La legge elettorale costringe Schlein e Conte a insultarsi per lo scettro di leader
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa)

Ormai è ufficiale: al campo largo toccherà decidere il candidato premier per le prossime elezioni, il che dà ufficialmente il via alla competizione tra il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte e il segretario del Partito democratico Elly Schlein.

C’è stato un pranzo, a Montecitorio, tra Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, sembra che Elly fosse assente perché malata, ma ciò non le ha impedito di dire che Conte si era inventato di averle proposto un terzo nome come federatore. Dichiarazione sulla quale poi lui è tornato spiegando che fosse stata una sua proposta fin dall’inizio. Peccato che oltre a Schlein nessun cronista parlamentare se ne fosse accorto.

Non solo Schlein e Conte: le diverse anime della sinistra

Durante l’intervento in Aula del segretario Pd, Conte ascolta in piedi sotto l’emiciclo appena rientrato, quasi ad attirare l’attenzione, mentre Schlein aveva sentito il suo intervento dal banco, senza mai allontanarsi. È stato Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia a evidenziare che non ci fosse stato l’applauso da parte dei 5 stelle dopo il discorso.

Anche Bonelli aveva bisogno di chiarire con Schlein. «Non ho nulla contro di lei. La mia posizione, la posizione di Avs non era una posizione contro la segretaria del Partito democratico, a cui io rinnovo la mia stima e ovviamente anche simpatia vera, non ipocrita. La mia era una profonda preoccupazione legata all’attualità, all’epoca storica che stiamo vivendo: secondo me, e ne sono tuttora convinto, le primarie non aiutano a unire. Amplificano le differenze, ma nell’amplificazione delle differenze poi non c’è un messaggio che non è positivo per il Paese. È una reale preoccupazione che ho e l’ho espressa, mi sono chiarito con lei».

I problemi di comunicazione della sinistra

Ieri Schlein era scura in volto, il clima era teso soprattutto tra gli alleati di centrosinistra. Ma il campo largo ha problemi anche al centro. Bonelli ha chiarito che Avs non ha problemi a dialogare con nessuno, compreso Matteo Renzi, anche se continuano a escluderlo da pranzi, cene, chat e riunioni.

«Nel momento in cui l’area di centro si definirà, cosa che auspichiamo faccia rapidamente o con una o con due liste, a quel punto possiamo partire e chiudere la parte programmatica. I programmi ci sono, ma bisogna che prima si definisca il centro. Che facciamo, ci riuniamo tutti e poi voi fate il titolo “al tavolo del centrosinistra 11 sigle?”. Noi non abbiamo mai posto veti a nessuno, se non ovviamente le questioni programmatiche che sono fondamentali, ma occorre che il centro si definisca con una o con due liste».

Gli altri membri del «campo largo»

E a proposito di centro, sul tema primarie, prima ancora dell’esito del voto sulla legge, è intervenuto Franco Gabrielli che su Radio24 ha sottolineato che voterebbe per Schlein. «L’ho detto già e credo che non sia questo il tema. Io credo che ci sia un altissimo rischio nell’ambito di questo schieramento, il campo largo, che si sta avviluppando su questioni che agli italiani non interessano minimamente, cioè un leaderismo fine a sé stesso. Credo che forse agli italiani interessi capire che cosa si fa della scuola, che cosa si fa della sanità, che cosa si fa della sicurezza nell’ambito di una cornice valoriale che noi sabato in qualche modo proporremo».

L’ex capo della polizia tiene la linea del non parlare delle primarie «perché agli italiani interessa parlare di altro». Intanto proprio questa settimana ha aderito al movimento politico Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e c’è chi dice che sarebbe il favorito del Colle.

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