• Ginecologi e pediatri a Roberto Speranza: «Puntura subito a donne incinte e bimbi». Negli Usa reazioni segnalate in un alto numero di adolescenti. Invece gli under 12 che si infettano corrono pochi rischi e si immunizzano.
  • Choc dalla Germania. La ricerca di un istituto: i decessi vengono conteggiati in base a una positività anche di mesi prima. In Italia solo il Veneto distingue tra «con» e «per».

Lo speciale contiene due articoli.

Il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, non vede l’ora che arrivi novembre per vaccinare contro il Covid gli under 12. È in buona compagnia, assieme a virologi e infettivologi, sembra far eccezione solo Roberto Burioni che domenica, in risposta al deputato della Lega Claudio Borghi, twittava: «Gli unici per cui non ha senso il vaccino sono i bambini sotto i dodici anni. Dica questo in Parlamento, perché è la verità».

La Sip, la società italiana di pediatria, invece dichiara: «Abbiamo bisogno di uno scudo con cui difendere anche i nostri bambini da questo terribile virus», ed è di ieri l’ennesimo attacco contro la salute dei più piccoli arrivato da ginecologi e pediatri, che chiedono al ministero della Salute, Roberto Speranza «subito il vaccino a donne incinte e bimbi». Sostengono che «il Covid-19 in età pediatrica può avere conseguenze gravi non solo in fase acuta, ma anche a distanza di settimane».

C’è da rabbrividire, considerando che i più piccoli, se contagiati presentano in genere manifestazioni lievi o sono asintomatici, «non sono determinanti nella diffusione del virus» mentre con la vaccinazione «sarebbero esposti a rischi di reazioni ed eventi avversi frequenti e anche severi», come ricordano più di 1.300 tra medici e associazioni scientifiche che hanno sottoscritto la «Proposta di moratoria sulla vaccinazione dei bambini contro la Covid-19», di cui già si è occupata La Verità. Gli ultimi dati non fanno che confermare la fondatezza di simili timori.

Il 6 agosto, i Cdc statunitensi hanno pubblicato le reazioni segnalate da un numero molto alto di adolescenti (129.059), tra quelli vaccinati contro il Covid dallo scorso dicembre al 16 luglio di quest’anno. La prima considerazione riguarda le reazioni considerate più leggere: il 64,4% di giovani della fascia 16-17 anni, il 62,2% della fascia 12-15 anni ha accusato dolore, arrossamento, gonfiore dopo la somministrazione della seconda dose, mentre basta guardare sul sito di Epicentro per scoprire che le reazioni locali al vaccino esavalente (il più comunemente somministrato ai minori) non superano il 29 -31% dei casi.

Quindi ci sono reazioni ben più forti ai vaccini Covid, che diventano decisamente preoccupanti quando leggiamo quanti hanno richiesto intervento medico e ospedalizzazione. Abbiamo proiettato le percentuali dei Cdc sulla popolazione italiana nella fascia 12-17 anni e i numeri fanno paura. Su 3.414.410 bambini e adolescenti, se vaccinati contro il Covid ben 1.121.112 (quasi un terzo) sarebbero incapaci di svolgere le normali attività quotidiane, 367.871 non sarebbero in grado di andare a scuola, 42.103 avrebbero bisogno di cure mediche e poco meno di 2.000 finirebbero ricoverati. Queste sì, dovrebbero essere proiezioni che allarmano, visto che non ci sono dati che dimostrino la gravità della malattia Covid nei minori.

Anzi, lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet il 3 agosto considera i dati relativi a 258.790 bambini del Regno Unito di età compresa tra 5 e 17 anni e conclude che «Sars-Cov-2 nei bambini in età scolastica è solitamente asintomatica o si manifesta come una malattia lieve di breve durata e con un basso carico di sintomi».

Sul Nejm Journal Watch del 25 agosto James A. Feinstein, direttore pediatrico al Children’s Hospital del Colorado, interviene in merito a quello studio e conferma: «Questi dati rafforzano il fatto che i sintomi correlati al Covid-19 sono lievi e di breve durata nella maggior parte dei bambini in età scolare. Anche tra i pochi con sintomi persistenti, gli effetti sono diminuiti sostanzialmente nel primo mese e, sorprendentemente, sono stati inferiori a quelli riportati nel gruppo di bambini risultati negativi al Covid, ma che avevano altre malattie respiratorie infettive», quali raffreddore o influenza. Le manifestazioni dovute al Covid nei bambini sono risultate più lievi di quelle provocate da altre malattie respiratorie, avete letto bene?

Perché dunque neonatologi e pediatri italiani hanno tanta frenesia di vaccinare i più piccoli? Non solo, sembrano ignorare quanto autorevoli medici stanno affermando, ovvero che l’immunità naturale protegge fino a tredici volte di più di quella acquisita con la vaccinazione «contro l’infezione, la malattia sintomatica e l’ospedalizzazione» come dimostra lo studio pubblicato il 25 agosto, supervisionato dal Maccabi healthcare services e in attesa di revisione paritaria. Anche Jennie S. Lavine del dipartimento di biologia della Emory University di Atlanta e il biologo Ottar N. Bjornstad dell’Università della Pennsylvania, già a gennaio su Science mettevano in evidenza come una volta raggiunta la fase endemica «e l’esposizione primaria è nell’infanzia, Sars-Cov-2 potrebbe non essere più virulenta del comune raffreddore».

Molti ricercatori stanno di fatto suggerendo che i bambini potrebbero contrarre l’infezione naturale perché non solo non pagano un prezzo importante in termini salute, ma si immunizzano bene, mentre nell’appello di ieri a Speranza c’è chi ha chiesto di promuovere ancor più il vaccino tra gli over 12 anni, e tra i più piccoli quando sarà disponibile. «Vaccini che contrastano l’infezione meno della gravità della malattia possono favorire varianti più virulente: meglio non usarli con chi non ha chiari guadagni diretti vaccinandosi», ovvero non usiamoli con i più piccoli, mettono in guardia quei pediatri preoccupati che hanno fatto la proposta di moratoria. Gli unici a non poter sapere quali reazioni nel tempo dovranno fronteggiare solo proprio loro: i bambini.


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