- Mentre un deputato contagiato allarma il Parlamento, il presidente francese nega di voler fare come in Italia ma poi è costretto a chiudere 100 scuole per l’aumento dei casi. E il focolaio della comunità evangelica di Mulhouse potrebbe presto esplodere.
- La notizia di un funzionario dell’Unione europea risultato positivo fa saltare l’importante meeting degli ambasciatori.
Lo speciale contiene due articoli.
Il coronavirus sta radicandosi in Alsazia dove, nel giro di ventiquattro ore, il numero di contagi è stato moltiplicato per otto. In tutta la Francia invece, le persone affette dal morbo nato in Cina sono 577 come confermato nel punto quotidiano dal direttore generale della Sanità francese, Jérôme Salomon.
Tra i nuovi malati c’è anche Jean-Luc Reitzer, un deputato eletto in un collegio di questa regione, tra le file dei Républicains. Il politico, di 69 anni, è ricoverato in rianimazione a Mulhouse mentre all’Assemblea nazionale si è diffusa la paura del contagio. Questo perché alla camera bassa del Parlamento francese c’è già anche un altro malato, si tratta di un dipendente «in servizio alla buvette», come ha confermato in un comunicato il presidente dell’Assemblea nazionale, Richard Ferrand.
Nello stesso comunicato, si parla anche di un possibile terzo caso: quello «di un dipendente in servizio al ristorante dei deputati, per il quale si sospetta l’infezione». Quest’ultimo è stato ricoverato, mentre il malato conclamato è in isolamento al proprio domicilio. Anche tra i deputati si teme un effetto a catena. L’ultimo onorevole francese ad aver incontrato il deputato alsaziano è stato il suo conterraneo Bruno Fuchs. Questi ha deciso di sospendere, almeno per il weekend, la sua campagna elettorale in previsione delle municipali che si terranno il 15 e il 22 marzo prossimi. Nel frattempo, sempre nella regione francese al confine con la Germania, è stato decretato il divieto di contatti «tra giovani e persone anziane» nonché il divieto di «raduni di oltre 50 persone».
Il contagio di Reitzer, potrebbe essere legato alla propagazione del coronavirus in Alsazia, dopo l’evento della chiesa evangelica di Mulhouse tenutosi a metà febbraio. Come scritto ieri dalla Verità, molti dei partecipanti a questa kermesse sono diventati involontariamente veicolo del morbo e hanno portato ai quattro capi della Francia, dove ora si stanno moltiplicando le contaminazioni. I fedeli evangelici ripartiti da Mulhouse, sono tenuti sotto controllo perché, per i sanitari francesi «quasi tutti i partecipanti al raduno di Mulhouse presentano una piccola sindrome influenzale». Inoltre, come ha dichiarato ai microfoni del canale di informazione Bfm TV, il medico di base alsaziano Patrick Vogt, nella celebrazione evangelica potrebbero essere stati contaminati «fra 500 e 800 fedeli».
Ma nonostante la situazione andasse peggiorando ora dopo ora, la presidenza della repubblica e il governo francesi hanno ostentato tranquillità durante tutta la giornata. Ieri mattina Emmanuel Macron, ha fatto una passerella davanti alle telecamere dei canali d’informazione transalpini, andando a visitare una casa di riposo parigina. Sebbene sia stato affermato da più esponenti della maggioranza macronista che un’epidemia sia «inevitabile», il capo di Stato francese si è opposto all’applicazione di misure drastiche perché, ha detto, «non si può tenere nel tempo». Macron ha detto di preferire dei provvedimenti «proporzionati» nel caso il Paese passasse al terzo stadio della crisi sanitaria. Come aveva già detto alcuni giorni fa il ministro dell’educazione Jean-Michel Blanquer, anche il presidente della Repubblica si è detto contrario a una chiusura delle scuole come quella disposta da Giuseppe Conte. Per il leader francese se si facesse come in Italia molti medici e infermieri non potrebbero lavorare perché dovrebbero occuparsi dei propri figli. Cosi, ha spiegato il leader transalpino «dovremo dire che riapriamo le scuole perché il personale sanitario possa andare al lavoro», ma la gente si chiederebbe il perché di una riapertura anticipata «a quel punto», ha concluso Macron, «creeremmo il panico».
Il problema però è che la situazione sta evolvendo in modo tale che i responsabili politici di Parigi, potrebbero trovarsi con le spalle al muro. Obbligati a prendere delle decisioni difficili. Questo perché, sebbene si parli apertamente di un peggioramento della crisi, il moltiplicarsi dei focolai dell’infezione porta molti francesi a pensare che si stia perdendo tempo.
Ieri sera Macron ha convocato una riunione interministeriale alla quale hanno partecipato, oltre al premier Edouard Philippe e alla portavoce del governo Sibeth Ndiaye, anche vari ministri. Primo fra tutti il titolare dell’Interno, Christophe Castaner, seguito dal ministro della Salute Olivier Véran, da quello dei Trasporti Jean-Baptiste Djebbari, nonché dai ministri di Educazione ed Ecologia.
E mentre la Francia si ammala sempre più di coronavirus a causa dei suoi focolai interni, alcune delle sue aziende continuano a considerare l’Italia come il Paese degli untori. Ieri la compagnia aerea Klm che insieme alla sua omologa francese, costituisce il gruppo Air France-Klm, ha annunciato che «tenuto conto degli sviluppi in Italia, una riduzione delle nostre capacità sembra inevitabile». Sui treni diretti al di qua delle Alpi, invece, il personale della Sncf, la compagnia ferroviaria francese, continua a non oltrepassare il confine tra la Francia e l’Italia e a portare maschere sanitarie.
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