno le visite e le consulenze sono gratuite come accade pure presso un altro studio medico in Toscana, aperto a Lucca con l’associazione «Lucca Consapevole» dall’ex primario di neurologia dell’ospedale cittadino Claudio Giraldi. Iniziativa che fece scalpore, perché scatenò gli strali del mondo ultra-vax capitanato dal Pd locale, che gridò allo scandalo chiedendo la chiusura dell’ambulatorio tant’è che Giraldi e i suoi decisero di tenere, per mesi, il silenzio stampa e cercarono di non rendere noto l’indirizzo esatto dello studio medico. Adesso le cose sono cambiate. «Siamo pieni fino a dicembre. Arrivano qua con le patologie più disparate e ciascuno di noi sette medici cerca di risolvere il problema: oltre a me, ci sono tre medici di medicina generale, un endocrinologo, un radioterapista oncologico e un’ematologa», spiega Giraldi. «Arrivano da noi quadri clinici non noti, cioè persone a cui non hanno saputo fare una diagnosi: dalle neuropatie, alle paresi facciali eccetera. Il motivo di queste patologie è ormai abbastanza chiaro: la Spike è tossica e produce innanzitutto infiammazione e quindi problemi circolatori e poi crea problemi immunitari: anche ripresa di sclerosi multiple o insorgenza di sclerosi multiple. Per quanto riguarda poi il nesso di causalità basterebbe rileggersi i cosiddetti criteri di Brighton, che sono stati validi per l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 2018 e poi, non si sa perché, sono diventati carta straccia. Essi stabilivano che c’era nesso tra evento avverso e vaccino quando l’evento si verificava a una certa distanza temporale dalla vaccinazione (il che non significa i 14 giorni stabiliti da Aifa per il vaccino anti Covid perché dopo 14 giorni si vedono solo reazioni immediate) e in assenza di altre patologie che potessero spiegarlo».
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