Londra frena sulla profilassi per i bambini
  • Dopo le perplessità degli esperti israeliani, il comitato britannico per l’immunizzazione sconsiglia di ampliare la campagna vaccinale agli under 18: uno schiaffo agli ultrà nostrani della siringa. Voci critiche verso la puntura ai giovanissimi pure in Francia.
  • Tante le criticità espresse nel convegno organizzato dalla Lega sui vaccini ai più piccoli.

Lo speciale contiene due articoli.

Il Regno Unito frena sulla somministrazione del vaccino anti Covid a bambini e adolescenti. Il Comitato congiunto su vaccinazione e immunizzazione (Jcvi) rilascerà un documento ufficiale in proposito solo la prossima settimana, ma in queste ore ha già fatto sapere di essere contrario all’idea di una vaccinazione di massa per i ragazzini, che era stata richiesta da presidi e insegnanti nell’intento di assicurare il ritorno alla normalità a partire dal prossimo anno scolastico.

Il Jcvi si è sbilanciato e ha rivelato di non appoggiare l’idea, spiegando anzitutto che ci sono troppi rischi ancora non analizzati e che non conviene mettere in pericolo ragazzi e bambini, anche considerando che il Covid è una malattia che solo in rari casi ha creato problemi seri ai giovani. Secondo alcune statistiche, citate dal professor Calum Semple, pediatra che fa parte del comitato Sage, il Gruppo di epidemiologi che consiglia il governo, il rischio di morte da Covid per i bambini è pari ad uno per milione, come emerge dai dati del passato. Durante la prima e la seconda ondata di Coronavirus, infatti, in tutto il Regno Unito sono morti 12 bambini, un numero veramente ridotto, se si considera che i minorenni sono tra i 13 e i 14 milioni.

L’altra perplessità del Comitato consiste nel fatto che si parla di vaccinare i minorenni per proteggere la salute pubblica e ridurre la trasmissione del virus, ma se è vero che gli adolescenti sono biologicamente simili agli adulti e quindi a rischio di diffondere la malattia, le cose cambiano per i piccoli, che hanno caratteristiche diverse e hanno la metà, se non addirittura un terzo delle probabilità di diventare degli «untori». Il dubbio è se abbia senso vaccinare i bambini per il benessere degli altri, senza essere certi che sulla distanza le sostanze che si inoculano non comportino problemi per loro. Una serie di perplessità non da poco, che sono condivise anche da altri specialisti nel Paese. Nel corso dei prossimi sette giorni, il Comitato valuterà come articolare meglio la sua posizione, considerando anche se abbia senso lasciare ai genitori l’ultima parola, offrendo un margine di possibilità per la somministrazione del vaccino in casi specifici, quando ci siano malattie pregresse o genitori e parenti particolarmente fragili.

L’indicazione arrivata dagli esperti del Regno Unito non è di poco conto, dal momento che la campagna di vaccinazione promossa tra i britannici è diventata un modello, per come è stata portata avanti in modo impeccabile ed efficace. Di recente i casi di contagio sono aumentati, per via della variante Delta, ma la colpa non è tanto dei vaccini che non funzionano, quanto del fatto che probabilmente le frontiere con l’India sono state chiuse in ritardo. Al momento la campagna di immunizzazione sta procedendo senza intervalli o cambi di rotta: da ieri i cittadini che hanno tra i 21 e i 22 anni hanno iniziato a ricevere la prima dose e nelle prossime settimane cominceranno a prenotare l’appuntamento coloro che hanno tra i 18 e i 20 anni. Proprio tenendo conto di questo cronoprogramma e delle pressioni arrivate dal mondo della scuola, qualche settimana fa il governo aveva chiesto un parere al Comitato Jcvi per capire come muoversi sulla fascia dei minorenni. E la risposta fornita non è stata probabilmente quella che si attendeva. Il gruppo di esperti non ritiene appropriata la campagna vaccinale sui minorenni in questa fase, anche perché tiene conto della posizione simile assunta la scorsa settimana dalla Germania, dove il vaccino viene proposto a chi ha meno di 18 anni soltanto nel caso in cui ci siano delle patologie pregresse, mentre gli altri possono riceverlo, ma devono farne richiesta, con i genitori che si assumono ogni responsabilità in proposito. Anche Israele, che è ancora più avanti dell’Inghilterra nella campagna di immunizzazione, ha sottolineato che vaccinare gli adulti potrebbe bastare per evitare il contagio dei piccoli. In Francia è stata aperta ieri la vaccinazione per i giovani tra i 12 e i 18 anni, ma subito si è levata la voce contraria del dottor Gérald Kierzek, che ritiene questa pratica «non essenziale».

Atteggiamenti diametralmente opposti rispetto a quelli che si riscontrano in Italia, dove ormai è tutta una corsa a vaccinare anche adolescenti e preadolescenti. Come dimostra il caso del Lazio. La Regione ha stipulato nei giorni scorsi un accordo con tutte le associazioni dei pediatri per la somministrazione dei vaccini alla fascia d’età compresa tra i 12 e i 16 anni e il piano d’attacco targato Pd ha preso le mosse due giorni fa. Prevede l’utilizzo di 30.000 dosi, cominciando con i ragazzini più fragili e passando poi agli altri, che verranno invitati a tre Junior Open Day promossi nel fine settimana. Per prenotare un vaccino i genitori dovranno andare sul sito della regione e iscrivere il proprio figlio in uno dei circa 40 siti di vaccinazione messi a disposizione. Una campagna che prevede l’utilizzo del vaccino Pfizer, che è considerata al momento l’unica accettabile anche nel Regno Unito. A Londra si sta valutando se anche il Moderna possa essere offerto ai piccoli, mentre il vaccino di casa, l’Oxford-AstraZeneca, è considerato adatto solo agli over 18, anche se ormai viene somministrato esclusivamente agli adulti sopra i quarant’anni, per via dei problemi con i trombi.


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