Piano Usa per la pace: vendere all’Europa il gas di Nord Stream
Ansa

I negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina sono ancora lontani, ma proseguono i contatti tra gli Stati Uniti e la Russia in chiave economica, guardando alle forniture di gas dirette in Europa.

Reuters ha infatti svelato che i funzionari americani, incluso il genero di Donald Trump, Jared Kushner, e quelli russi, tra cui il consigliere di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, hanno discusso la possibilità di coinvolgere un investitore statunitense nella potenziale riapertura dei gasdotti Nord Stream. Va da sé che se questo accordo dovesse andare in porto una volta terminata la guerra, gli americani guadagnerebbero dalla vendita di gas all’Europa.

I nodi dell’Europa sul gas

Nel corso delle ultime settimane, Kushner e Dmitriev si sono visti sia a Mosca sia a New York. Due fonti hanno spiegato all’agenzia britannica che la questione di Nord Stream resta sul tavolo delle discussioni, anche se non si conosce fino a che punto sia stata affrontata. Sul tema Washington non si sbottona.

Pur negando colloqui recenti sui gasdotti, un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato: «Qualsiasi accordo dovrà essere negoziato dalla Russia con la Us development finance corporation e con il dipartimento del Tesoro e dovrà andare a vantaggio dei contribuenti e delle aziende americane».

Riguardo all’accordo ci sono però diversi scogli: a pesare sono le sanzioni americane ed europee sui gasdotti e l’incognita delle elezioni Midterm. Inoltre, la società che gestisce Nord Stream è controllata dal colosso russo Gazprom, ma anche da due entità tedesche, un’azienda olandese e un’altra francese.

Ed è chiaro che i Paesi europei, Germania in primis, si opporrebbero alla riattivazione dei gasdotti. Va ricordato che prima dello scoppio della guerra, la Germania acquistava oltre la metà del gas dalla Russia attraverso Nord Stream.

I gasdotti di Nord Stream

I gasdotti, già fuori servizio, erano poi stati danneggiati dai sabotaggi nel 2022. E a proposito di quei sabotaggi, la prossima settimana inizierà il processo in Germania dell’ex ufficiale ucraino Serhii K., accusato di essere stato alla guida del commando che avrebbe piazzato le cariche esplosive sui gasdotti.

Secondo alcuni media tedeschi, tra gli elementi raccolti dagli investigatori ci sarebbero alcune intercettazioni in cui l’uomo, quando era detenuto in carcere in Italia, avrebbe parlato alla moglie dell’attacco come «un’operazione militare ufficiale». La procura federale ritiene così che il sabotaggio sia stato attuato «su incarico di organi statali ucraini».

Intanto non si aprono scenari incoraggianti sulla fine della guerra. Ad ammetterlo è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio: «Non sembrano esserci prospettive di una soluzione negoziata. Ci troviamo in una situazione di stallo strategico. Gli stalli strategici si risolvono o con il negoziato o con un’escalation da parte di una o di entrambe le parti».

Rubio ha quindi espresso «preoccupazione sulla possibilità che il conflitto si intensifichi in modo da coinvolgere altri Paesi», non escludendo che si possa «trasformare in un conflitto più ampio». Il timore riguarda anche «la possibilità di un’operazione di sabotaggio in un Paese confinante che potrebbe sfuggire al controllo».

Il commento di Zelensky

Chissà se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky pensava ai colloqui su Nord Stream quando ha risposto in modo piccato a Rubio. Il leader di Kiev ha infatti replicato: «Non si può, da un lato, negoziare con i russi su futuri progetti economici e, dall’altro, affermare di aver raggiunto una sorta di stallo diplomatico».

Nell’invettiva, Zelensky fornisce una serie di indicazioni su cosa dovrebbe fare Washington: «Bloccare l’economia della Russia», «tapparle la bocca», «imporre sanzioni alle armi» e «aprire Starlink all’Ucraina». Su quest’ultimo punto, l’ex attore ha aggiunto: «Avete attivato Starlink quando avete risposto all’Iran, non è vero? Israele aveva il pieno controllo dei cieli sopra l’Iran, quindi funziona quando serve». Ha poi sottolineato di aver già detto agli Stati Uniti: «Dateci i mezzi, aiutateci a dominare i cieli, e allora Putin si siederà al tavolo dei negoziati».

Nonostante le tensioni, Zelensky ha annunciato che oggi e domani i negoziatori ucraini si incontreranno con quelli americani negli Stati Uniti. Più incrinati sono i rapporti con Seul: dopo che Kiev ha divulgato il trasferimento in Corea del Sud di due soldati nordcoreani catturati, il ministero degli Esteri sudcoreano ha richiamato il proprio ambasciatore in Ucraina.

Spostando lo sguardo sui raid, anche ieri il bilancio è stato drammatico. A Kramatorsk, nel Donetsk, una bomba russa ha preso di mira due minibus urbani. Nel momento in cui scriviamo si contano 33 morti. Zelensky ha sottolineato di stare «preparando la risposta» contro Mosca.

A essere colpite dai raid russi sono state anche Kiev, Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk. Dall’altra parte, i droni ucraini si sono indirizzati contro due raffinerie russe, quella di Gazprom a Salavat e quella a Omsk. Anche il data center di Yandex a Sasovo è stato colpito: l’azienda russa specializzata in tecnologia e IA non sa se sarà possibile ripristinare le apparecchiature.

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