Museo Egizio, anche la Lega attacca: «Greco deve lasciare il suo incarico»
Christian Greco (Getty Images)
Per Elly Schlein il direttore è già un martire: «Fatto grave». Vittorio Sgarbi: «È bravo, scelga il cda».

«Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, faccia un gesto di dignità e si dimetta. Faremo di tutto per cacciarlo e chiediamo al ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, di cacciarlo se non si dimette lui». Le parole impiegate dal vicesegretario della Lega, Andrea Crippa, in un’intervista rilasciata ad Affari Italiani, sono pesanti. Quello dell’esponente del Carroccio è infatti un attacco frontale nei confronti dell’egittologo, motivato con il richiamo a scelte e decisioni assunte nel corso degli anni da Greco, con cui il leghista si era peraltro già scontrato. «Qualche anno fa», ha infatti ricordato Crippa, «Greco decise uno sconto solo per i cittadini musulmani e io chiesi ai cittadini di protestare inondando il centralino di telefonate. Lui mi denunciò, fui condannato in primo grado e assolto in secondo, vincendo la causa».

«È un direttore di sinistra che ha gestito il Museo Egizio di Torino in modo ideologico e razzista contro gli italiani e i cittadini di religione cristiana», ha ancora rincarato il vice di Matteo Salvini, secondo cui l’egittologo «ha fatto sconti solo per i musulmani e mai per chi professa altre religioni. Va cacciato subito, meglio quindi se fa un gesto di dignità e se ne va lui. Incredibile che dopo aver gestito il Museo in modo ideologico ora chieda di mantenere la poltrona al governo di centrodestra». Il riferimento di Crippa è alle dichiarazioni di Greco, il quale – in scadenza di mandato dal ruolo che ha dal 2014 e già criticato dall’Assessore regionale piemontese Maurizio Marrone (Fdi), ha dichiarato: «Mi valutino con criteri oggettivi. Sono qui da nove anni, puntiamo a un milione di ingressi, stiamo lavorando al bicentenario. Mi lasciano basito gli attacchi della politica, che non possiamo accettare».

Parole, queste, che hanno portato Crippa a un attacco che ha fatto subito saltare sulla sedia i progressisti nostrani. A partire dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, secondo cui, benché Greco diriga «il Museo Egizio con grande professionalità e competenza, portando risultati concreti», ormai «da settimane è sotto l’attacco delle destre per un’unica ragione: non essere, secondo loro, allineato alle posizioni del governo». Di conseguenza, per Schlein, la richiesta di cacciata di Greco è «un fatto grave nel merito e nella sostanza, e tradisce la mania di controllo che ha Giorgia Meloni. Lo abbiamo visto con l’occupazione della Rai, con Inps e Inail, con il Centro sperimentale di cinematografia. È una concezione proprietaria delle istituzioni e della cultura».

Quella della leader dem non è però la sola voce levatasi indignata in queste ore, nel mondo politico progressista Sono difatti intervenuti, tra gli altri, anche Laura Boldrini («Le parole di Crippa sono espressione di un’idea autoritaria delle istituzioni»), Chiara Appendino («Quando sei in difficoltà, inventati un nuovo nemico. È ormai la tattica continua del centrodestra»), Riccardo Magi («Forse Greco è troppo competente e forse ha rilanciato con troppo successo il Museo Egizio») e Giovanna Melandri («Giù le mani dal Museo Egizio, Torino e dal suo ottimo direttore»).

Chi invece ha provato a gettare benzina sul fuoco su tutta la vicenda è il sottosegretario Vittorio Sgarbi, che all’Ansa, pur riconoscendo il diritto di criticarlo, ha detto che «il direttore Greco va benissimo. È bravo ed è indiscutibile». Ma soprattutto, ha sottolineato Sgarbi, «la sua nomina non dipende da me, non dipende dal ministro Sangiuliano e non dipende dal ministero. Ma dalla presidente della Fondazione del Museo delle Antichità egizie, Evelina Christillin, nominata da Franceschini. È inutile chiedere la sua cacciata. Greco non può essere cacciato e anzi potrebbe anche essere riconfermato». Chissà se Sgarbi, ora nell’irrituale ruolo di mediatore, saprà spegnere questa polemica.

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