- I rapporti dell’Aifa sulle immunizzazioni contengono parecchie incongruenze che la farmacovigilanza non spiega. I dati sono allarmanti: raddoppiati in un mese i morti con almeno una dose.
- Nelle chat si legge di medici che si rifiutano di valutare relazioni con il siero: «Pretendiamo chiarezza ma ci chiudono le porte».
Lo speciale contiene due articoli.
Una volta al mese, in occasione della pubblicazione del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall’Agenzia italiana del farmaco, i giornaloni italiani si trovano alle prese con un elefante nella stanza. Aggirare i dati sulle decine di migliaia di reazioni avverse segnalate a seguito della somministrazione del siero diventa con il tempo un’impresa sempre più ardua. La lettura offre spunti interessanti sia sul piano scientifico sia sul versante giornalistico, ma per il mainstream questo documento non rappresenta una bella pubblicità nei confronti di un vaccino la cui sicurezza è sbandierata da tutte le parti. Specialmente in un momento in cui il ritmo delle immunizzazioni rallenta ormai da settimane e, viceversa, la pressione nei confronti di chi sceglie liberamente (almeno per ora) di non farsi pungere cresce a dismisura.
Nel periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 agosto 2021, sono pervenute alla Rete nazionale di farmacovigilanza 91.360 segnalazioni, su un totale di 76.509.846 dosi somministrate. Ciò equivale a un tasso di segnalazione pari a 119 ogni 100.000 dosi somministrate. Non tutti i vaccini si comportano allo stesso modo. Parametrando il numero di segnalazioni al numero di dosi per singolo prodotto, il siero più reattogenico risulta il Vaxzevria-Astrazeneca (180 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate), seguito dal Comirnaty-Pfizer (113/100.000 dosi) che da solo rappresenta il 70,8% delle fiale finora somministrate in Italia. Più indietro il dismesso Janssen (85 su 100.000) e, ultimo, Spikevax-Moderna (80 su 100.000).
Quanto alla gravità delle segnalazioni, l’86,1% di esse si riferisce a eventi non gravi, mentre il 13,8% a eventi avversi gravi. Ricordiamo che l’Aifa fa rientrare in quest’ultima categoria gli effetti collaterali in grado di causare decesso, ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo di vita e anomalie congenite e/o difetti alla nascita. L’ultimo report riporta inoltre 555 segnalazioni con esito fatale, pari a 0,73 ogni 100.000 dosi somministrate, di cui il 58,8% non correlabili al vaccino in seguito alla valutazione del nesso di causalità con l’algoritmo dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 32,3% indeterminato e 5,3% inclassificabile per mancanza di informazioni sufficienti. Sono 14, invece, i decessi correlabili all’inoculo, pari al 3,5% sul totale delle segnalazioni e a un tasso di 0,2 ogni milione di dosi somministrate.
E fin qui parliamo di numeri nudi e crudi. Oltre la superficie di queste cifre c’è, però, molto di più. Si pensi alla percentuale di eventi gravi sul totale delle segnalazioni, cresciuta dal 6,1% del secondo rapporto al 13,8% riportato nell’ultima edizione. Parallelamente, il tasso di segnalazioni gravi è passato da 44 a 16 ogni 100.000. In altri termini, nel giro di sei mesi la proporzione di danni «pesanti» sul totale è più che raddoppiata. Sono ormai circa 12.600 le segnalazioni gravi, con un 26% di individui che dichiara di essere ancora in attesa di guarigione, dunque più di 3.000 persone. Sfatato il mito della scarsa affidabilità del sistema. Sebbene si assista a un «modesto incremento rispetto ai mesi precedenti» per ciò che concerne le segnalazioni spontanee da parte di privati cittadini (passate dal 6% del primo rapporto al 27% di quello più recente), più di 7 segnalazioni su 10 (il 72,1%) sono state inserite da una figura accreditata (medici, farmacisti o altri operatori sanitari).
Scavando ancora più in profondità, tuttavia, ci si rende conto di avere a che fare con numeri alquanto strambi, segno con tutta probabilità di una sottostima del fenomeno delle reazioni avverse. Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Verità, il tasso di segnalazione è crollato nel tempo, passando da 469 reazioni ogni 100.000 dosi della prima edizione del report, alle 729 della seconda, fino alle 119 reazioni ogni 100.000 dosi dell’ultima edizione del report. Tradotto, più cresce il numero di fiale somministrate, più diminuisce il numero degli effetti collaterali segnalati. Possibile che gli italiani siano diventati più svogliati con il passare del tempo?
Forti differenze si rilevano, poi, a seconda delle categorie di segnalatori prese in considerazione. «A fronte di una esposizione sovrapponibile fra i sessi», si legge nel documento, «il 72% delle segnalazioni riguarda le donne (164 su 100.000 dosi somministrate) e il 27% gli uomini (69 su 100.000 dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrati (il sesso non è riportato nell’1% delle segnalazioni)». Secondo l’Aifa questa discrepanza potrebbe essere legata alla «diversa risposta immunitaria nelle donne», la quale «sembra incidere sulla frequenza e sulla gravità delle reazioni avverse alla vaccinazione», ma anche alla maggiore sensibilità delle donne alla segnalazione. Insomma, mancherebbero all’appello numerose reazioni avverse patite dai maschi e mai denunciate.
Cambia anche il tasso di segnalazione in base al numero di dose: molto più alto (153 ogni 100.000 dosi) quello relativo alla prima puntura, rispetto alla seconda (78 ogni 100.000 dosi). Ciò vale per tutte le fasce d’età e per tutti i vaccini, anche le differenze maggiori si osservano per Vaxzevria-Astrazeneca (314 segnalazioni ogni 100.000 dosi per la prima dose, contro le 23 della seconda) e Comirnaty-Pfizer (131 contro 93). Stranamente basso, infine, il tasso di segnalazione tra i vaccinati più giovani. Nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni, infatti, sono state inserite 838 segnalazioni di sospetti eventi avversi, pari a 22 ogni 100.000 dosi somministrate. Ovvero circa sei volte in meno rispetto alla media per tutte le fasce d’età.
Tutte discrepanze difficilmente spiegabili su base scientifica, e che fanno sorgere dubbi sulla reale portata della farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid. Eppure, la stessa Agenzia italiana del farmaco ricorda nei suoi report l’importanza del contributo di sanitari e cittadini. «Non trascurare alcun evento insolito o in atteso, riporta nella segnalazione tutte le informazioni utili disponibili», perché «tutte le informazioni contribuiscono a monitorare la sicurezza di questi farmaci». A dispetto di quello che vorrebbero farci credere, chi denuncia un effetto collaterale non è un complottista né tantomeno un pericoloso «no vax», semmai un cittadino che fa un favore alla collettività e alla comunità scientifica.
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