Per sopperire alle carenze di personale, le aziende sanitarie si rivolgono alla Fenice, accusata di irregolarità in mezza Italia.- La Corte suprema dello Stato di New York blocca l’obbligo delle mascherine in scuole e luoghi pubblici voluto dai dem. Intanto l’Olanda riapre tutto e la Danimarca declassa il Covid: «Non è più emergenza».
Lo speciale contiene due articoli.
In ogni Regione continuano a mancare anestesisti e rianimatori, che spesso vengono forniti da cooperative. Servizi pagati tanto all’ora e ottenuti attraverso appalti, ma che possono far dubitare sulla qualità della prestazione professionale offerta. Una segnalazione venne fatta già nell’agosto scorso, al direttore generale dell’Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem), da parte della presidente dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi della provincia di Campobasso, Carolina De Vincenzo, che esprimeva «grande preoccupazione per criticità e disservizi verificatisi a seguito del reclutamento di personale sanitario dalla cooperativa La Fenice di Sassuolo per conto dell’Asrem, che con essa ha stipulato contratti ad hoc».
La dottoressa era perplessa per «l’affidamento di turni pur in assenza dei titoli e delle specializzazioni necessari per svolgere tale lavoro» e chiedeva se «oltre la parte economica, siano stati individuati indicatori per salvaguardare l’efficienza e la qualità dei servizi sanitari aziendali». La Fenice è una cooperativa conosciuta dai vertici delle Asl, nel bene e nel male.
Il 24 febbraio 2020, l’Azienda Ulss 9 Scaligera che aveva cercato supporto anestesiologico per il Pronto soccorso dell’ospedale di Bussolengo, in provincia di Verona, esclude dalla gara La Fenice e la società di Patrizia Serafini perché «vi è un intreccio parentale tra gli organi rappresentativi» e perché hanno presentato «il documento relativo ai cv dei medici anestesisti che eseguiranno il servizio oggetto dell’appalto, praticamente identico».
L’Ulss conclude che ci sia «un unico centro decisionale».
All’azienda sanitaria tenta di replicare il 6 marzo Artemio Serafini, allora presidente della Fenice nonché fratello di Patrizia e Simonetta Serafini. Quest’ultima, nel giugno 2021 subentrerà come presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa che nel frattempo da Catania si era trasferita a Sassuolo, provincia di Modena, in via Tien An Men 4. Serafini, nel marzo 2020, spiega che «La Fenice ha la propria sede e fissa il luogo principale dell’esecuzione delle proprie attività societarie in Sicilia», mentre «la Serafini Patrizia opera come ditta individuale in provincia di Modena».
La spiegazione non convince, la gara viene aggiudicata a una terza società. Venti giorni prima, sempre nel febbraio 2020, il Serafini otteneva invece il servizio di assistenza medica al Pronto soccorso e il servizio notturno di guardia ostetrico ginecologica del presidio ospedaliero di Melzo per circa 350.000 euro l’anno. Ma di che cosa si occupa La Fenice? Dal settembre 2019 opera nel campo dell’assistenza sociale e in un’infinità di altri settori, dai centri per anziani a quelli per extracomunitari. Si dice pure in grado di assicurare «lo svolgimento di servizi medici presso servizi di Pronto soccorso o reparti di degenza, attività ambulatoriale, riguardanti le varie specializzazioni».
Dietro a questa cooperativa e dietro ad Artemio Serafini c’è la cooperativa Solaris, fallita, e la cooperativa sociale La Cometa, «con la quale ha stipulato un contratto di affitto di azienda», come spiega all’Ulss 8 Iberica che il 7 luglio 2021 respinge la domanda di partecipazione della Fenice alla fornitura di prestazioni mediche, per una serie di gravi inadempienze segnalate nella banca dati tenuta dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e inviate dalle Marche, dal Trevigiano, da Melzo.
Nello stesso mese, due giorni prima, l’Azienda socio sanitaria della Valle Olona, provincia di Varese, pur prendendo atto delle stesse annotazioni Anac, «stante l’emergenza da Covid-19 in corso e lo stato di emergenza» deliberava di affidare alla Fenice il servizio di 365 turni diurni e 365 turni notturni di anestesia e rianimazione per l’importo complessivo di 991.237 euro. Come dire, non convinceva ma altri non erano in grado di fornire medici. L’Asl1 Liguria, invece, il 17 settembre 2021 decide la risoluzione del contratto con La Fenice per «mancato avvio del servizio e la conseguente mancata copertura dei turni» dei medici.
Ma torniamo ad Artemio Serafini, classe 1970, originario di Carpi. Si dà da fare in diverse cooperative rosse, eppure nel 2012 la prefettura di Brindisi lo esclude dal bando di gara riguardante l’affidamento del servizio di gestione del centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Restinco. La motivazione è che «la documentazione agli atti non permette di conoscere l’attuale rappresentante legale della cooperativa Solaris, né di converso la legittimità di tutta la documentazione sottoscritta e presentata dal signor Artemio Serafini quale dichiarante rappresentante legale/presidente».
Il carpigiano non si dà molta pena, continuerà ad occuparsi di migranti come al centro di Eraclea in Veneto dove è il referente della cooperativa Solaris. Nel 2015 viene accusato di non pagare gli operatori, a luglio di quell’anno un centinaio di migranti ospiti al residence Mimose gettano in strada i vassoi con la cena per protestare sulla gestione del centro. L’anno prima, furono i dodici dipendenti di un centro diurno sempre gestito dalla Solaris a protestare perché non ricevevano lo stipendio.
Dai migranti agli anestesisti, Serafini sembra occuparsi di tutto e si aggiudica appalti. «Non c’è più tempo. Troppo scarsa la dotazione organica di anestesisti e rianimatori negli ospedali del Padovano per continuare a garantire i servizi essenziali, pena il rischio di interruzione di pubblico servizio», scriveva qualche giorno fa Il Mattino di Padova. A vincere la gara è stata ancora una volta La Fenice, che per un mese garantirà 110 turni al costo di 135.960 euro, una cifra superiore a quella proposta da un altro concorrente che partecipava all’appalto ma, scrive sempre il quotidiano locale, «secondo la valutazione dell’Uls 6 Euganea, questa cooperativa “evidenzia una maggiore esperienza nell’effettuazione di servizi medici di vario genere presso strutture sanitarie diverse, con un’organizzazione maggiormente consolidata”».
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